Genoa vincolato da dazi su Scamacca, serve salvarsi presto per programmare

La rivelazione del collega Gessi Adamoli offre una pur parziale ma verosimile risposta alla lunga assenza di Scamacca dalle partite ufficiali. Dunque, il Genoa non solo non ha pattuito col Sassuolo, proprietario del cartellino, un premio di valorizzazione – formula che si adotta da che calcio è calcio – ma ha addirittura accettato di versare 30 mila euro per ogni presenza in partita ufficiale e addirittura 40 mila euro per ciascun gol realizzato. Inevitabile che di fronte a questo contratto capestro partisse dalla società verso l’allenatore la preghiera di utilizzare l’azzurrino con parsimonia.

Ballardini, ovvio, non ammetterà mai certe pressioni, ma è arduo immagine che le reiterate esclusioni siano state dettate solo da un momento di scarsa forma o da qualche bizza caratteriale del giocatore. A Parma, con la salvezza fortemente a rischio se i crociati avessero tenuto sino alla fine il parziale di 1-0, non si poteva badare al risparmio, ed ecco l’ingresso del bomber, abile dapprima con un tocco di rapina e poi con una bordata di venti metri a rovesciare le sorti del match e i destini delle due squadre coinvolte.

No è da credere, poi, alla favoletta secondo cui Zio Balla avesse ordinato ai suoi prodi di rimanersene acquattati davanti a Perin sino all’intervallo, anche dopo essere passati in svantaggio. Nella ripresa sarà anche cambiato l’atteggiamento, ma soprattutto sono usciti due giocatori che stavano condizionando le avanzate rossoblù: lo Shomurodov sempre più involuto degli ultimi tempi e lo Czyborra improponibile delle sfide più recenti, tornati ai livelli desolanti della prima parte di campionato.

Il resto del merito va ascritto ad un allenatore che ha impiegato ben pochi giorni a capire che quest’organico aveva solo un modo efficace di comportarsi, considerato che il tasso di dinamismo complessivo è il più basso della categoria ed anche la velocità è ridotta, sicché è giocoforza concedere agli avversari il comando e tentare di agire negli spazi. La fedeltà a codesta condotta è stata accompagnata dal pregio che differenzia il Grifo da parecchie antagoniste dirette: la spiccata personalità di parecchi suoi elementi, capaci di interpretare al meglio le esigenze delle partite o delle diverse fasi e agire di conseguenza. La tendenza all’organizzazione sta così sopperendo a certe carenze costituzionali.

La salvezza rimane un traguardo ancora virtuale non tanto per questioni aritmetiche, quanto per gli inopinati successi di Spezia e Benevento, che negli auspici di migliaia di genoani erano – ed ancora restano – i salvagente nel caso in cui Torino e Cagliari (più difficilmente il distaccato Parma) imprimessero una marcia ancora più decisa alla loro rimonta.

Serve ancora una manciata di punti, da raccattare assolutamente al più presto non solo per evitare le sofferenze abituali delle ultime annate, ma soprattutto per poter programmare con anticipo la prossima campagna di mercato. La scorsa estate, essere giunti al redde rationem di fine luglio senza la permanenza in A garantita ha fatto perdere a Preziosi un mare di opportunità, obbligandolo a raccogliere… le briciole, e stavolta la necessità di muoversi per tempo è ancor più pressante considerato il disastroso stato del patrimonio tecnico rossoblù: non più di una decina di calciatori sotto contratto (gran parte dei quali in là con gli anni), un numero spropositato di elementi in prestito secco o con diritto di riscatto, Pandev, Marchetti e forse qualcun altro a fine corsa. Insomma, c’è da rifare mezza squadra, con risorse economiche esigue e la consueta necessità di ricorrere ad altri acquisti temporanei pescati tra gli scarti dei club più prestigiosi o, comunque, danarosi (vedi Sassuolo). Verissimo che mantenere la categoria è già una gran cosa (pensando alla pessima fine di altri club di città e regioni popolose scesi in categorie inferiori e incapaci di riemergere) ma questa condanna alle rivoluzioni annuali basta e avanza per spegnere qualsiasi altra ambizione del popolo genoano.

PIERLUIGI GAMBINO

 

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