Milano-Sanremo: sabato la Classicissima numero 112

Dopo l’inedita versione dello scorso agosto, vinta da Van Aert davanti ad Alaphilippe, torna nella sua naturale collocazione di marzo la Milano-Sanremo, all’appuntamento numero 112 della sua lunghissima storia, nata nel lontano 1907 quando un francese, Lucien Mazen, si inventò uno pseudonimo, Petit Breton, affinché suo padre che non gradiva la sua passione per il “velò” non ne venisse a conoscenza ed in quella prima volta si partì addirittura alle 4 e 30 del mattino.
Una corsa di grande fascino la “Classicissima”, che una volta apriva di fatto la stagione , era tradizione nel giorno allora festivo di San Giuseppe andare ad attendere il passaggio dei corridori sul Turchino oppure a Voltri, prima di correre a casa per assistere in tv alle fasi cruciali della corsa, in una giornata di festa , con i tradizionali “friscieu”, le frittelle, con la salsiccia, le erbette e dolci con l’uvetta e lo zucchero, una giornata che profumava di cose buone e di primavera, con i ciclisti che lasciavano le brume ed il freddo della Padania per tuffarsi nella luce della nostra riviera, con il giallo delle mimose, il verde degli agavi, il rosa dei primi alberi in fiore e l’azzurro intenso del mare.

Nell’edizione rinviata per il Covid e corsa lo scorso agosto il percorso venne modificato, trovando la Liguria solo nell’imperiese, dopo la discesa dal Colle di Nava ed anche domani non si passerà dal Turchino, chiuso per una frana; si transiterà da Acqui Terme, Sassello e si affronterà il Colle del Giovo, prima della picchiata su Albisola, dove la corsa riprenderà il suo percorso classico, con i tre mitici capi Mele, Cervo e Berta e poi dopo Imperia la Cipressa, salita di quasi sei chilometri con pendenze medie al 4,1% (massima al 9%)  prima del Poggio, che spesso decide una corsa che solitamente esplode solo nel finale.

Sono lontani i tempi in cui il carneade Gomez vinse nel 1982 dopo una fuga di 251 chilometri superando in chilometraggio da solo Fausto Coppi, primo tre volte, che nel 1946 s’impose dopo 146 chilometri di fuga, mentre l’anno successivo fu la volta dell’altro fenomeno dell’epoca, Gino Bartali, vittorioso in quattro occasioni: a Varazze Ezio Crecchi, toscano di Monsummano, che l’anno successivo perse il Giro d’Italia con lo scarto minimo di sempre, ad undici secondi da Fiorenzo Magni, aveva sette minuti di vantaggio su “Ginettaccio” che lo riprese a San Lorenzo al Mare e trionfò con quattro minuti di margine.

Indimenticabile nel suo svolgimento condizionato dalle avverse condizioni atmosferiche l’edizione del 2013 quando la corsa venne sospesa ad Ovada per una tempesta di neve e ghiaccio e venne ripresa ad Arenzano, dopo il trasferimento dei ciclisti, con il successo finale del tedesco Ciolek ma per noi la Sanremo più indimenticabile resta quella del 1970, quando Michele Dancelli, bresciano di Castenedolo, lasciò tutti a Loano, resistette al ritorno di Roger De Vlaeminck e sbucò da solo in fondo a Via Roma, con le sue caratteristiche fontane, riportando un italiano sul gradino più alto dopo diciassette anni , dalla vittoria nel 1953 di Loretto Petrucci.

Dietro al “cannibale” Eddy Merckx primo ben sette volte troviamo le sei vittorie tra il 1918 ed il 1928 del novese Costante Girardengo, protagonista di un ciclismo epico e leggendario come l’edizione del 1910 quando arrivarono al traguardo solo in quattro ( su 65 partiti da Milano), con tanti protagonisti a cercare calore nelle cascine del basso Piemonte, flagellato dalla neve .

Dal 2008 sono arrivate sempre vittorie di corridori diversi, sono 51 i successi complessivi dei nostri di cui solo cinque nel nuovo millennio, Cipollini nel 2002, Bettini l’anno successivo, Petacchi nel 2005 con Pozzato nel 2006 prima dell’ultimo trionfo di Vincenzo Nibali nel 2018. Sono tre i grandi favoriti di domani, il campione del mondo Julian Alaphilippe, vincitore nel 2019 e secondo la scorsa stagione, che cerca un successo che manca ad un iridato sul traguardo ligure dal 1983, quando vinse Saronni primo ai mondiali del 1982 a Goodwood, Wout Van Aert, trionfatore lo scorso agosto, vincitore di due tappe alla Tirreno-Adriatico appena disputata e secondo nella generale e Mathieu Van der Poel, eroe nella recente Strade Bianche nel senese, due successi di tappa nella corsa dei due mari, nipote di quel Raymond Poulidor , l’eterno secondo, che vinse proprio sessant’anni fa, il 18 marzo 1961.

Gli outsiders sono da pescare in un mazzo che comprende Michael Matthews, terzo la scorsa stagione, Kwiatowski vincitore nel 2017, Sam Bennett, reduce da un’ottima Parigi-Nizza e grande sprinter, oltre ai soliti Caleb Ewans e Greg Van Avermaet e a Peter Sagan, mai vincente nella sua straordinaria carriera in un percorso non troppo adatto alle sue caratteristiche. Le speranze, peraltro basse, dei nostri si affidano a Davide Ballerini e Giacomo Nizzolo, oltre ai vari Viviani, Bettiol e Trentin con Vincenzo Nibali dal quale attendiamo sempre la stilettata del fuoriclasse.

Marco Ferrera

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