Parma in ripresa ma con tanti infortunati, il Grifo se perde torna a tremare

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Tornata nella sua reale dimensione dopo il boom di punti e di consensi dovuto all’avvento di Balladini e all’innesto di Strootman, il Genoa scopre di avere nuovamente paura. Per mesi si è scritto riguardo alla probabilità che una nobile decaduta fra Cagliari e Toro ci lasci le penne, ma ora le due illustri pericolanti si sono fortemente avvicinate. Il Grifo, impegnato in un delicatissimo anticipo del venerdì, è ora tenuto ad evitare che un’altra formazione scesa agli inferi nonostante il credito di considerazione goduto inizialmente riemerga in modo perentorio. Sì perché il Parma è laggiù, apparentemente lontanuccio, ma basterebbe un successo a spese del Grifo per riportarla in orbita salvezza. Da qualche settimana non patisce sconfitte e contro la Roma ha conosciuto l’ebbrezza dei tre punti, dimostrandosi pienamente all’altezza di una stagione tranquilla, se non fosse per il passivo accumulato durante la disastrosa gestione Liverani.

Il team emiliano per certi versi assomiglia a quello rossoblù: pochissimi fronzoli, difesa organizzata, gioco sbrigativo e verticale sfruttando gli spazi, scarsa indulgenza allo spettacolo figlia della necessità e anche delle caratteristiche di una squadra tecnicamente non eccelsa. Ai crociati manca una valanga di titolari per acciacchi più o meno duraturi, ma l’organico assai ampio, puntellato adeguatamente a novembre, consente comunque di schierare un undici apprezzabile… A centrocampo il gioiello Hernani e l’esperto Kurtic sono garanzia di rendimento, con l’ex Kucka che a 34 anni funge da cinghia di trasmissione fra mediana e attacco e spesso esplode la sua notevole “castagna”: magari il Genoa ne disponesse ancora… In avanti, pur con le assenze di calciatori importanti quali Inglese e Gervinho, i conti tornano grazie al collaudato Pellè (pur sempre un ex azzurro) e all’ultimo arrivato, il rumeno Mihaila, seconda punta interessantissima. Forse la terza linea, che schiera al centro quel Bani non a torto scartato dalla società rossoblù, non è propriamente all’altezza, e di ciò dovrà approfittare il Grifone.

Anche Ballardini è alle prese con parecchi problemi. Il suo Genoa non vola più come due mesi orsono, e ciò non dipende solo dalla caratura delle ultime formazioni affrontate. Siccome il valore assoluto della squadra è modesto, appena due o tre elementi risultano appannati, tutta la squadra ne risente, anche per mancanza di plausibili alternative ai titolari. Il fresco rientro di Biraschi offre al mister una chance in più, che sarà certamente sfruttata: occorre solo decidere se il romanaccio possa essere più utile in terza linea, con una seconda esclusione di Masiello (tornato disponibile dopo squalifica) o sulla fascia destra di centrocampo, così da spostare a sinistra l’eclettico Zappacosta e spingere nuovamente in panchina l’impresentabile Czyborra. Inutile forse aggiungere che – dato l’annoso infortunio del titolare designato Pellegrini – il corridoio mancino rappresenta una zona debolissima nello scacchiere tattico.

In mezzo al campo non si sfugge dall’accoppiata Badelj-Strootman, confidando che l’olandese, diffidato, si amministri evitando l’ammonizione. Il terzo puntello sarà ancora Zajc, giocatorino diligente sinché si vuole, ma limitato a livello fisico e sinora povero di spunti vincenti. L’ex empolese non entusiasma, ma chi potrebbe rimpiazzarlo? Rovella e Melegoni appaiono ancora immaturi per una fase così critica della stagione e Cassata, l’unico giocatore in grado offrire quel “quid” in più, è tornato in infermeria per una forte contusione: un vero peccato.

Infine, la prima linea. Se il Genoa è in fondo alla graduatoria delle conclusioni sferrate, dipende in parte ma non totalmente da un centrocampo che non crea. Gli attaccanti debbono ritrovare in fretta una vena accettabile, in primis il rientrante Destro, che non segna da oltre un mese, ma anche la folta pattuglia dei suoi potenziali partner, composta da Pandev, dal deludente Shomurodov e dall’impalpabile Pjaca. Al Tardini dovrebbe ancora partire titolare il macedone, ma appena le sue pile saranno scariche, è auspicabile l’innesto di Scamacca: e pazienza lui e Destro potrebbero pestarsi vicendevolmente i piedi.

PIERLUIGI GAMBINO

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