Colpo del Museo Storia del Genoa, portato Garbutt…in nazionale!

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William Garbutt seppe stupire appena sbarcato in Italia, nel 1912, e continua a farlo ancora oggi, oltre un secolo dopo. Approdato 29nne a Genova per lavorare al porto dopo un passato nel calcio inglese da ala, interrotta da un grave infortunio, divenne praticamente subito allenatore del Genoa, allora squadra più blasonata del campionato tricolore. Si fece immediatamente apprezzare per la professionalità, le intuizioni e gli innovativi metodi d’allenamenti introdotti. Il suo soprannome era Mister, fu così autorevole che è proprio a causa sua che oggi gli allenatori per definizione vengono chiamati con quest’appellativo.

Con alcune pause, fra cui le due guerre mondiali, fu l’allenatore del Genoa sino al 1927 e poi dal 1937 al 1948, conquistando 3 scudetti. Tra i suoi risultati più significativi, fu anche il primo allenatore della Roma, è tutt’ora l’allenatore del Napoli con più panchine in Serie A (200), e ha conquistato il campionato spagnolo con l’Athletic Bilbao.

Un recente studio, i cui risultati la Figc ha pubblicato giovedì 16 marzo sul suo sito, ha appurato che di fatto è stato anche allenatore della nazionale italiana per 6 partite. Da oggi è riconosciuto dunque nell’elenco dei tecnici che, singolarmente o come membri di commissioni tecniche, abbiano guidato gli Azzurri in questi 111 anni di storia.

Il lavoro è stato portato avanti nei mesi scorsi dalla Fondazione Museo del Calcio, grazie alla segnalazione dettagliata ricevuta dal Comitato Ricerca e Storia del “Museo della Storia del Genoa” e alla collaborazione di due storici del calcio come David Bini e Massimo Cervelli del “Museo della Fiorentina”.

Il vice presidente della Fondazione Museo del Calcio, Matteo Marani, sottolinea come il risultato sia frutto di un lavoro di squadra: «È una scoperta di eccezionale valore storico e la prova compiuta di quanto la ricerca possa svilupparsi grazie all’integrazione tra Musei, come testimonia la preziosa collaborazione tra il Museo storico del Genoa e il Museo del calcio».

Tutto nasce da una missiva alla Figc di Stefano Massa, del comitato storico della Fondazione Genoa, in cui spiega che nonostante per motivi ignoti il suo ruolo non sia stato ufficialmente riconosciuto, Garbutt appare nelle fotografie con gli azzurri, in un ciclo di 6 partite consecutive che va da Italia-Belgio, a Torino, del primo maggio 1913 a Svizzera-Italia, del 17 maggio 1914, a Berna.

Dal 1910 sino all’istituzione in pianta stabile di una sola persona deputata a questo ruolo, di fatta avvenuta tra il 1924 e il 1928 con Vittorio Pozzo, divenuto il Commissario Tecnico unico, ovvero il CT, era una Commissione di 7 elementi, scelti tra gli esperti più insigni del paese, a fare le convocazioni per la nazionale.

Dopo le Olimpiadi di Stoccolma del 1912, dove di fatto Pozzo fu già CT Unico, «la commissione» -spiegano Bini e Cervelli- «prese l’abitudine di nominare un trainer, che prima era stato un preparatore atletico, ovvero Umberto Meazza; il primo allenatore vero e proprio in questo ruolo sembra essere proprio Garbutt il 1° maggio 1913, quando l’Italia con nove vercellesi batte il Belgio 1-0».

Nel miniciclo con Garbutt in panchina gli azzurri vinsero 3 volte, pareggiarono 2 e persero solo con l’Austria a Vienna, siglando 5 reti e subendone appena 3. La sua collaborazione con la rappresentativa di quella che elesse a patria d’adozione ebbe un’appendice come “vice” sempre di Pozzo alle Olimpiadi di Parigi del 1924 e nei match di preparazione alla rassegna a cinque cerchi.

Federico Burlando

 

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