Bologna-Samp è stata l’ennesima prova luci e ombre di una squadra indecifrabile

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La Samp è sempre più un’entità indefinibile, qualcosa di plastico ed informe che, comunque tu cerchi di afferrarla, ti sfugge dalle mani. Calcisticamente parlando, una squadra irriconoscibile, priva di identità, preda di una cosmica incostanza e d una totale imprevedibilità, da interpretarsi spesso in senso negativo.

Mai una volta che i blucerchiati si propongano per 90 minuti filati secondo un unico canovaccio. Le loro partite durano sempre 45 minuti, da scegliersi volta per volta tra i primi e i secondi. Al Dall’Ara, per esempio, l’abito delle feste è stato subito sfoggiato, per essere sostituito dopo l’intervallo da una veste sdrucita e ricca di pezze. Vero che anche il destino non è stato felice, tenendo conto del palo colpito in apertura da Thorsby, dalla beffarda serie di rimpalli che ha condotto o Bologna al 2-1, a parecchie decisioni arbitrali perlomeno discutibili, ma questa lunga congerie di attenuanti non basta per giustificare il tracollo nella ripresa.

Adesso anche i numeri iniziano a dare contro i blucerchiati, che non vincono da un mese, e il successo della Fiorentina non fu neppure meritato. Per risalire ad una prova convincente dal principio alla fine dobbiamo risalire con la memoria a parecchio tempo fa. Ed ora anche la classifica inizia a mostrarsi con un volto meno esaltante. Per carità, nessun allarme legato alla salvezza, ma intanto la colonna a sinistra è stata abbandonata. Ad un esame attento di bottino acquisito e di posizione, la Samp si mantiene ancora nell’alveo delle previsioni di agosto, ma è il trend a preoccupare: continuando ad alternare sciapi pareggi a sconfitte più o meno legittime, si arretra ancora e anche il bilancio stagionale rischia di essere passivo.

Inutile, forse, tornare su certe scelte di Ranieri. Di sicuro non paga il continuo tourbillon fra i quattro difensori centrali (in Emilia, peraltro, indotto anche dalla squalifica di Colley) e tra gli attaccanti. E non fruttano punti neppure i tentativi di mutare modulo. Negli ultimi venti minuti è stato addirittura proposto un assurdo 4-4-2, ma anche il precedente 4-3-3 con Jankto spostato all’interno è tato un pastrocchio, utile solo a procurare praterie estesissime per il contropiede dei petroniani.

Di Ranieri lasciano perplessi anche le recenti dichiarazioni. In tempi recenti tuonò contro gli ipercritici asserendo che la Samp meglio di così non avrebbe potuto comportarsi. Venerdì scorso, invece, ha radicalmente mutato tenore, annunciando un nuovo obiettivo: ripetere in termini di punti nel girone di ritorno l’exploit dell’andata: ergo, prenotare l’ottavo-nono posto.

Ma non basta: dopo che al termine del match con la Lazio aveva assolto in pieno l’arbitro, negando l’esistenza di un rigore negato a Quagliarella, eccolo a Bologna tuonare contro Irrati per alcuni mancati fischi che, pur definibili errori, non possono certo far gridare allo scandalo. Una giravolta dialettica sufficiente a far pensare che in società qualcuno lo abbia richiamato all’ordine.

Di sicuro il distacco tra l’allenatore capitolino e la piazza si è accentuato, pur non mancando chi lo difende a spada tratta, e non solo per gratitudine. È ancora presto, tuttavia, per approfondire temi futuristici. L’attualità dice Torino, prossimo avversario a Marassi: una pericolante sull’orlo della disperazione e per questa ragione ancora più insidiosa. Tecnicamente parlando, una sfida ampiamente alla portata, ma il perfido gioco delle motivazioni la rende altamente incerta. A meno che Quagliarella e compagni non decidano – assieme con il loro timoniere – di darsi una regolata. Già, Quagliarella: fu lui a formare la riscossa vincente contro i viola ed ancora lui è stato l’autore dell’unico gol doriano a Bologna. Cresce in tutti l’ammirazione nei suoi confronti, ma il doversi ancora affidare ad un 38enne per provare a raddrizzare la barra provoca pure un moto di tristezza.

PIERLUIGI GAMBINO

 

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