L’Udinese arriva a Genova in formato Big

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La gente genoana a volte confonde il blasone con la realtà attuale. “Con l’Udinese dobbiamo vincere, ci mancherebbe” – si sente dire in giro, con l’enfasi di chi si sente già i tre punti in tasca. Intendiamoci, l’impresa non è proibitiva ma si annuncia ardua quasi come quella di fermare una delle sette “grandi”. La verità è che i friulani da circa un mese hanno cambiato marcia. A Udine l’Inter ha lasciato per strada gli ultimi punti e non più di due settimane fa ha tremato l’altra squadra meneghina, salvata a San Siro da un assurdo harakiri di un difensore bianconero al minuto 96.

Definire la squadra di Gotti un’avversaria diretta è francamente un’esagerazione. Al di là di una classifica che parla chiaro, l’Udinese attuale è di ben altra caratura. In precedenza la si identificava come una squadra esclusivamente fisica, illuminata qua e là dalle invenzioni del suo giocatore più virtuoso, De Paul, ma gli innesti di Pereira in rifinitura e di Llorente in avanti stanno garantendo una bella dose di qualità. Dunque, rimane l’immagine di un muro difficilmente valicabile, dovuto alla presenza di difensori e centrocampisti assai strutturati e di un portiere tra i più forti in circolazione, ma la proposta offensiva è cresciuta al pari della potenzialità di palleggio.

Il Genoa dovrà cercare la via del gol con le armi abbastanza spuntate a disposizione. Guai a sbilanciarsi, a concedere spazio alle ripartenze, a tenere i ritmi bassi. Occorre una forzatura di certe caratteristiche, abbinata alla conservazione di un assoluto equilibrio tattico, nella consapevolezza che, con questi chiari di luna, il punticino non sia così disprezzabile. Di sicuro, il prossimo impegno a Parma e il successivo a Marassi contro la Fiorentina appaiono più abbordabili, sia per il valore assoluto e il momento contingente delle rivali, sia per le loro caratteristiche, in teoria più adatte ad essere sfruttate a dovere dal Genoa.

Particolare attenzione merita De Paul, senz’altro il calciatore più forte nel panorama delle cosiddette provinciali: un lusso che la famiglia Pozzo, tifosa dei propri colori e non solo semplice proprietaria, continua a mantenersi. L’argentino ha già inflitto cinque dispiaceri al Grifone, è un’autentica bestia nera, che all’andata – quando l’Udinese non era così temibile – spezzò l’equilibrio con una prodezza. Un campione che opera a tutto campo e difficilmente può essere ingabbiato: dovrà essere principalmente il diffidato Strootman ad occuparsene.

Ballardini cercherà nuove strade per accrescere la prolificità di un Genoa difensivamente decoroso, almeno quando il trio arretrato non si lascia alle spalle troppi metri sguarniti. Non aspettiamoci pertanto che i vari Criscito, Radovanovic e Goldaniga (rimpiazzo designato di Masiello, finito nelle grinfie del Giudice Sportivo) abbandoni la propria zona per avventurarsi in appoggio ai compagni più avanzati.

Anche a centrocampo serve imprimere una svolta. Strootman e Badelj avrebbero bisogno di compagni più dinamici e forti fisicamente: uno c’è, Zappacosta, che negli ultimi tempi è diventato il solo rossoblù temibile per qualsiasi antagonista. Non può bastare, però, l’ex Chelsea. Il mister da tempo attende anche negli allenamenti qualche segnale incoraggiante dalle cosiddette alternative. Il finora titolarissimo Zajc, per esempio, non sta incidendo al di là del semplice compitino, e di fronte ai marcantoni bianconeri, potrebbe trovarsi a malpartito. Già, ma con chi sostituirlo? Rovella si candida ma pure Cassata, che ha sempre più minuti nelle gambe, è una soluzione di cui tener conto. E se lo spezzino finisse fuori ruolo sulla fascia non occupata da Zappacosta? Anche qui il problema esiste, date l’involuzione di Czyborra – comunque in lizza per una maglia – e la conclamata impalpabilità di Ghiglione.

Ed ecco alla prima linea. Pjaca ha goduto di sin troppe chances, tutte regolarmente sciupate con una produttività pari a zero ed un atteggiamento spesso irritante, che non si può spiegare esclusivamente con il suo impiego in un ruolo non idoneo a lui. Zio Balla probabilmente ricorrerà a Shomurodov, altro elemento in crisi di identità e in preda a problemucci fisici. Le sue qualità sono indiscutibili, ma spesso restano celate in un tran-tran stucchevole.

Infine Scamacca, che da tempo immemore non parte più tra i titolari, per precisa scelta di un mister evidentemente non convinto a rilanciarlo dopo averlo esaminato nel lavoro settimanale e in qualche spezzone di gara ufficiale. Stavolta – con Destro in castigo e Pandev acciaccato – tocca a lui, altra incompiuta del nostro calcio. Non gli mancano né i centimetri né il tocco morbido, ma servono più concentrazione ed una presenza più costante nel vivo del gioco e nell’area avversaria.

Un fatto è certo: se l’anemicità del Genoa dovesse continuare, tenere lontane le ultime in classifica diventerebbe un problema serissimo.

PIERLUIGI GAMBINO

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