All’asta la maglia di Zappacosta, una corsa sempre oltre l’ostacolo

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È una storia di generosità, lavatrici, Sora, cross e Chelsea. Qual è infatti il giocatore più forte e famoso, ma soprattutto generoso, uscito da Sora, antichissimo centro della Valle del Liri, all’ombra di Montecassino, nel cuore dell’Italia storica e geografica? Il Toro di Sora, verrebbe da rispondere, ovvero Pasquale Luiso, bomber giramondo delle province d’Italia che fece sensazione negli anni ’90.  Prima di una semifinale di Coppa delle Coppe col Chelsea, in cui peraltro segnò, il momento più alto della sua carriera dichiarò: «Se mi crossassero una lavatrice, colpirei di testa lo stesso». Ci vuole una certa classe e tanto spirito di volontà per incornare una lavatrice, ce ne vogliono ancora di più per trascinarla sulla fascia e poi piazzarla in area. Difficile trovare uno capace di farlo, ma Luiso, che in realtà è di Napoli e non di Sora, non ci avrebbe messo molto: è infatti di lì Davide Zappacosta. Un altro che ha fatto tanta strada con tanto cuore, nello stivale e in Europa.

Davide Zappacosta 15nne con la maglia del Sora

Di Zappacosta si esaltano soprattutto l’impegno, l’atletismo, la grinta. Ci si dimentica spesso che è anche un piede delicato, capace di numeri da fuoriclasse, come quello che lo ha portato a segnare nel Derby della Lanterna. Un’impresa, tra l’altro, non riuscita a Luiso negli anni trascorsi a Genova sulla sponda blucerchiata, un punto a favore per un autentico prodotto Doc di Sora, più un levriero che un bovide, con la sua corsa elegante, il metro e 82 d’altezza per appena 72 chili, un corridore nato e ben allenato. Ci si dimentica anche a quanto ci tiene: spende l’anima in ogni partita non solo perché è il suo stile di gioco, ma perché sa che è importante per i tifosi dare sempre e comunque il massimo. Zappacosta sa dove vuole andare, sempre un po’ più in là dell’ostacolo appena superato, come vuole andarci, a tutta birra e senza rifiatare, ma anche da dove viene: dalle categorie più basse, scalate l’una dopo l’altra con implacabile determinazione. Per questo si è tatuato sul braccio la data del giorno in cui ha trascinato l’Avellino in cui militava a 21 anni dalla Lega Pro alla Serie B, per questa una delle foto più famose che lo ritraggono è quella in cui i tifosi dei Blues lo abbracciano come se fosse Magic Box Zola dopo un gol di nulla importanza ma rara bellezza al Qarabag. Ha saputo farsi amare come se fosse un campione dello stesso calibro di Hazard, Fabregas, Giroud.

Zappacosta subito dopo il fantastico gol al Qarabag

La sua parabola comincia dove termina quella dell’altra metà della Sora calcisticamente nota: il 2007-08 è l’ultima stagione da professionista di Luiso, proprio al Sora, dove Zappacosta sta svolgendo le giovanili. Luiso che prima di approdare nel club laziale giocava ala destra, e forse qualche consiglio al futuro esterno azzurro, allora esterno di un centrocampo a 5, gliel’avrà dato. Il quale però esordisce nella vicinissima Isola di Liri, Lega Pro Seconda Divisione, 14 presenze e 1 gol a 17 anni. Lo nota l’Atalanta e si accasa nel loro prolifico vivaio di fama mondiale. Da lì il fortunato prestito in Irpinia, o meglio una compartecipazione tra i due club, un soggiorno di ben 3 anni in Campania, l’ultimo dei quali lo consacra come miglior giocatore della Serie B. A 22 anni ha già tanta strada alle spalle, ma ne ha ancora di più davanti, punta infatti al cielo e al suo azzurro. Arrivano le convocazioni in Under 21, i primi assaggi di grande calcio.

La prima stagione in Serie A è positiva, un 2014-15 chiuso con 29 reti e 3 presenze, la prima contro il Genoa, allora lanciato in una sfortunata campagna per conquistare l’Europa, strano che Gasperini non lo abbia richiesto e fatto suo quel baldante esterno perfetto per il suo 3-4-3. Arriva su di lui il Torino, interessato soprattutto al compagno Baselli, lo paga comunque 3,5 milioni, e gli fa fare il vice Bruno Peres. Arrivano altre 23 presenze e un altro gol contro il Grifone, un sagittabondo che non solo con lo sguardo, ha saputo farsi desiderare dal Vecchio Balordo. Non lo nota il Gasp ma Conte, che lo chiama nelle selezioni allargate per gli Europei 2016 nonostante sia un comprimario nel suo club e non abbia mai debuttato con l’Azzurro dei grandi. Lo fa esordire Ventura, il tecnico del suo primo anno granata, mentre a causa della cessione di Peres finalmente esplode sotto la Mole.

Desta sensazione la cessione al Chelsea per 25 milioni. Coglie tutti impreparati: il profilo Instagram della società lo definisce Zappercosta. Nonostante si sia imposto come uno dei più forti esterni della Serie A, sembra un volo troppo grosso. Invece lui conferma che su quel piano ci riesce a stare, non è mai titolare e da Conte, l’allenatore che lo ha fortemente voluto, a Lampard, quello che lo emargina, attraverso Sarri, gioca sempre meno, ma quando scende in campo si rivela il primo dei rinforzi.

Fornisce il suo contributo per sollevare titoli importanti, Fa Cup ed Europa League, rinsaldando il legame che intercorre tra Italiani, Chelsea e le Coppe, sin dai tempi di…Pasquale Luiso, allora avversario col suo Vicenza di Zola, Vialli e Di Matteo. Nella fortunata spedizione europea gioca ben 10 partite, ed è solo per l’ostracismo di Lampard, all’inizio del suo terzo anno, che deve lasciare la capitale britannica.

Va in prestito alla Roma, un anno sfortunato segnato dalla rottura del crociato.

Lui però non smette mai di saltare l’ostacolo, Faggiano crede in lui e lo porta al Genoa. Gol all’esordio contro il Crotone, quindi il Corona Virus e un infortunio che lo costringe a saltare ben 7 partite. Praticamente torna con Ballardini ed è una centrifuga: su e giù, su e giù in continuazione, rapidissimo, e O Zena ascende in classifica così come lui, col duro lavoro e tanta voglia di arrivare e rendere felici i tifosi.

Si apre e si chiude con una lavatrice, una doveva finire in rete, l’altra è targata olandese e manda in porta: è il soprannome di Kevin Strootman, con un lancio lungo 20 metri avvia la centrifuga Zappacosta, ci finiscono avvolte due maglie blucerchiate…e ne esce fuori un doppio numero pulito e un gol magico. L’ha segnato il 77, farà ancora tanta strada, oltre a tutta quella che si è già percorsa, con la testa di un maratoneta e il passo di un centometrista.

Federico Burlando

Assieme a quella di Zappacosta, a scopo benefico per la Gigi Ghirotti Onlus andrà all’asta anche la maglia di Bereszynski

Seconda sessione per l’Asta di Stelle nello Sport con Zappacosta e Bereszynski

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