All’asta la maglia di Bereszyński, una storia di passione lunga 120 partite e un gol

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«Non sono stato io» è una celebre gag nella gag in un episodio dei Simpson. Il discolo Bart la pronuncia subito dopo aver, per sbaglio, squassato in onda un intero set televisivo, suscitando però un’ondata di risate e di successo effimero attorno alla quale ruota l’intero episodio. Bart sarebbe forse un buon soprannome per Bartosz Bereszyński, ma Beresz è altrettanto simpatico, più personale e soprattutto non inganna sulle attitudini dell’esterno destro: Bart notoriamente fa danni, Beresz quasi mai. Beresz ha raccolto più di 100 presenze con la Samp, guadagnandosi la fiducia che spetta a un veterano un pezzettino alla volta.

Con quella faccia un po’ così, con quell’espressione un po’ così, che hanno i polacchi appena arrivati a Genova, che suscita immediata simpatia perché da l’idea di uno che vuole guadagnarsi la pagnotta, ma fa dubitare che sia uno che la valga. Probabilmente è stato per quell’espressione un po’ così che Preziosi non ha concluso per Lewandowski al Genoa, stella 22nne del Lech Poznan quando Beresz vi moveva i primi passi. Per fortuna alla Samp seguiranno le intuizioni dei loro osservatori invece che le quasi sempre fallaci prime impressioni.

Col Lech appena 2 presenze che bastano però per vincere il primo di 4 campionati polacchi, gli altri 3 col Legia Varsavia, da stellina emergente, oltre a 3 Coppe di Polonia.

Bartosz Bereszyński non è un susseguirsi di Ctrl+C e Ctrl+V sulla tastiera, è piuttosto il primo pinnacolo della barriera, l’avanscoperta della retroguardia, non il terzino più roccioso o talentuoso, ma il più affidabile. Non delude praticamente mai. Non è insuperabile ma per riuscirci bisogna lottare, e se i corazzieri al centro dell’area hanno buon gioco a scacciare gli avanti avversari spesso è perché da un lato ci ha già pensato Beresz a sfiancarli o a raddoppiarli.

Non è uno di quei terzini factotum, capaci di salire e impostare, ma i suoi umili appoggi sono tra i puntelli fondamentali su cui Ranieri ha costruito la sua felice epopea blucerchiata, e prima di lui Giampaolo. Due allenatori molto diversi, che però non hanno mai voluto richiedere altri terzini destri diversi da Bereszyński nelle loro difesa a quattro. L’essenziale è invisibile agli occhi, recita la volpe del Piccolo Principe a proposito dell’Amore, e così Beresz ha saputo quatto quatto rendersi essenziale all’Old Fox Sir Claudio e far innamorare la Gradinata Sud. Non la passione travolgente che lega i tifosi ai fantasisti come alle pupe più affascinanti e spudorate, ma l’amore più caparbio, scavato nel tempo, che si riserva alle persone davvero speciali, che sanno farsi apprezzare anche nei momenti più banali della giornata.

Beresz però ha avuto un momento da Bart, da «Non sono stato io», quest’ultima settimana a Cagliari, quando alla centoventesima partita in campionato con la Samp ha segnato il suo primo gol blucerchiato, occorrerebbe indagare se sia un record e quanto vada vicino a esserlo.

Non andava a rete da 7 anni, dai tempi del Legia Varsavia, la sua è stata una partita eccellente, ha indossato uno scarpino di Grzegorz Lato, il devastante esterno offensivo che condusse la Polonia a due bronzi mondiali, e un altro del miglior Beresz, quello che non si lascia superare proprio mai, e nei primi 60 minuti in cui la Samp non ha brillato è stato la flebile luce della speranza, l’ha tenuta viva impedendo coi suoi interventi un paio di gol, al 78’ ha abbagliato con una conclusione balistica al volo da stropicciarsi gli occhi.

Tutto il match è una successione di colpi di scena, scelte arbitrali complesse, prodezze da fuori, con un pareggio del Cagliari all’ultimo secondo che all’osservatore neutrale avrebbe fatto togliere il respiro. A quello doriano, mancava già al gol di Beresz. Il suo «Non sono stato io» non è un atto di discolpa, è un’espressione d’incredulità. Per una volta l’essenziale si è preso la scena, e tutti lo hanno visto per quello che è.

Federico Burlando

Assieme alla maglia di Bereszynski, a scopo benefico per la Gigi Ghirotti Onlus andrà all’asta anche la maglia di Zappacosta

Seconda sessione per l’Asta di Stelle nello Sport con Zappacosta e Bereszynski

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