Bologna fatale per le rincorse salvezza Samp, il primo dramma del 1977

59

Era una calda giornata di maggio, che anticipava l’estate. In settimana c’era stata la corsa ad acquistare il biglietto per la trasferta di Bologna in quel 1977, il sorriso di Giovanni Mantero della Federclub, persona squisita e d’altri tempi con la sua barba scura, al primo piano di un palazzo di Via S.Lorenzo mentre ti consegnava il tagliando dello stadio e del treno speciale , l’attesa per una trasferta oceanica, con tre treni speciali, pullman ed auto private che portarono oltre diecimila cuori blucerchiati sotto le Due Torri. La squadra guidata da Eugenio Bersellini, reduce da otto risultati utili e da due vittorie consecutive a Marassi, prima di misura contro la Roma con rete di Tuttino e poi il due a zero contro il Perugia, con Lippi e Saltutti a segno, permisero di coltivare il sogno della salvezza. A due giornate dalla fine con Catanzaro e Cesena ormai fuori dai giochi il doppio successo permise di superare il Milan, fermo a 23 punti, con i blucerchiati un punto avanti e Genoa e Bologna a quota 25. Il Bologna, affidato a Cervellati che sostituì Giagnoni, il mister con il colbacco dei tempi granata, si rese protagonista di una grande rimonta, con le vittorie inaspettate proprio in casa del Genoa e nel turno precedente a Napoli e lo scontro tra le due formazioni in Emilia era un vero e proprio spareggio salvezza.

Eugenio Bersellini, traghettatore della Samp in tante situazioni, nelle più burrascose ma anche nei primi trionfi

L’entusiasmo che accompagnava quelle trasferte negli anni del calcio più bello e più vero, Bologna invasa dalle bandiere blucerchiate, i tamburi, i piatti, le sciarpe, i colori, ad ogni angolo di Bologna incontravi gente e volti conosciuti, ognuno con qualcosa del Doria addosso, i panini al sacco nei giardini, anzi la torta pasqualina e la frittata preparata da tua mamma e poi la lunga fiumana verso quello stadio che ora si  chiama “Dall’Ara” ma che dopo la seconda guerra mondiale divenne Comunale dopo essere stato Littoriale, in omaggio al fascismo , con la caratteristica ed inconfondibile torre di Maratona , sotto la collina di San Luca, il nome della curva dove presero posto tutti i tifosi arrivati da Genova, con la curva Costa (ora Bulgarelli, in ricordo dello storico capitano del Bologna scudettato) piena come un uovo, come il resto dello stadio, invaso da cinquantamila spettatori.

Attesa lunghissima, allora si entrava allo stadio ore prima e quando Agnolin da Bassano del Grappa diede il via alle ostilità la tensione si tagliava con il coltello, in campo e sugli spalti. I padroni di casa davanti al portiere Mancini schieravano in difesa bandiere come il biondo terzino Tazio Roversi, Cresci ed il libero Cereser, ex del Toro ed uno dei più arcigni difensori dell’epoca, con un giovanissimo Garuti a completare il reparto difensivo, l’ex genoano Claudio Maselli in mediana supportato nel reparto nevralgico da Nanni, ex della Lazio scudettata di qualche anno prima, Paris e Massimelli, con una coppia offensiva formata dal giovane e promettente Stefano Chiodi e da un vecchio mestierante d’area, Sergio Clerici, detto “il gringo”, arrivato ad inizio degli anni sessanta in Italia dal Brasile e che spendeva a Bologna gli ultimi spiccioli di una carriera in cui giocò in ben sette squadre e fu l’ultimo straniero del campionato italiano prima della riapertura delle frontiere del 1980.

Il sergente di ferro di Borgotaro (soprannome del “Berse”) mandò in campo per quella partita decisiva davanti a Massimo Cacciatori, con la sua inconfondibile maglia nera, Arnuzzo e Callioni, con un giovane Ferroni stopper e capitan Lippi libero, Pellegrino Valente a macinare chilometri nella sua vita da mediano, Bedin e Titti Savoldi mezzali, Tuttino ala tattica e il “Marziano” Alviero Chiorri e “Nello gol”, al secolo Saltutti, di punta.

Ma i sogni morirono all’alba, anzi nel primo pomeriggio di quella calda giornata bolognese perché nel primo quarto d’ora prima Chiodi dopo due minuti e quindi Clerici incanalarono la partita, con il boato dello stadio che ancora riecheggia nelle nostre orecchie quando la rete di Cacciatori, schierato nel primo tempo sotto la nostra curva, si gonfiò due volte. E quando Nanni dopo mezz’ora sfruttò lo sbilanciamento blucerchiato per segnare la terza rete in tanti lasciarono lo stadio e fecero un mesto ritorno verso i treni ed i pullman, ad attendere quelli che restarono fino al novantesimo a seguire quella disfatta sportiva, con le reti di Chiodi ed il gol della bandiera di Paolo Tuttino poco prima del fischio finale di Agnolin che sancì di fatto, anche se non matematicamente, la seconda retrocessione della storia della Samp.

Dopo quel turno, in cui il Genoa si salvò matematicamente grazie ad una  vittoria interna contro il Verona ed il Milan, vincendo a S.Siro contro il già retrocesso Catanzaro, superò in classifica i blucerchiati lasciandoli al terz’ultimo posto, la domenica successiva la Juventus vinse il suo ennesimo tricolore superando nella ripresa con il due a zero firmato da Bettega e Boninsegna la formazione di Bersellini e condannandola alla discesa nella serie cadetta, che ventidue anni dopo, il 16 maggio, arrivò ancora a Bologna per il famoso furto perpetrato da Trentalange di Torino: ma questa è un’altra storia…

MARCO FERRERA               

Condividi
LiguriaSport.com
Dal 1998 il blog dedicato a tutti gli sport praticati in Liguria. E' l'unico vero punto di riferimento per chi vuole leggere di tutte le discipline e a tutti i livelli. Dalla competenza e passione dei nostri autori nasce ogni anno l'Annuario Ligure dello Sport e ogni giorno viene inviata la Newsletter dello Sport in Liguria.