Magia di Zappacosta, incornata di Tonelli, Genoa e Samp si dividono la posta

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Era il Ballardini I° l’ultima volta che il Genoa ha vinto il derby da squadra ospitante, 2-1 grazie alla rete al 97º di Mauro Boselli, nel 2011. Da allora 2 pareggi e 4 vittorie “ospiti”. Quell’anno il Balla si prese pure la briga e di certo il gusto di ribaltare uno 0-3 interno all’intervallo alla Roma di Ranieri, che venne esonerato. Due partite indimenticabili per il cuore dei genoani, rese ancora più gloriose dalle tante, troppe traversie dei due lustri a seguire. Ora però l’ennesimo ritorno del condottiero di tante insperate vittorie lascia suggerire che con lui possano tornare pure i fasti perduti. Dall’altra parte tuttavia c’é un tecnico, Ranieri, che si è già preso tante rivincite sul destino e che ci tiene a prendersene ancora altre. Deve vendicare, sportivamente, i magri risultati delle ultime stracittadine e magari anche quel Genoa-Roma di 10 anni fa.

I due Mister non prendono rischi per la serata di gala e mettono l’abito delle occasioni migliori, quello più collaudato per fare colpo: 3-5-2 contro 4-4-2.

Ballardini però si presenta con una novità: il tridente di difesa che ha fatto la sua fortuna in questo suo quarto regno rossoblù, con Masiello-Radovanovic e Criscito, vede il capitano al rientro dirottato sulla fascia sinistra al posto di Czyborra, non perfetto nelle ultime uscite, con Goldaniga che subentra al centro della difesa; i collaudati Strootman, Badelj, Zajc in mediana, coppia d’attacco Shomurodov-Destro.

Dall’altra parte davanti ad Audero, Bereszynski e Augello ai lati di Tonelli e Colley, Candreva e Verre a quelli di Silva ed Ekdal, Quagliarella e Baldè coppia d’attacco. Sorpresa quindi anche da parte di Ranieri, che mette Verre sulla fascia. L’idea sarebbe avere un modulo elastico, che possa scalare nel 3-4-1-2 con Verre dietro le punte. Damsgaard, Thorsby e Askildsen, i 3 scandinavi, neanche in panchina: negativi al Corona Virus, ma con febbre.

Il bollettino degli infortunati lascerebbe suggerire che la bilancia del destino del derby propenda per il Vecchio Balordo, invece la prima fiammata è blucerchiata: Radovanovic sonnecchia su un lancio per Augello che cerca il gol blitz, Perin interviene in modo sicuro ma un po’ rocambolesco.

Nel primo quarto d’oro regna un equilibrio scoppiettante, con ambedue le compagini che provano a innescare i loro giocatori più esplosivi, spesso fermati un secondo prima che possano dare fuoco alle polveri. In particolare Zappacosta prova a spingere sulla propria fascia in un bel duello con Augello, creando una serie di spunti interessanti ma mai realmente pericolosi. Si scalda per quella che sarà la sua serata speciale. È un match in cui prevalgono soprattutto i pressatori: fermano le punte prima che possano incidere sul match, cercano di creare contropiedi. Piccoli errori e arrembanti iniziative danno l’idea che non manchi molto prima che venga prodotta la prima vera occasione, ma alla fine dei conti nessuna delle contendenti riesce a piazzare il colpo. Per il momento l’emozione più grande è un cinico Destro che, dopo aver scaraventato sulla corsa Bereszynski su Audero, tira a gioco fermo e a porta vuota, gol ovviamente annullato ma buon indice della voglia di segnare del centravanti. Più di uno tra i migliaia di genoani costretti a casa avrà sperato in una bizzarra decisione del Var a favore del Vecchio Balordo.

Alla distanza viene fuori il Grifone, che si fa preferire per palleggio e verve: traversone di Zappacosta al 23’, Shomurodov alto di testa, poi l’uzbeko, pugnace e ficcante, allunga dopo una galoppata per un Goldaniga troppo macchinoso nel concludere, ci prova quindi Zajc con una conclusione da fuori che non va distante di molto.

Al 29’ il Genoa sfiora il golasso: Zajc dalla destra e dalla media distanza mette un cross sul palo per distante per Destro che finisce per sbattere sulla traversa e poi sul volto di Goldaniga, rimpallando infine fuori.

Cinque minuti dopo Destro da vanamente spettacolo: riceve spalle alla porta con Colley dietro di li, tocca col destro e la manda dall’altra parte del difensore gambiano, buggerandolo come avrebbe potuto fare un qualsiasi voglia fantasista argentina con un marcantonio di marmo. Il guardalinee però non aspetta nemmeno la convalida del Var per proclamare il fuorigioco di rientro.

Il primo tempo va a morire senza particolari sussulti, sebbene la partita sia stata più frizzante di quanto faccia suggerire la pressoché totale di conclusioni nello specchio, se si esclude un tiro-cross di Badelj deviato; il secondo nasce con una prodezza che resterà nella storia della stracittadina: al 52’ Strootman dalla difesa con un lancio di 20 metri trova Zappacosta che, sulla fascia sinistra, salta Candreva e Tonelli con un doppio-doppio passo, penetra in area e impeccabilmente infila Audero.

Il derby sembra tingersi di rossoblù, del resto sin a quel momento ben più in palla nonostante la povertà delle azioni create. Per una decina di minuti pare che la rottura dello 0-0 non abbia creato particolari scossoni, la Samp non reagisce ma non si spezza, mentre il Genoa continua a prevalere nel possesso.

Al 59’ il primo cambio del match, 4-4-2 integrale con Jankto al posto di Verre, e con l’integrità del modulo più rodato l’undici di Ranieri sembra scuotersi un po’.  Prima al 62’ su una sponda dell’esterno ceco Keità svirgola e conclude Adrien Silva facendosi murare da Criscito, poi al 65’ la miglior occasione dei doriani, Candreva tira da fuori area, sulla traiettoria c’è Keità che tira a sua volta donando potenza e imprevedibilità alla conclusione, pericolosissima. Perin compie una paratona arrivando a trattenere.

La Samp prende spazio piano piano ma non riesce a sfondare, il Genoa controlla, al 74’ Zappacosta tenta du bissare con una cavalcata sempre sulla sinistra, prova prima a infilarsi tra due e poi a saltarli, a momenti devono marcarlo in tre per arrestarne l’impeto, alla fine la retroguardia doriana riesce a rifugiarsi in rimessa laterale.

Al 76’ Adrien Silva raccoglie un traversone insidioso e rimette in mezzo, Radovanovic svirgola in corner. Dalla bandierina va Candreva, sin a quel momento poco preciso con i tanti cross tentati, in questo caso però pesca un Tonelli troppo solo che, inarcando il collo, impatta la sfera e da vita a una parabola perfetta, lenta ma implacabile, che, andandosi a infilare dall’altra parte rispetto a Perin, lo lascia sul posto e lo annichilisce. Pareggio.

C’è ancora spazio per qualche schermaglia, entrambe le squadre sognano di prendersi la vittoria nel finale ma non abbastanza fiato in corpo per raggiungere tale ambizioso traguardo, si confida molto nell’errore avversario. Gli ultimi rimpianti ed emozioni più significativi sono per il Grifone: Pjaca, entrato al posto di un generoso Shomurodov, si avventa su un lancio lungo che sembrava destinato ai guanti di Audero e arpiona il pallone; per riuscirci però si allontana troppo dalla porta, si riaccentra e prova la conclusione, alta. Al 91’ Colley spazza il cross di un’inesauribile Zappacosta, al 93’ sempre su un traversone dell’esterno di proprietà del Chelsea, Audero smanaccia e compie un mezzo miracolo, togliendolo dalle grinfie di Goldaniga appostato a due passi e pronto a infilare.

Il triplice fischio è un grande rimpianto per il Grifone che è andato a un passo dal vincere il suo secondo derby stagionale e il terzo degli ultimi 4 disputati, ma in quello d’andata erano stati i rivali ad andare più vicini a cogliere il successo, e allora Ranieri serafico aveva detto che «se non riesci a vincerlo, meglio non perderlo». Una sempiterna verità che se allora si era prestata come bicchiere mezzo pieno per una delle due eterne rivali, oggi aiuta a colmare il calice dell’altra.

Federico Burlando

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