Il derby per dare un’impronta nella stagione di Genoa e Samp

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Non resta che il derby a due tifoserie che da tempo accompagnano l’andamento delle rispettive squadre del cuore con animo piuttosto distaccato. I supporters più pretenziosi non spengono il rimpianto per le annate, sempre più lontane, in cui le genovesi si giocavano una poltrona europea, ma la maggior parte dei due popoli è già felice che la stracittadina rappresenti il solo evento davvero significativo: infatti, in tempi di vacche non grassissime, l’assenza di sofferenze atroci riguardo alla salvezza è già una conquista.

Proprio questa relativa tranquillità di classifica – ma attenzione al possibile risveglio del Cagliari, uscito dalla lunga parentesi negativa targata Di Francesco – ha permesso ai due allenatori di snobbare assolutamente l’ultimo impegno di campionato. Né Samp né Genoa ci hanno seriamente provato di fronte al tritatutto interista e al compressore atalantino, anche se il grado di difficoltà non era propriamente identico. Di sicuro il Grifo a Milano, buggerato dopo 32 secondi, ha subito spento la già flebile fiammella di speranza e la Samp ha buttato a mare le chances – senz’altro superiori ma non elevatissime – di strappare un risultato positivo.

Il dato di fondo è ispirato alla scarsissima – per non dire nulla – attendibilità dei due test pre-derby, condizionati dalla massiccia presenza di giocatori che in condizioni normali il campo l’avrebbero visto col binocolo. Semmai, si può aggiungere che questi rincalzi più o meno fissi non hanno indirizzato ai rispettivi tecnici messaggi tendenti a favorire un cambio di opinioni e gerarchie.

Tornando al tema di attualità, intanto ribadiamo un concetto già espresso: possibile che la partita più attesa da un’intera città – appuntamento tradizionalmente topico e sentitissimo – sia stata sistemata in un turno settimanale, perdippiù in notturna? Il Covid ha aggravato la situazione e moltiplicato il rischio di comportamenti fuori regola, ma anche in situazioni normali, una sana collocazione al pomeriggio di un sabato o di una domenica sarebbe stata da preferire.

Chiusa la premessa, è chiaro che le due contendenti si presenteranno alla serata di gala con l’abito della festa, e pazienza se qualche rammendo è da mettere in previsione. In casa Grifo Zio Balla ha sistemato parecchie cose fuori posto, ma gli ultimi due risultati (pari in casa col Verona e rotondo ko a San Siro), pur con la tara del valore delle avversarie, hanno gettato qualche secchio d’acqua sul fuoco dell’entusiasmo. La squadra però ha ormai raggiunto una precisa fisionomia, premessa felice per una manovra abbastanza efficace, ancorché non spumeggiante. In casa Samp l’involuzione è ormai vecchia di oltre un mese, e non è bastata ad invertire il trend la vittoria – legittima, per carità, ma non meritatissima sul piano del gioco – a spese della Fiorentina. Qualche elemento sta offrendo un rendimento inferiore alle aspettative e mister Ranieri è salito sul banco degli imputati per l’incessante girandola di moduli, formazioni iniziali e cambi in corsa. E se il suo collega genoano resta un intoccabile da parte della sua gente, l’esperto trainer capitolino vede ogni giorno crescere la schiera dei perplessi riguardo alle sue scelte.

All’andata finì in pareggio e per un Genoa in aperta crisi si trattò di un ottimo risultato: non così per l’ambiente blucerchiato, che sperava di veder concretizzata un’indubbia superiorità. Il mercato invernale ha notevolmente ridotto il “gap” tra le due “cugine”: mentre Torregrossa, in campo doriano, non si sta rivelando la panacea per i mali dell’attacco, il Grifo si è messo in casa due pezzi da novanta come Strootman e Ballardini, innesti che hanno mutato assetto e prospettive generali.

Il derby è sfida imperscrutabile da sempre: tantopiù quello alle porte, caratterizzato da un reale equilibrio di forze. A rivedere i due organici in filigrana, si potrebbe attribuire alla Sampdoria un briciolo di superiorità di ordine tecnico, ma affinché sia espressa compiutamente, occorrerebbe che Ranieri rispolverasse il modulo di inizio campionato ed anche tutti (o quasi) i vecchi interpreti.

Il Genoa appare più in palla e soprattutto, col morale più alto, figlio dei risultati ottenuti durante il nuovo corso. Il vantaggio rossoblù è più che altro a livello di autostima e l’accoppiata Badely-Strootman garantisce una personalità che nessun blucerchiato – nemmeno gli esperti Quagliarella ed Ekdal – riesce ad offrire.

Un difettuccio accomuna entrambi i team: la carenza di affidabili uomini gol, che prescinde dalla prolificità complessiva. Tra i rossoblù Shomurodov, splendida seconda punta al servizio dei compagni, deve crescere in fatto di cinismo e il suo partner Destro non sempre lavora proficuamente per la squadra. Tra i blucerchiati Keita è ormai un punto fermo, ma anche lui deve lievitare quanto a continuità, mentre Quagliarella rende solo se impiegato a mezzo servizio e Damsgaard, comunque un talento cristallino, vive di sprazzi, si accende e si spegne di continuo.

La fase difensiva sembra più collaudata nel Grifone: i vari Radovanovic, Criscito e Masiello sfruttano un’esperienza ineguagliabile, anche se soffrono parecchio se presi in velocità: ed è su questo difetto che i blucerchiati cercheranno di picchiare. La retroguardia doriana ha trovato in Colley un baluardo incrollabile, ma gli altri titolari non mostrano identica sicurezza, anche perché il centrocampo fa filtro solo con Thorsby.

Di notevole interesse – e forse decisiva nello sviluppo della partita – si prospetta la disputa sulle fasce laterali. La Samp ha in Augello uno stantuffo inesauribile ed ispirato: i suoi cross, uniti a quelli che Damsgaard (e non Candreva, finito nuovamente dietro la lavagna) scoccherà dall’altro versante, rappresentano un’arma affilatissima, senza peraltro trascurare il contributo di Bereszynski e (presumibilmente) Jankto. Il Genoa è meno sguarnito su questi corridoi, ma Zappacosta a destra è giocatore di notevole qualità e Czyborra sa come rendersi utile in entrambe le fasi con l’aiuto di Criscito, che da difensore centrale può spostarsi ogni tanto all’esterno.

Nella zona nevralgica scontata è la scelta dei tre genoani, anche se Zajc è atteso ad incidere maggiormente: pure per lui si tratta di diventare più costante. Ranieri invece è alle prese con l’annoso ballottaggio tra Silva ed Ekdal, data per scontata la presenza di un combattente come Thorsby, che non ha sostituti all’altezza. Per ovviare all’inferiorità numerica, toccherà ai due esterni accentrarsi a turno. D’altronde, qualche adeguamento tattico, in presenza di moduli differenti, dovrà toccare ad entrambi gli allenatori.

PIERLUIGI GAMBINO

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