Testa al derby, Genoa solo sparring partner con l’Inter capolista

66

È la partita peggiore della quarta gestione Ballardini, il che infine dà l’idea del buon operato dell’allenatore ravennate. È stata una scoppola, il Genoa è andato sotto dopo 30 secondi, Perin è stato bersagliato per tutto il primo tempo, la squadra è crollata malamente nel finale ma ci sono state peggiori disfatte.

Davanti la prima in classifica lanciata verso lo scudetto, tra tre giorni il derby, turn over comunque raccomandato in vista di un trittico di 3 partite in una settimana, e tra queste quella sulla carta più adatta per far bottino paradossalmente era e resta l’impronosticabile stracittadina. Non solo la sconfitta era da mettere in conto, ma anche un passivo di un certo peso, che però sarebbe stato importante contenere per il morale. Più che il risultato, pur con tutte le attenuanti sarebbe stato fondamentale dare l’idea di essere sempre e comunque una squadra quadrata e difficile da superare. La facilità con cui i nerazzurri hanno dilagato nella prima frazione, quasi una sessione d’allenamento tra i titolari contro la squadra riserve è stato un brutto spettacolo. Non basta il primo quarto d’ora della ripresa, più combattuto sebbene nulla di realmente applaudile, a riscattare la pochezza dei primi 45 minuti. Appena il Grifo prova a gettarsi in avanti con tre punte viene punito all’istante col raddoppio, il lievitare del risultato è forse esagerato per quanto visto nell’ultima mezz’ora ma giusto se si guarda al match nel suo complesso.

Nonostante la vittoria del Cagliari del neo allenatore Semplici sul Crotone ultimissimo la classifica resta rassicurante, ma ora perlomeno sul piano della prestazione il Grifo è chiamato a mostrare nel derby che ha avuto senso immolare ogni velleità di fare risultato a Milano, in una sorta di ritirata strategica. Insomma, una sconfitta tattica nella speranza di ottenere un risultato più grande nel quadro complessivo.

Il 3-5-2 iniziale tradisce quel poco che restava da indagare delle intenzioni dell’allenatore: davanti a Perin con Radovanovic ci sono Goldaniga -previsto- e, sorprendentemente- Zaapta, al ritorno dall’ultimo infortunio della lista; su una fascia Czyborra e dall’altra Goldaniga, in mediana il pretoriano Strootman è accompagnato dalla Giovane Guardia, Rovella e Melegoni, mentre Pjaca e Scamacca costituiscono la coppia d’attacco.

L’Inter invece schiera tutti i suoi campioni: in primis il bomber Lukaku, in forma straripante, quindi il rapido torello Lautaro Martinez a supporto, il redivivo Eriksen, l’enfant prodige del calcio tricolore Barella, e persino un Darmian in formissima al posto dello squalificato Hakimi.

L’inizio è la fine: si batte, il Genoa prova un lancio, la difesa nerazzurra intercetta, pallone per Lautaro, scambio con Lukaku che s’invola con una progressione possente e inarrestabile, diagonale dal limite dell’area e Perin battuto.

Un paio di fiammate di Lautaro vengono fermate solo con le cattive, al 10’ Rovella trova la porta con una conclusione bella ma troppo centrale, poi comincia l’assedio per il raddoppio: tra il 14’ e il 17’, Darmian s’infila in area e solo davanti a Perin manda malamente alto e a lato, su calcio d’angolo Skriniar trova prima il portiere di Latina e poi Radovanovic prima di poter eseguire il tap-in, quindi Barella dalla media distanza finta col destro, libera il sinistro e stampa sulla traversa.

Al 22’ Barella lancia Lukaku, superato Radovanovic come farebbe la Mercedes di Hamilton su una Zastava Yugo e solo Zapata in scivolata che può impedire il 2-0.

Perin poi deve impedire l’autogol proprio a Zapata su una deviazione sfortunata, ancora Radovanovic deve frapporsi a una conclusione di Lautaro subito dopo che ha sterzato in dribbling, quindi Perin coi pugni respinge una bordata di Lukaku. C’è una sola squadra in campo.

Alla mezz’ora l’unica vera occasione per il Genoa: angolo, Handanovic in uscita sbatte su Skriniar, il pallone capitombola su Scamacca che, da spalle alla porta si gira e tira: sulla traiettoria però c’è proprio il numero uno sloveno.

Il primo tempo si conclude ancora con una serie di fiammate interiste, tra cui spiccano due conclusioni tra il 35’ e il 36’ di uno scatenato ma sfortunato Lautaro, prima da un’imbucata di Barella un tiro a giro che trova ben piazzato Perin e poi una repentina e plastica rovesciata su cross sempre del nazionale azzurro, tuttavia troppo poco potente e angolata.

Dagli spogliatoi non riescono Strootman, ammonito e troppo prezioso per il derby, e Radovanovic, che va risparmiato pure lui e nonostante qualche egregio disimpegno troppo sofferente nei confronti delle punte avversarie. Al loro posto Behrami e Onguenè.

Arriva il momento migliore del Genoa: a parte una parata di un ottimo Perin su Lautaro al 56’, è il Vecchio Balordo a detenere il pallino del gioco, con il pressing dell’Inter affievolito. La muraglia nerazzurra non si lascia mai scalfire, però almeno i rossoblù smettono di farsi penetrare ogni due per tre e danno l’idea di poter arginare l’avversario.

Ballardini decide però di cambiare l’assetto: dentro Pandev e Shomurodov per Scamacca e Ghiglione, tridente in avanti che non produce nulla di significativo.

In compenso al 68’ si genera lo spazio per l’ennesima cavalcata di Lukaku, chiuso da 3 uomini sgancia su Darmian che dal limite destro trova l’angolino sinistro. 2-0 e partita definitivamente chiusa.

Al 76’ entrano Gagliardini e Alexis Sanchez, tutti si aspettano il gol del primo, notoriamente fortunato contro il Grifone, arriva quello del secondo, appena un minuto dopo: penetrazione da sinistra di Lukaku, paratissima di Perin, il pallone arriva giusto giusto sulla testa del cileno che insacca senza che lo sfortunato portiere possa tentare il duplice miracolo. La rete inizialmente viene annullata per supposto fuorigioco del Belga, ma il Var ne conferma la validità.

Tra l’88’ e il 93’ un Perin indiavolato impedisce il poker in 3 occasioni: prima su una conclusione a giro di D’Ambrosio, anche lui entrato da poco, quindi su Sanchez che chiude un triangolo svelto con Lukaku con una stoccata, infine su una conclusione al volo di Skriniar.

Il triplice fischio è il finale di una serie che aveva detto già tutto nell’episodio pilota, il gol di Lukaku dopo 30 secondi, spin off delle tante roboanti vittorie nerazzurre sul Grifone a Milano. Un format che ai Genoani ormai procura più tedio che dolore. Ben altre emozioni, nel bene e nel male, si attendono alla puntata 105 della sfida per la Superba, in programma mercoledì. Spettacolo ligure che sarebbe degno di far concorrenza a San Remo col pubblico sugli spalti, e in cui anche senza tifosi sarà persino più importante non steccare.

Federico Burlando

 

Condividi
LiguriaSport.com
Dal 1998 il blog dedicato a tutti gli sport praticati in Liguria. E' l'unico vero punto di riferimento per chi vuole leggere di tutte le discipline e a tutti i livelli. Dalla competenza e passione dei nostri autori nasce ogni anno l'Annuario Ligure dello Sport e ogni giorno viene inviata la Newsletter dello Sport in Liguria.