Idea Quagliarella come Altafini, subentrante per una mezz’ora di fuoco

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E se, forse involontariamente, Claudio Ranieri avesse trovato finalmente la collocazione ottimale per Fabio Quagliarella? Complice una deviazione del difensore viola Pezzella, una zampata del capitano ha regalato alla Sampdoria una vittoria caduta dal cielo riaccendendo l’antico irrisolto dibattito sulle formazioni iniziali schierate dal tecnico e sulle modalità d’impiego del capitano, che era e resta il calciatore più discusso ma anche il più dotato di classe. Negli ultimi mesi, quando è partito fra i titolari, il bomber (approdato al secondo posto tra i cannonieri doriani di sempre, alle spalle dell’inarrivabile Mancio) ha offerto prestazioni incolori, prive di guizzi, tanto da far sospettare che la carta di identità ormai lo condizionasse pesantemente. Contro la Fiorentina, come subentrante negli ultimi 25 minuti più recupero, il campano ha impresso il proprio marchio al risultato, vivacizzando pure in altre circostanze la manovra offensiva doriana, che appariva spenta e senza sbocchi.

I vecchi appassionati di football ricorderanno Josè Altafini, bomber implacabile di Milane e Napoli, approdato alla Juve in età matura e trasformatosi in fromboliere spesso decisivo partendo dalla panca, quando era necessario dare una svolta al match e si poteva trarre il massimo profitto da un calo della pressione difensiva degli avversari. E se Ranieri decidesse di assegnare stabilmente a Fabio questo ruolo, che gli permetterebbe di sprigionare tutte le energie disponibili in un tempo compatibile con la sua età? Ne guadagnerebbero sia il giocatore, che potrebbe rivendicare almeno un altro anno di contratto, sia la squadra stessa, potenziata dal distillato di talento offerto dal suo elemento più rappresentativo.

D’altronde, non è che mister Claudio abbia ancora risolto in altre maniere il problema della prolificità offensiva. Keita, a segno anche contro i viola, timbra con accettabile continuità, e pazienza se il suo apporto ulteriore alla causa non è eccessivo, ma la ricerca di un partner fisso e a pieno regime appare complicata. Domenica scorsa è toccato a Ramirez, che al di là del corner perfetto per il gol del senegalese ha vagato per il campo senza meta, ma in gare precedenti non è che i vari Torregrossa (lampo vincente contro l’Udinese a parte) e Verre abbiano garantito un rendimento elevato. Gabbiadini, il cui rientro dopo lunga sosta appare imminente, estenderà il ventaglio delle alternative e potrebbe colmare la lacuna nell’undici base, ma per ora si resta al livello di speranza.

In attesa di altri esperimenti, il clan doriano si gode il successo sulla Fiorentina: forse immeritato quanto a qualità di gioco, ma reso legittimo dalla considerazione che la prima linea blucerchiata, pur lasciando a desiderare, è di gran lunga preferibile a quella inconsistente dei toscani perdippiù privi del fuoriclasse Ribery.

Nel calcio d’oggi, l’orbo è beato in un mondo di ciechi, e la classifica lo dimostra. Per mantenersi nella colonna a sinistra della classifica, basta qualche giocata decente per ottenere risultati rimarchevoli e mascherare il gioco opaco, confusionario e raffazzonato prodotto. Ritrovarsi così in alto in graduatoria pur esprimendo un calcio così mediocre non è una colpa e neppure un’ingiustizia, ma – semmai – il segnale allarmante del livello bassissimo che caratterizza il nostro campionato.

PIERLUIGI GAMBINO

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