Tanti dubbi per Prandelli e Ranieri, vecchie volpi della Serie A

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Eccoli, uno contro l’altro armati, i due “nonni” delle panchine di serie A. Claudio Ranieri che il Prossimo autunno spegnerà 70 candeline, è in testa alla classifica di età per distacco, seguito proprio da Cesare Prandelli, classe 1957, più anziano di 5 mesi rispetto a Gasperini che completa il trittico degli Over 60. Gli ipercritici osservano il dato anagrafico e, tra il serio e il faceto, osservano: “Eccome, se quei due sono i veterani. Non ve ne accorgete osservando le loro squadre in campo…?”.

Chiaro, è un’osservazione impietosa, ingenerosa e facilmente confutabile, ma è indubbio che sopra il loro cielo aleggi qualche nuvola di scetticismo. Il bresciano adottato da Firenze sta marciando ad una media punti inferiore a quella del suo predecessore Beppe Iachini e, pur avendo mantenuto la Viola sopra la linea di galleggiamento, non sta rispondendo affatto alle attese della piazza: tanto che la sua permanenza alla guida del team toscano è sempre più in bilico e si lega ai prossimi risultati.

Ranieri è in ben altra situazione. A meno di un crollo clamoroso, fino al termine della stagione nessuno oserà metterlo in discussione e il Viperetta, almeno a parole, ha chiaramente aperto ad una riconferma. Tuttavia, i refoli di malconento sollevati da qualche sua scelta di formazione e di modulo e l’andamento ondulatorio della Sampdoria gli hanno suscitato crescenti perplessità. C’è una corrente di tifoseria che, pur ringraziandolo per la miracolosa salvezza dello scorso anno, figlia della sua calma olimpica e delle sue pragmatiche disposizioni tattiche difensive, lo giudica un po’ antiquato e incapace di garantire obiettivi più ambiziosi.

In attesa che il dibattito, a Firenze come a Genova, ci riservi altri sviluppi, questo confronto tra bluerchiati e viola si annuncia, sulla carta, spumeggiante e godibile. Da una parte c’è una Samp attesa a proporre un volto più rabbioso e determinato, a giocare una partita convincente dal primo all’ultimo minuto, a mostrare un’accettabile cattiveria in zona gol: tutti elementi che hanno latitato nelle ultime esibizioni.

Sul fronte viola, la ricerca del risultato è ancor più fremente, data la classifica. Il pubblico viola non si capacità riguardo a prestazioni e verdetti di una squadra che – valutata nelle individualità – dovrebbe pascolare subito dietro le sette sorelle. C’è stata una colpevole sottovalutazione, ma attendersi qualcosina in più è lecito e comprensibile.

Ranieri, nelle dichiarazioni, si è detto entusiasta dell’abbondanza in organico, ma i dubbi restano, al pari dei timori – diffusissimi nel popolo doriano – che la formazione iniziale non produca gioco e segnature. A chi affidarsi per fermare la Viola? In difesa è automatico l’utilizzo di Yoshida al posto dello squalificato Tonelli ed è probabile che a destra Ferrari, finalmente tornato abile e arruolato, faccia riposare per un turno Bereszynski. In mezzo al campo non si discute Thorsby (indispensabile nonostante la sua flessione rispetto a due mesi fa), con l’annoso ballottaggio fra Ekdal e André Silva, favorito di un nulla.

Sulla fascia ci si avvia ad una conferma a destra di Candreva, peraltro non esaltante a Benevento, mentre a sinistra concorrono Jankto (altro giocatore in fase involutiva) e Damsgaard, il quale – decisivo in terra canpana nella rimonta finale – stramerita una conferma. In teoria, potrebbe tornare in avanti alle spalle di una punta vera, ma la mossa avrebbe dei pro e anche dei contro. Secondo logica, Keita – il più in palla e anche il più talentuoso della combriccola – dovrebbe avere il posto assicurato, ma lasciare ancora fuori capitan Quagliarella appare una forzatura.

Anche Prandelli viaggia nell’incertezza. I nuovi acciacchi di Ribery rischiano di compromettere tutto l’impianto offensivo, visto che il suo probabile rimpiazzo, Eysseric, è lontano anni luce dalla classe del francese. In mezzo al campo rientra da squalifica Castrovilli, ma è finito in castigo Amrabat. Sicuro è poi il ritorno di Pulgar, prezioso equilibratore. In retroguardia riecco la fisicità di Milenkovic, tra i difensori più temibili in area avversaria ma non certo un baluardo insormontabile nella propria. Ed è proprio sulla fragilità della terza linea viola che la Samp dovrà puntare per avvicinarsi a Verona e Sassuolo, rivali in classifica dall’andamento lento.

PIERLUIGI GAMBINO

 

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