Reti inviolate tra Genoa e Torino

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Ballardini non può vincerle tutte ma riesce sempre e comunque a convincere. Il suo calcio molto ordinario ha fatto sembrare il Grifo straordinario nelle ultime uscite, contro il Torino ha fatto meno scintille ma ha dato comunque battaglia con ardore, trasmettendo un’idea di compattezza.

Rispetto al 3-5-2 più utilizzato nella sua quarta permanenza al Genoa Zio Balla cambia pochissimo. Viene confermato Pandev dal 1’ al posto di Shomurodov in ragione della decisiva doppietta di Napoli, torna invece Masiello nel ruolo di Goldaniga, mentre lo squalificato Badelj è rimpiazzato da Rovella. Per il resto solito Grifo: Perin in porta, Radovanovic de facto libero in retroguardia con Criscito, Strootman e Zajc in mediana, Zappacosta e Czyborra sulle fasce, Destro centravanti.

3-5-2 anche per il Torino che schiera tutti gli ex genoani: Izzo, Mandragora, Rincon e Ansaldi, tutti alle spalle della coppia Zaza-Belotti.

La trama della partita sarebbe il Torino, in disperata necessità dei 3 punti, che attacca e il Genoa, in ogni caso ben contento di un eventuale pareggio, che costruisce il suo gioco su contropiedi e ripartenze, ma la tenacia e gli scrupoli di ambedue le compagini chiudono ogni spazio. Così nessuna delle due riesce a far passare il pallone, come si prova a imbastire qualcosa un nugolo di marcatori si avventa sul portatore di palla e chi lo accompagna.

Il Toro appare più frizzante, il Grifo più concreto, come si presagiva, ma la combattività di entrambe smorza ogni architettura offensiva, e le azioni più pericolose nascono da spunti o errori individuali, o da mini contropiedi innescati in quei fazzoletti di terreno lasciati liberi dai ventidue contendenti. Se nascono. Le occasioni, se così si possono chiamare, nel primo tempo scaturiscono a singhiozzo.

La prima sarebbe un poco convincente colpo di testa di Destro al 7’ su un bel cross di Zappacosta,  poi la retroguardia granata fa fatica a contenere lo scatenato terzino che cade in area ma non ci sono gli estremi per il calcio di rigore, mentre al 27’ c’è il primo vero sussulto: Radovanovic perde malamente un pallone conducendo dalle retrovie a metà campo, innescando involontariamente Belotti che si proietta in una delle sue galoppate palla al piede, a un passo dalla conclusione viene provvidenzialmente murato da Czyborra.

Il tedesco è in forma come il suo alter ego sulla fascia destra, e al 43’ è proprio Zappacosta che mettendo un cross che attraversa tutta l’area piemontese, appena sfiorato dalla tonsura di Pandev, gli serve la miglior occasione della prima frazione. Da posizione defilata all’estremità interna dell’area calcia con prontezza, ma trova l’altrettanto fulminea risposta di Sirigu coi piedi.

SI va negli spogliatoi con poco altro da consegnare alle cronache, al 18’ capitan Criscito, ammonito da poco, è costretto a uscire per una distorsione alla caviglia, lo rimpiazza un grintoso Goldaniga, che non si tira mai indietro nelle sportellate con Belotti.

La ripresa comincia con tutta un’altra verve, anche se nessuno dei due undici riuscirà a produrre occasioni nette. Nell’intervallo Shomurodov per Pandev, ma non è l’uzbeko, volenteroso ma sotto tono, la causa della spinta sull’acceleratore. Il Genoa riparte forte, con Strootman che si guadagna lo spazio per un bel cross con tanti uomini in area ma spreca malamente con un cioccolatino per Sirigu. Al 48’ è invece il Torino a farsi pericoloso, bel taglio per Zaza su cui piomba il terzetto difensivo rossoblù, al momento del tiro calcia il terreno e s’ingamba.

Tra il 57’ e il 58’ le occasioni più pericolose: Zappacosta prende spazio, tira da fuori area calibrando precisione e potenza e prende il palo. Sul conseguente rovesciamento di fronte, Ansaldi prova a replicare dal limite sperando in maggior fortuna, Perin blocca sicuro.

Il Torino prova a cercare il guizzo nel finale immettendo Verdi per Zaza e Baselli per Lukic, quindi Murru per Ansalid e Linetty per Rincon, Ballardini si limita a rimpiazzare un Destro pugnace ma poco incisivo con Pjaca.

Al 82’ l’azione più bella del match, con un esito tuttavia indegno del resto del suo svolgimento: Zajc parte in velocità, può servire Zappacosta su una fascia con Shomurodov che si sgancia sull’altra, lo fa ma prima mette a sedere Bremer, l’esterno crossa alla perfezione ma l’impatto di testa di Pjaca, con altri 3 uomini in area, è un imbarazzante anticlimax: troppo debole, troppo comodo per Sirigu.

Sul contropiede il Torino prova a farsi pericoloso senza troppa fortuna, squadre attente a colpire senza scoprirsi sino al 90’ inoltrato, quando Radovanovic deve abbattere il lottatore Belotti non molto distante dal limite, Verdi tenta il tiro da 3 punti ma è l’ennesima delusione di una sfida che ha provato più volte ad accendersi senza riuscirci mai, finendo però per regalare un punto per tutti. Al Genoa, che contro il Torino veniva da 6 sconfitte consecutive, riscalda il cuore, al Torino a rendere la classifica appena un filo meno bollente.

Federico Burlando

 

 

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