Toro-Genoa, sfida tra i “salvatori” Ballardini e Nicola a suon di 3-5-2

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Torino-Genoa si sviluppa anche nel passato più o meno recente. I numeri dicono che la squadra granata si è aggiudicata gli ultimi sei confronti diretti: tanto da meritarsi l’appellativo di “bestia nera” dei rossoblù. Per sottolineare ulteriormente il dato, basti aggiungere che i piemontesi nell’attuale campionato hanno vinto solo due volte, una delle quali a Marassi nel capitolo forse più nero di Perin e compagni. Il tabù Toro, insomma, dovrebbe titillare l’orgoglio del Grifone, pur considerando che certe ferite rimangono aperte più nella mente dei tifosi che nell’animo dei calciatori.

L’anticipo allo stadio Grande Torino vive anche sul confronto tra i due allenatori che negli ultimi anni hanno contrassegnato maggiormente, in senso positivo, la storia del Genoa. Non è il caso di stilare una classifica di merito tra Nicola e Ballardini, le cui analogie superano di gran lunga le differenze. Entrambi sono specialisti in miracolose salvezze, figlie di un’interpretazione pragmatica del calcio, e sono portati a sacrificare il lato spettacolare al risultato, ma non si tratta di una tendenza assoluta bensì relativa al momento e alla classifica. L’uno e l’altro, appena insediati, hanno cercato di agire sulla psicologia dei calciatori ma anche sulla tattica, conferendo alle due fasi di gioco una maggiore organizzazione. Inoltre, puntano sulla vecchia guardia, da sempre più adatta ad affrontare un clima di tempesta.

Zio Balla ha risolto a tempo di record gran parte dei problemi ereditati da Maran, mentre Nicola è ancora immerso in guai pazzeschi. Sinora, non è mai riuscito ad ottenere i tre punti, prolungando il tabù di successi casalinghi stagionali, mai infranto neppure dal suo predecessore. Un altro “zero” che induce il clan genoano a fare i debiti scongiuri.

Con tutta questa carne al fuoco, già bastevole per delineare l’importanza del match (soprattutto per i padroni di casa), passano in second’ordine i precedenti genoani di una nutrita pattuglia di granata: oltre allo stesso Nicola (giocatore prim’ancora che allenatore in riva al Bisagno), come non citare Rincon, Ansaldi, Izzo e Mandragora, senza contare Sanabria che, reduce da Covid, dovrà ancora rinviare il proprio esordio nel nuovo club?

La sostanza del match però è un’altra. A livello tattico si assisterà ad una sfida tra formazioni schierate specularmente con un 3-5-2 abbastanza rigido. Da parte granata, si punta sulla vigoria di giocatori fisicamente strutturati più che sulla tecnica pura e sui rifornimenti continui all’unico elemento decisivo in rosa: naturalmente, il Gallo Belotti, capitano esemplare per abnegazione ed impegno oltreché bomber insaziabile. Il difficile, appunto, è fornirgli munizioni accettabili nel cuore della difesa avversaria. Con Nicola al timone, qualche progresso si è avvertito e il pari in tripla rimonta raccattato a Bergamo può equivalere ad un successo, almeno nei suoi risvolti psicologici.

Il Genoa, però, sotto quest’aspetto si lascia ampiamente preferire. Il suo ruolino di marcia è stupefacente e potrebbe essere ulteriormente migliorato. L’unico rovello nella mente di Ballardini riguarda ovviamente l’assenza per squalifica di Badelj, il catalizzatore del gioco davanti alla difesa. Probabile che il rimedio sia lo spostamento al centro di Strootman, che già conosce il ruolo, mentre è più ardua la scelta del subentrante. In concorrenza troviamo il giovane Rovella, che scalpita per un rilancio successivo alla fine del mercato, ma anche il veterano Behrami, apparentemente più adatto al clima da battaglia, e – con qualche chance in meno – l’emergente Melegoni, uomo a tuttocampo. In difesa riecco a disposizione Masiello, che se la gioca col favorito Goldaniga, e in avanti ritornano in lizza sia Pjaca sia Shomurodov, ma il Pandev strabiliante della gara col Napoli merita ampiamente la riconferma, almeno sin quando gambe e fiato lo sosterranno.

PIERLUIGI GAMBINO

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