Il Balla ormai tra gli allenatori più amati e stimati della storia del Genoa

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Nel sentimento più profondo della tifoseria genoana, tre allenatori parevano inarrivabili: in ordine temporale, Simoni, Scoglio e Gasperini. Ebbene, Davide Ballardini rischia di… allargare il podio a suon di risultati clamorosi. Il suo ultimo Genoa, tanto per gradire, ha raccolto 17 punti in 8 partite: una media che non sarà da scudetto ma sicuramente lo è Champions League. Un exploit, il suo, addirittura superiore a quelli da lui firmati nelle precedenti avventure in Liguria.

Tornando al raffronto con i suoi predecessori più amati, è agevole considerare che il romagnolo risulta ancor meno divisivo. Simoni è dapprima apparso un tecnico eccessivamente coraggioso per poi risultati speculativo, mentre Scoglio suscitava qualche dubbio per i suoi modi e per un gioco non certo spettacolare. Gasperini invece era invece in discussione per qualche spigolo caratteriale e, a volte, per un certo squilibrio nello schieramento.

Rarissimi, pressoché inesistenti, sono i sostenitori ai quali Zio Balla non piace. Anche chi gli attribuiva una spiccata tendenza alla fase difensiva, a costo di pregiudicare il gioco d’attacco, si sta ricredendo. Indubbio che Gasp abbia inanellato piazzamenti più lusinghieri, ma non possiamo ignorare la caratura tecnica ben superiore delle rose che Prez gli ha quasi sempre messo a disposizione.

Gratta gratta, emerge chiaramente la peculiarità ballardiniana: così come un sarto misura il corpo del proprio cliente, lui riesce a creare un vestito su misura per i suoi giocatori. Non appartiene alla schiatta degli innovatori, insistenti nel pretendere ad ogni costo che l’azione parta dal portiere o dal centrale difensivo per poi svilupparsi rasoterra, ma ha capito al volo che questo Genoa, per uscire dalle secche, deve comportarsi così: in primis attente chiusure difensive, gendarmi allineati, chiusi e protetti dai centrocampisti e in secondo luogo, appena riconquistata palla, una proposta offensiva non raffazzonata ma organizzata e protesa a raggiungere l’area opposta con un numero ridotto di passaggi, alternando i corridoi laterali alla penetrazione centrale.

Ballardini giocherebbe diversamente se disponesse – ad esempio – dei calciatori del Napoli, tutti brevilinei, rapidi e tecnicamente dotati. I suoi hanno altre caratteristiche, e lui sa esaltarle. Soprattutto, non gli interessa minimamente il possesso palla fine a sé stesso e la statistica relativa: più che il numero dei passaggi, conta la qualità: o meglio, la capacità di arrecare concreti pericoli alla difesa avversaria, coglierne i punti deboli e sfruttarli.

A latere, ecco il suo ingente lavoro psicologico a vantaggio dei calciatori più fragili, a coloro che per mille motivi rischiavano di smarrirsi. Ballardini in qualche settimana ha ridato entusiasmo e fiducia a capita Criscito, corretto e fatto maturare Czyborra (da… scappato di casa a migliore in campo contro il Napoli), restituito al Genoa e al calcio italiano un bomber come Destro, rivalutato (cambiandogli il ruolo) Radovanovic. Presto, ne siamo convinti, riuscirà a svegliare dal torpore anche Scamacca: l’ultima scommessa da vincere.

Non tutto diventerà oro, nel prosieguo di stagione, ma intanto godiamoci questo momento magico, anche sorretto da qualche capitolo fortunato. Di sicuro, se paragonati alle aspettative, i suoi risultati sono i migliori di sempre. Frutto di umiltà e consapevolezza, di realismo e attenzione, ma anche di amore verso una piazza che allo Zio Balla ha sempre offerto stima, considerazione e pieno appoggio. Venendo ricambiata… con gli interessi.

PIERLUIGI GAMBINO

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