Le intuizioni salva Genoa di Ballardini nel dettaglio

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Da quando Davide Ballardini si è reinsediato sulla panca genoana, solo la Lazio ha incamerato più punti dei rossoblù. Basta questo dato per misurare la bontà del lavoro svolto dal romagnolo, le cui doti sono state sottovalutate non solo dal presidente Preziosi. È probabile che Zio Balla abbia trovato nel Grifone il suo habitat naturale, ma è indubbio che le sue qualità prescindano dallo stretto contesto ambientale.

In un mese e mezzo Ballardini ha ricostruito una squadra che stava mestamente scivolando verso la serie B. Vero che rispetto al suo predecessore Maran ha potuto giovarsi di uno Zappacosta a pieno regime e di un rinforzo ragguardevole come Strootman, ma è stato lui a cambiare il volto della squadra partendo dai due elementi più importanti: la tattica e l’atletica. Ora i giocatori rossoblù corrono con continuità e anche a ritmo ben più elevato: come se Balladini avesse iniettato in tutti loro un turbo. Prima, gli stessi individui si trascinavano in campo con passo breve, senza alcuna brillantezza e pativano regolarmente la superiorità degli avversari in fatto di dinamismo.

Oltre a ordinare allenamenti più tirati ed intensi, il nuovo allenatore ha costruito finalmente un collettivo armonico, un gruppo autentico, privo di smagliature. Il Genoa difende compattamente e spesso riconquista il possesso della sfera in tempo brevissimo, sporcando le trame degli avversari e costringendoli all’errore.

Con Strootman al fianco, anche Badelj è lievitato come una torta fragrante. I due s’intendono a meraviglia: fanno muro a protezione della difesa e poi sanno come smarcarsi e suggerire il suggerimento. Giocatori di estrema intelligenza, che dispongono di eccellente senso della posizione e finiscono per non sfinirsi con corse a vuoto.

Accanto a loro crescono gregari sempre più convincenti, a partire da Zajc per continuare con l’inesauribile Czyborra e con uno Zappacosta capace di sfruttare la propria classe.

Il Genoa, inoltre, ha trovato in Destro un cannoniere implacabile, ormai diventato tra i bomber italiani più prolifici: un’altra ricostruzione da zero che dobbiamo in primis a Zio Balla. Ma il dato più importante riguarda la fase difensiva: l’ultimo gol al passivo risale alla gara di Reggio Emilia, dove maturò l’unico passo falso della straordinaria era ballardiniana. Da quel momento, Perin, salvaguardato da gendarmi eccellenti, ha chiuso a doppia mandata la propria porta. E dire che Criscito pareva avviato al tramonto, Masiello non appariva più quello di prima e il discusso Radovanovic era considerato tutto meno che un difensore efficace. È un’altra conquista pregevole del mister ravennate, che ha un pregio unico: valuta presto le caratteristiche dei suoi giocatori e le esalta scegliendo il miglior impiego per ognuno. Sembra facile, ma…

 PIERLUIGI GAMBINO

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