Il Napoli silura il sogno Spezia: 4-2 alle riserve e tanti saluti alla Coppa Italia

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Vincenzo Italiano ha abituato troppo bene i suoi tifosi. Storica promozione, partite travolgenti il primo anno in A, riserve che impongono alla Roma all’Olimpico un’umiliazione memorabile…di per sé la Caporetto in Coppa Italia non farebbe male, se non fosse che la caduta dalle vette fatte assaporare dagli Aquilotti è stata troppo vertiginosa. Le batoste contro le grandi e meno grandi ci stanno, ma il percorso nel trofeo era stato entusiasmante, e avrebbe meritato tutt’altro epilogo. Una sconfitta con l’onore delle armi. Fanno differenza solo per gli almanacchi, che lasceranno presumere un match più combattuto, i due gol dei bianchi, siglati quando ormai il Napoli aveva tirato i remi in barca.

Del resto sulla carta ce lo si poteva immaginare che sarebbe finita così: Italiano ha schierato ancora una volta le riserve, sin qua ottime ogni qual volta sono state chiamate in causa, Gattuso invece pur facendo un po’ di turn over non ha esitato a disporre in campo i pezzi da novanta. Lo Spezia sempre battagliero e arrembante, eppure perfettamente organizzato nelle sue manovre offensive, fa paura.

Solito 4-3-3: Krapikas in porta, Vignali-Ismajli-Terzi-Dell’Orco davanti al lituano, Estevez-Ricci-Acampora in mediana, il neo mattatore Verde e Gyasi alle spalle di Galabinov.

4-3-3 anche per il Napoli: fanno paura il jolly Zielinski a centrocampo e il tridente offensivo Insigne, Lozano e Politano, mentre la retroguardia è pattugliata da Manolas e Koulibaly.

Come la Roma in campionato cercava rivincita per l’eliminazione in Coppa, così il Napoli cerca in Coppa il riscatto per essere stato superato al ribattezzato Diego Armando Maradona. E attacca subito con furore: al 2’ lancio per Lozano su cui Krapikas deve accorrere lesto in uscita per evitare che il blitzkrieg conduca i partenopei al vantaggio. L’intervento argina il dilagare dei campani per appena un paio di giri di lancetta: al 5’ segna Koulibaly. Dopo una serie di rimpalli in area, sopraggiunge Zielinski e stampa sulla traversa, il pallone rimane lì, ci si avventa Hisaj e lo rimette in mezzo per il senegalese che realizza con un elegante colpo di tacco.

Lo Spezia prova a reagire, Verde crossa per Estevez che ci da di prima: fuori. Poi solo Napoli sino al raddoppio. Prima al 13’ Krapikas deve rispondere su un gran bel tiro di Mario Rui, sopraggiungente su un bel tocco corto di Politano, quindi, dopo tanti bei fraseggi su cui i bianchi fanno scena muta, al 20’ Lozano sfugge nuovamente su un lancio e infilza il portiere lituano in uscita.

Il Napoli continua a schiacciare gli Aquilotti, insolitamente passivi e incapaci di aggredire l’avversario, o di resistervi in qualche modo. Così Politano al 30’ piazza la tripla: Zielinski penetra sulla sinistra con la possenza e lo stile di un ussaro al galoppo e appoggia sul compagno libero nel mezzo dell’area, 3-0 molto comodo.

Il Napoli è così tanto in controllo che maramaldeggia: Insigne cerca il gol da centrocampo, poi il gol a giro. È però Elmas a calare il poker: al 40’ Insigne salta in dribbling tutta la difesa avversaria come se davanti avesse birilli e non uomini, quindi appoggia per il macedone, che non lascia scampo al povero Krapikas.

L’intervallo è una benedizione per i liguri che possono rifiatare e ingegnarsi per provare a riaprire un match chiuso dopo appena 45’, o forse mai davvero stato aperto.

Fuori Galabinov, Estevez e Dell’Orco, dentro Agudelo, Leo Sena e Bastoni. Si potrebbe tirare un sospiro di sollievo per l’uscita di Lozano, se non fosse che viene rimpiazzato da Mertens.

La prima mezz’ora della ripresa è noiosa: quando lo Spezia ha il pallone tra i piedi attacca senza troppa convinzione un Napoli rintanato e sazio, quando sono gli azzurri ad averne il possesso dialogano tranquilli coi loro piedi vellutati, pensando solo a non disperdere troppe energie per un incontro già vinto.

Tra il 71’ e il 73’ l’epifania dello Spezia: vengono prodotti due gol dal nulla, o più probabilmente da quel cuore, quella voglia di non mollare mai, quella volontà di colpire strutturatasi su un calcio offensivo rodato ed efficace, che anche in una serataccia invernale fanno capolino e riscaldano i cuori in riva al Golfo dei Poeti.

Acampora sulla sinistra giunge sul fondo e crossa, arriva Gyasi come un fulmine ed è gol della bandiera; ancora Acampora, che è Napoletano e col Napoli è cresciuto anche se è dal 2010, da quando aveva 16 anni, che è in forza allo Spezia, ancora dalla sinistra, calcia dal limite e trova la rete grazie anche a una deviazione di Manolas.

Gli Aquilotti provano a gettarsi in avanti con maggiore convinzione, il Napoli suda un po’ di più, forse teme l’ennesimo ritorno di una compagine che ha saputo mostrarsi quasi sempre indomita, ma alla fine non ci sono altri sussulti, se non una conclusione di Demme. Gennaro Acampora ha provato a fare il San Gennaro e il miracolo, ma per ribaltare un 4-0 non sarebbe bastato il Nume laico a cui è intitolato lo stadio, figuriamoci un santo improvvisato.

Federico Burlando

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