Un buon girone d’andata per Ranieri, nonostante l’incostanza nelle prestazioni

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Decimo posto, a quattro lunghezze dalla coppia che si divide l’ottava piazza: il bilancio di metà stagione arride ad una Sampdoria che, a livello di risultati e piazzamento, è perfettamente in linea con le previsioni, anzi le supera lievemente. La società aveva fissato per questo campionato un obiettivo abbastanza ampio, dall’ottavo al dodicesimo posto, ed è stata finora accontentata. Soprattutto, la lontananza dalla zona calda è tale da procurare sollievo, pensando agli stenti provati lo scorso anno prima dell’avvento provvidenziale di Claudio Ranieri.

Le due vittorie di fila a compimento del girone ascendente hanno consentito di avvicinare notevolmente Verona e Sassuolo. E se gli scaligeri sembrano sempre sul pezzo, gli emiliani stanno perdendo colpi da quasi due mesi ed appaiono tranquillamente raggiungibili. Intendiamoci, arrivare al traguardo ottavi o noni significa iniettare qualche milioncino in più nelle casse societarie pur senza cambiare radicalmente il risultato sportivo, ma provare ad inseguire certe posizioni – nei pensieri al giro di boa – consente di tenere la squadra sulla corda, evitando deconcentrazioni e rilassamenti. Il pericolo infatti è proprio questo: al cospetto di traguardi secondari, con l’area Europa pressoché proibitiva e la salvezza già virtualmente in tasca, si rischia la figuraccia, specialmente quando l’avversario di turno non è particolarmente stimolante. In quest’ottica l’allenatore – efficacissimo la scorsa primavera per firmare una rimonta indispensabile – dovrà dimostrarsi altrettanto convincente a livello psicologico.

La squadra ha rispettato le attese con un andamento ondulatorio, compiendo più di un capolavoro contro le grandi e inciampando spesso di fronte alle pericolanti, anche se gli ultimi due verdetti – Udinese e Parma battute – hanno sancito una gradita inversione di tendenza. Se col tempo la Samp eliminerà dal proprio repertorio una certa incostanza di rendimento, ecco che ulteriori passi verso l’alto in graduatoria diventeranno realtà. Intanto, un plauso va rivolto alla società, che ha turato con Torregrossa l’unica falla consistente in organico. Tocca al testaccino, adesso, gestire l’abbondanza in avanti alternando l’ex bresciano con Quagliarella così da evitare qualsiasi incrinatura nello spogliatoio. Il capitano è in fase calante e non potrà più garantire la messe di gol prodotta nel passato, ma non può essere buttato a mare sia per questioni morali sia per un discorso prettamente tecnico: la sua esperienza, unita ad un fiuto del gol mai consumato, risulterà preziosissima anche con un impiego meno costante.

Da rilevare, poi, nel consuntivo dell’andata, la rimarchevole riscossa di un Audero spesso miracoloso, ridiventato un portiere meritevole della Nazionale, stavolta quella del Mancio: alle sue parate si debbono parecchi punti. Eppoi, va rilevato il rendimento di Thorsby, che non offrirà giocate deliziose ma è il solo elemento insostituibile: in organico non esiste nessun altro con le sue caratteristiche. Gli altri giocatori si sono dimostrati funzionali al progetto e perfettamente calati nel tema tattico più caro a Ranieri, ma il loro rendimento è stato alterno, con picchi elevatissimi ed altrettante cadute. Neppure il nonno dei nostri allenatori, con decenni di esperienza in panca, è riuscito ad entrare nel cervello di giocatori così balzani.

PIERLUIGI GAMBINO

 

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