Lo Spezia pareggia la Roma al 90’ ma si fa superare per 4-3 al 93’

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Un vecchio adagio dei legionari dopo un’inopinata sconfitta era che non con l’oro si riscattava l’onore di Roma ma con l’acciaio. Il concetto era che niente avrebbe ripagato l’onta della sconfitta se non il vendicarsi dell’avversario. La Roma di Fonseca ha giocato col sangue agli occhi per vendicare l’umiliazione di Coppa Italia di martedì, resa tale non tanto dalla sconfitta in sé ma dall’imbarazzante errore sui cambi, che ha gettato ulteriore discredito su un’eliminazione già pesante. A questa furiosa carica agonistica gli Aquilotti hanno risposto con pari impeto, e quando i capitolini sembravano paghi del risultato e della prestazione sono stati a un passo dal beffarli nuovamente, trovando il pareggio del 3 a 3 al 90’, ancora con l’ex Daniele Verde, artefice pure del terzo gol in Coppa Italia. Il calcio però è matto e imprevedibile, e dopo aver fatto patire i romanisti tutta la settimana gli ha infine regalato la gioia più inaspettata e consolante.

Si può consolare pure Italiano, anche se tutto sommato il punto acciuffato e perduto si va aggiungere alla lunga lista di quelli dispersi nel corso dell’intero campionato.

In Coppa i bianchi si erano imposti con le riserve, ora sono chiamate a eguagliarle i titolari: davanti a Provedel, Dell’Orco-capitan Terzi-Chabot-Marchizza; Estevez-Agoumè-Maggiore a centrocampo; Gyasi-Piccoli-Farias tridente offensivo. Dell’Orco riarrangiato a terzino sinistro a causa della mancanza di effettivi del ruolo.

La Roma curiosamente stavolta si presenta con delle riserve a causa dei tanti infortunati: manca il temibile Dzeko, che ha pure litigato col mister, e lo rimpiazza Majoral, sciaguratissimo in Coppa con almeno 5-6 errori gravi e meno gravi sotto porta; assente infine il fenomenale Mkhitaryan; e assente pure Pedro, normalmente alternativa di lusso. Nel 3-4-1-2 Bruno Peres e Pellegrini a supporto di Majoral e Villar e Veretout alle loro spalle supportati da Karsdorp e Spinazzola.

Parte subito a mille la Roma proprio con quest’ultimo che brucia due marcatori in dribbling e prova a fulminare pure Provedel sul palo più distante, senza riuscirci. Il primo quarto d’ora è un assalto all’arma bianca, in cui i giallorossi sembrano voler mettere in mostra più la volontà di rifarsi che la capacità di farlo, peccano in continuazione di lucidità.

Al 17’ la prima svolta: Majoral al primo tentativo della partita e all’ottavo in due la mette dentro, servito alla perfezione da un cross basso di Pellegrini fuggito sulla fascia quasi fosse il suo omonimo attualmente in forza al Genoa.

Al 24’ però lo Spezia pareggia, rischiando di gettare nella depressione l’intero undici giallorosso: Farias duella con Kumbulla dal limite e riesce a trovare lo spazio per sparacchiare, Lopez però colpevolmente non trattiene e Piccoli rapace lo punisce. Subito dopo annuncia problemi muscolari e al 33’ deve essere sostituito da Galabinov. Tra la rete e la sostituzione un tiro al limite di Pellegrini che esce di poco, i Lupacchiotti si riprendono presto dallo scombussolamento per l’immediato pareggio. Ci prova anche Majoral che supera elegantemente Chabot e poi prova la soluzione di potenza, fuori di poco.

A fine primo tempo ancora Pellerini con un gran destro da fuori, Provedel salva.

I primi dieci minuti del primo tempo sono il coronamento delle ambizioni della Roma: dopo insistenti fraseggi, al 52’ Veretout pesca Majoral in area che salta il portiere e appoggia per il rinnovato vantaggio, al 55’ raddoppia Karsdorp servito alla perfezione da un cross di Spinazzola dall’altra fascia, piombatogli a mezzo metro dalla porta.

Ora è il turno dello Spezia di non lasciarsi andare. Italiano al 58’ fa un doppio campo, Acampora e Bastoni per Maggiore e Dall’Orco, e la squadra sembra ritrovare come per incanto la bussola in un giro di lancette: Galabinov fa la sponda per Farias, che dal limite mette a sedere Smalling e accorcia di precisione.

La Roma capisce che deve chiuderla: spinge e nell’arco di 10 minuti, tra il 68’ e il 78’ si rende 3 volte pericolosa. Prima tenta una replica del primo gol, ma Majoral non è altrettanto preciso sul cross di Pellegrini; poi una conclusione defilata di Veretout impensierisce Provedel; infine il numero uno dei bianchi deve rispondere ancora a Pellegrini, mentre sulla respinta ci prova Peres, trovando solo l’esterno della rete. Nel tourbillon pure un’incursione spezzina su calcio d’angolo, ma Farias non inquadra lo specchio.

Gli ultimi 10 minuti sembrano scorrere senza sussulti, con la Roma che si accorge di non averne più per il colpo del Ko ma che sembra in grado di amministrare tranquillamente, di fronte a degli avversari mai domi ma egualmente stanchi, e tecnicamente inferiori.

Daniele Verde però ci tiene a farsi rimpiangere all’ombra del Colosseo e al 90’ approfitta di uno scivolone di Smalling per bucare Lopez. Sembra essere in procinto di concludersi la settimana più drammatica della storia recente della Lupa quando con un ultimo drammatico assalto i giallorossi la ribaltano ancora, Peres calcia in avanti per Spinazzola che appoggia dall’area per l’accorrente Pellegrini, che finalmente di pura potenza riesce a trovare la marcatura personale. Nemmeno se ci fosse stato il pubblico sarebbe crollato lo Stadio, perché sarebbe già sprofondato per la delusione due minuti prima. E invece la favola doveva ancora terminare, e riservare un’ultima lezione, a entrambe le contendenti, anzi due: le partite si vincono pure prendendo un gol in meno, non solo segnandone uno in più, e sono vinte (o pareggiate) al triplice fischio, mai un minuto di meno.

Federico Burlando

 

 

 

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