Grifo sereno contro un Cagliari disperato, attaccare o attendere?

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Se il Genoa si gioca uno scampolo di salvezza, il Cagliari – e in particolare il suo allenatore Di Francesco – si gioca la vita. Una volta tanto, il Grifo si presenta in campo con una situazione psicologica favorevole e una maggiore serenità: un presupposto da capitalizzare al meglio.

Guai però a dare i sardi per morti e sepolti. A volte gli animali feriti sono i più battaglieri e possono trovare energie impensabili. È vero anche il contrario: in altre circostanze, la sfiducia figlia di una serie di sconfitte consecutive, accresce la fragilità mentale e – specialmente di fronte a qualche iniziale disavventura – porta ad un défaillance irrimediabile.

Inutile, forse, aggiungere che mai come stavolta un golletto all’attivo nei primi minuti potrebbe spianare la via del Genoa e far precipitare nella crisi più nera gli isolani. Tra il dire e il fare, però, c’è l’orgoglio – o anche la forza della disperazione – di una squadra che, se si valutano le sue individualità, dovrebbe pascolare in bel altri terreni di classifica. I “nomi”, però, nel nostro calcio non sono più un’automatica premessa di vittorie, ed ecco che gente prestigiosa come Godin, Nainggolan, Joao Pedro, Simeone e qualche altro vecchio califfo non è più sufficiente a fornire le necessarie garanzie. Indubbio che gli isolani paghino anche il talebanismo di un allenatore che, da sempre avvezzo al 4-3-3, ha sposato di contraggenio il 4-2-3-1- e il 4-3-2-1, che in teoria più si attagliano alle caratteristiche dei suoi giocatori. Da qui un corto circuito che potrebbe costare la panchina al mister abruzzese.

Il Genoa, galvanizzato dall’inatteso pareggio di Bergamo, ha i mezzi per continuare il momento magico, ma si trova di fronte all’ennesimo bivio. In teoria, dovrebbe provare a comandare la partita, ma ne ha le qualità? Col Bologna, in un match simile a questo, Badelj e compagnia lasciarono agli avversari il comando delle operazioni e trovarono due gol pesantissimi in contropiede. Stessa tattica al Gewiss Stadium, dove i rossoblù, sfruttando gli spazi, sfiorarono spesso il vantaggio nel primo tempo per poi difendersi alla perfezione nella ripresa.

Il Cagliari propone un altro modello calcistico, più proteso alla tecnica e alla velocità negli spazi e, pertanto, meno prevedibile, Ha però una pecca, sul quale il Genoa può puntare: la permeabilità difensiva condita da una certa ingenuità di alcuni singoli.

Formazione. Ballardini ha ormai trovato la quadra, pur senza spegnere alcune incertezze. Salvo sorprese, Cyborra dovrebbe ancora essere confermato sulla fascia sinistra del centrocampo, con capitan Criscito ancora in terza linea, al fianco di Masiello e Radovanovic. In mediana, ormai inamovibili Badelj e Strootman (e ci mancherebbe…), qualche dubbio riguarda il terzo prescelto, anche se Zajc – opposto stavolta ad elementi meno strutturati fisicamente – appare favorito rispetto a Behrami e Lerager. In avanti, con la piena disponibilità dell’ex acciaccato Destro, nessun dubbio riguardo al suo ritorno in coppia con Shomurodov.

Due parole sul mercato. La società non si opporrà certamente alla partenza di Scamacca, non più considerato strategico, ma solo a patto che arrivi un pari ruolo tra l’atalantino Lammers e l’argentino Gaich, un pallino del Prez, in forza al Cska Mosca. Quanto al centrocampo, dissentiamo da chi contesta il club per il passaggio di Sturaro al Verona, Il sanremasco avrebbe le migliori caratteristiche per colmare la sola lacuna rimasta, ma la sua fragilità fisica, dovuta alle operazioni subite, lo rende inaffidabile. Pure Lerager sarebbe in partenza, ma solo in via definitiva, per soldi: da qui la difficoltà a concludere. Il reparto, su indicazione di zio Balla, andrebbe insomma smagrito, anche se l’acquisto in extremis di una mezzala “di gamba” – peraltro difficile da reperire – verrebbe utile per completare una squadra titolare di tutto rispetto.

PIERLUIGI GAMBINO

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