Samp-Udinese ha evidenziato come indispensabili… l’assente Thorsby e il neo acquisto Torregrossa

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“Datemi un portiere che para e un centravanti che segna…”. Nereo Rocco, pragmatico e sintetico, racchiudeva in una manciata di parole l’essenza del calcio, che vale tuttora. Contro l’Udinese, in una serata dai contorni contraddittori, la Samp dapprima ha trovato un Audero miracoloso nell’alzare la manona e, da terra, respingere la conclusione a colpo sicuro di Mandragora, e successivamente un sontuoso Torregrossa che ha bagnato l’esordio in casacca blucerchiata con un’irresistibile incornata, valsa la vittoria.

Per un’ora la truppa di Ranieri ha vagato per il campo senza una meta. Nel primo tempo, oltre all’episodio di cui sopra, ricordiamo una clamorosa palla gol fallita dagli ospiti in mischia e la spingardata di De Paul – campione degno di altri palcoscenici – andata ad infrangersi contro la sbarra. Sul fronte doriano, ad essere generosi, ricordiamo soltanto una girata da applausi di Quagliarella sventata dal guardiano ospite Musso. A tutto ciò aggiungiamo il vantaggio, sino a quel momento legittimo, dei friulani al 10′ della ripresa: fantastico ancora l’argentino, ma al centro si era aperta un’autostrada troppo invitante per non essere percorsa sino alla…meta.

Un’ora di traccheggi doriani, appena meglio rispetto alla prestazione offerta al Picco. Mancava Jankto, ma più che quella del ceko si avvertiva la mancanza di giocatori lasciati colpevolmente in panca da mister Ranieri, il cui unico merito è stato quello di cambiare corso alla gara quando era ancora possibile raddrizzare il risultato. Rinfrescata in mezzo e in avanti, la Samp è risorta dalle ceneri ribaltando la situazione grazie al rigore procurato e trasformato da Candreva e alla prodezza aerea dell’ultimo arrivato.

La sfida coi friulani ha consentito di riscattare la pagina triste del Picco, sebbene non potesse mutare le prospettive di classifica. È stata tuttavia utilissima per puntellare alcune realtà ormai incontrovertibili. La prima riguarda l’indispensabilità di Thorsby, spedito in panchina dopo la prova precedente, macchiata dal penalty regalato agli aquilotti. Il suo rimpiazzo Andrè Silva non ha sfigurato e neppure Ekdal è stato disastroso, ma né l’uno né l’altro sono fisicamente tonici e hanno propensione alla copertura. I due si assomigliano, svolgono un gioco simile, ma non marcano a proteggono a dovere la difesa: se di fronte troviamo un campione come De Paul, ecco che gli equilibri saltano e i rischi di capitolazione crescono. Non è un caso che nel finale di gara, quando l’Udinese cercava il pareggio, il norvegese abbia recuperato parecchi palloni scottanti.

Ed eccoci all’attacco. Condannare Quagliarella – 38 anni tra qualche giorno – ad una partnership con un giocatore leggerino quale Verre o Damsgaard è una… cattiveria. Il capitano, il cui declino è fisiologico, ha assoluto bisogno di un attaccante puro al fianco: altrimenti, meglio accantonarlo.

Ciò premesso, Keita, pur altalenante nel rendimento, non si può discutere e va lasciato in campo anche dopo una recita sottotono e Torregrossa si avvia a diventare un punto fermo dell’undici titolare. Non sarà un fromboliere, ma in area si fa rispettare e ha nel colpo di testa la principale specialità. Il suo arrivo va accolto con le campane a festa poiché può corroborare le ambizioni blucerchiate nel girone di ritorno. Un acquisto mirato, che verrà utilissimo e che, semmai, alimenta qualche rimpianto e pone un interrogativo: cosa avrebbe combinato la Samp se la cessione di Zapata – difficilmente evitabile, data la lucrosa contropartita sul tavolo – fosse stata compensata dall’ingaggio di un centravanti strutturato? Inutile, però, rivangare il passato. L’importante sarà, da qui a maggio, schierare già dal primo minuto la formazione più affidabile, senza troppe rotazioni, evitando così di regalare all’antagonista di turno mezza partita o anche più.

                                PIERLUIGI GAMBINO

 

 

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