Lo Spezia in 10 dal 9’ strappa il pareggio al Torino

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Italiano è sicuramente una specie di enfant prodige tra gli allenatori italiani, 2 anni da professionista e 2 promozioni inaspettate, dalla C alla B col Trapani e poi quell’anno dello scorso con lo Spezia. I suoi moduli sono avvincenti come il calcio che propone, organizzato ma divertente. I suoi Aquilotti però non avrebbero potuto spingersi così distante senza un cuore grande come tutto il Golfo dei Poeti.

Tale focoso spirito battagliero spesso ha fatalmente portato a dimenticare la cautela, facendo lasciare sul campo punti che sembravano acquisiti dopo esser parsi irraggiungibili in prima istanza; ma in ultimo ha condotto a 4 punti che se sarà salvezza, saranno decisivi. Prima la vittoria al Diego Armando Maradona, stringendo i denti ma anche i pugni sulle conclusioni di Lozano e compagni, ora il punto contro la rivale sulla carta più forte nella lotta a non retrocedere.

Il Torino è in effetti una delle poche squadre che non hanno nulla da imparare dallo Spezia su come disperdere punti, e tutto sommato non essere riusciti a vincere una squadra tecnicamente meno forte nonostante la superiorità numerica dal 9’ lo conferma. Il merito, o la colpa, resta comunque dei ragazzi di Italiano. Sono stati infatti loro ad andare più spesso vicini a conquistare i 3 punti, e forse questo dice più sulla loro determinazione e coesione che sulle evidenti lacune degli avversari di giornata.

Il mister gli schiera ancora una volta col 4-3-3: Vignali-Terzi-Chabot-Marchizza davanti a Provedel, tridente di mediana Maggiore, Agoumè, Pobega, quindi Piccoli e Gyasi a supporto di Farias.

Giampaolo pure si affida al suo classico spartito: 3-5-2, con Verdi dietro Belotti, l’ex genoano Izzo a guidare la retroguardia e l’ex doriano Linetty factotum del centrocampo.

Pronti, via, al 6’ il fattaccio che decide il match: Vignali entra duro su un altro ex Samp, Murru. L’arbitro Fabbri propende per il giallo ma lo richiamano al Var e riguardando le immagini al rallentatore si persuade per il rosso.

Lo Spezia ora deve scalare le 3 Cime di Lavaredo, ma Italiano non effettua cambi: scala Maggiore sulla fascia destra in posizione inedita ed è 4-2-3, con l’atletico Gyasi chiamato a sfiancarsi in un esulcerante lavoro di raccordo.

Tra il 17’ e il 18’ sembra tutto finito: Pobega si prende il giallo per un duro tackle al limite della propria area di rigore, sulla punizione Singo va in gol ma era in netto fuori gioco.

Italiano si decide a cambiare: fuori Farias, dentro Estèvez, si passa al 4-3-2.

Il Torino prova ad accelerare ma lo Spezia resta ordinato e aggressivo, non si vedono gli effetti dell’uomo in meno e addirittura sono i bianconeri a rasentare il vantaggio al 34’: scatta Gyasi ma Sirigu lo ferma in uscita, sopraggiunge Piccoli sulla respinta ma il numero uno granata replica repentino la parata.

Nella ripresa finalmente il Toro carica: al 54’ Verdi calcia da 20 metri e sfiora il gol. Al 65’ però è di nuovo lo Spezia a sfiorare il colpaccio: Pobega ruba palla a Singo e serve Marchizza che, solissimo ma dal limite, sparacchia alto un’occasione ghiottissima.

S’infittisce l’inconcludente possesso palla dei piemontesi, con gli Aquilotti fisiologicamente costretti a cedere terreno ma ostinati a non concedere un palmo di terreno finché avranno la forza per difenderlo, e anzi attenti a sfruttare il minimo pertugio per trasformare una vittoria tattica in un completo trionfo.

Italiano si spende i suoi ultimi 3 cambi solo al 87’, ma nessun intervento da una parte e dall’altra sembra cambiare l’inerzia del match sino agli ultimi minuti da batticuore. Prima Ansaldi calcia dal limite al 90’ scheggiando il palo, poi Belotti al 93’ elevatosi solissimo a centro area di testa non riesce a spiazzare Provedel, inoltrando la sfera tra le sue braccia. Ancora due giri di lancette e poi, tra le grida di soddisfazione scaccia tensione, qualche bonario dubbio: che siano stati due punti persi? Questo Spezia non si accontenta mai.

Federico Burlando

 

 

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