Rinvio apertura stagione invernale. La preoccupazione delle stazioni sciistiche

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L’ultimo DPCM delude le attese riposte da molti operatori del turismo invernale. Dalla stazione di Artesina, viene lanciato l’ennesimo appello alla massima attenzione nei confronti di questo settore che, come altri, versa in stato di grave sofferenza.

“Non abbiamo la pretesa di interferire con le decisioni del Governo, né di sostituirci agli scienziati che stanno studiando l’evoluzione della pandemia e abbiamo massimo rispetto delle vittime del virus e degli operatori economici altrettanto disagiati da quanto accade.
Prima che il cielo ci donasse tanta neve naturale abbiamo speso migliaia di euro per produrre neve artificiale, abbiamo provveduto alle manutenzioni di tutti gli impianti di risalita perché fossero pronti al semaforo verde, abbiamo investito nel potenziamento dell’acquisto dello skipass online per evitare gli assembramenti alla casse, abbiamo investito tempo per studiare protocolli per la gestione in sicurezza degli spazi adiacenti agli impianti e abbiamo preparato a dovere tutte le piste”.
APERTURA – “I nostri esercenti sarebbero pronti ad aprire con tutte le limitazioni di sicurezza previste, ad attrezzarsi per il solo asporto e hanno investito per rilevare gestioni o ristrutturare i propri locali. Abbiamo tenuto e stiamo tenendo in scacco i nostri collaboratori stagionali, i nostri operatori turistici e gli albergatori, di rinvio in rinvio, tutto a costi economici e umani elevatissimi. Non vogliamo arrogarci il diritto di aprire a tutti i costi, ma abbiamo il diritto di programmare la gestione delle nostre risorse ormai ridotte al minimo.
Vogliamo solo chiarezza, perché l’ennesimo rinvio dell’apertura degli impianti altro non fa che alimentare confusione e disagio che probabilmente con una decisione ferma e definitiva, per quanto potesse sembrare impopolare, si sarebbero potuti evitare.
Siamo ancora costretti a chiederci se tra un mese potremo aprire a 2/3 di stagione trascorsa, quando basterebbero subito 2 lettere…

SI o NO – Se SI, saremo pronti come lo saremmo stati il 7 e il 18 gennaio.

Se NO ditecelo subito, così pur nella massima disperazione potremo dare una risposta definitiva a chi dipende dalla nostra attività, congelare la nostra gestione e riprogrammarla con tutti i nostri operatori per il prossimo inverno, nella speranza di ritrovarli tutti sopravvissuti all’epidemia…e alla fame.

Meritiamo rispetto e chiarezza…SI o NO?
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