GS Aragno: “Ristori inadeguati, emergenza economica avrà conseguenze sociali”

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Dalle piscine “I Delfini di Pra”, il presidente del GS Aragno Stefano Pitale e il direttore dell’impianto Marco Ghiglione scrivono una lettera aperta inerente le gravi condizioni in cui versano gli impianti sportivi.
“Siamo consapevoli che la priorità del Paese è il contenimento della pandemia e le conseguenze economiche e sociali che ha drammaticamente posto.

Ciò detto pare però che, nel novero dei problemi, nessuno consideri una gravità le condizioni in cui versano gli impianti sportivi; una vera e proprio emergenza economica che va valutata anche per le valenze sociali che le varie attività svolte rappresentano.

Tanto più in tessuti urbani e periferici privi di alternative praticabili e caratterizzati ormai per una diffusa e rassegnata frustrazione: stato d’animo che colpisce particolarmente i giovani già privati d’autorità, senza spazi di interlocuzione, per l’insipienza e la miopia di coloro che, a vario titolo, decidono le sorti del paese del diritto all’istruzione che sempre più per effetto delle privazioni, senza opzioni, a muoversi, interagire con compagni e insegnanti, sostanzialmente a crescere come donne uomini e cittadini, esprimono sempre più spesso il loro disagio con comportamenti incongrui.

Il nostro impianto, gestito dal 2006 dall’A.s.d. G.S. Aragno si trova nella periferia di Genova, è un impianto fra i più importanti della città e della regione.

I cosiddetti ristori sono stati pochissimi e, ovviamente, inadeguati.

a Cassa integrazione ci ha aiutato, Comune e Regione hanno dato un segnale ma sussistono costi ineludibili che per impianti della dimensione del nostro sfiorano i 10000 euro/mese: nonostante gli ingenti investimenti per l’adeguamento alle procedure necessarie al contingentamento e alla sanificazione l’impianto, nel 2020, è rimasto aperto 6 mesi scarsi.

o Sport, come la scuola, ha bisogno di maggiore attenzione; l’attività fisica è fondamentale per il mantenimento di un equilibrio psicofisico ottimale. Il silenzio del governo sulla situazione dello sport dilettantistico e amatoriale, al pari del trattamento riservato ad altri settori, anche qui con stupefacente stolidità, ritenuti non essenziali quali musei, teatri, cinema, realtà che consentirebbero tra l’altro di garantire misure di sicurezze molto più efficaci di altre per le quali non si è ritenuta necessaria la chiusura, è assordante, umiliante e mortificante.

Un ambito che evidentemente è ritenuto marginale e che quindi non fa parte delle attività considerate indispensabili a garantire la stabilità psicofisica dei cittadini e la tenuta del paese per le quali si spendono parole, propositi e promesse peraltro raramente mantenute e perciò relegato in posizione subalterna nei vari provvedimenti adottati, nel tentativo vano, di garantire salute ed economia contemporaneamente.

Situazioni note che però, dopo quasi 1 anno di sacrifici, cominciano a pesare sempre più.
Task force, commissari straordinari, conflittualità tra enti per attribuzioni evidenti, litigiosità tra forze politiche e di governo, quando sarebbe necessario uno sforzo unitario, non fanno che accrescere disincanto, passiva ineluttabilità di un destino che pare ormai segnato per tanti, troppi cittadini.

Su questo vorremmo mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e di tutti coloro che hanno a cuore il futuro delle nuove generazioni e delle fasce più deboli che, nello sport, trovano una preziosa alternativa alla ormai troppo diffusa “sindrome della capanna”
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