Torregrossa importante e utile investimento, ma urge un cambio di mentalità

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È la Samp delle eterne contraddizioni. Proprio mentre la società sta rispondendo alle attese, la squadra le tradisce a La Spezia.

Da mesi si scrive che nell’organico blucerchiato mancano un rimpiazzo per Augello ed una prima punta strutturata. Ebbene, Torregrossa è giù arrivato a colmare la lacuna in avanti e per completare la difesa è ad un passo il ventunenne Sy, francese di colore, prospetto interessantissimo.

Quanto al bomber proveniente dal Brescia, non si tratta di un nome che susciti l’entusiasmo in una tifoseria esigente come quella doriana, nel calcio d’oggi, economicamente steso dalla pandemia, sarebbe stato difficile per chiunque centrare obiettivi più ambiziosi. Torregrossa ha 28 anni e mezzo e i 7 milioni spesi per il cartellino non rappresentano un’inezia: a molti appaiono un’esagerazione, ma quando si tratta un attaccante, è quasi impossibile chiudere con quotazioni meno elevate.

Si tratta di un acquisto per il presente e in parte per il futuro, così da ovviare in prospettiva al distacco progressivo da Quagliarella e alle partenze di La gumina (forse già in questa sessione) e Ramirez. Non aspettiamoci giocate da fuoriclasse né gol a profusione, ma le caratteristiche del siciliano sono ideali per colmare un’annosa lacuna.

In proposito, la gara del Picco docet. Per lunga pezza la Samp, invece di giocare palla rasoterra sfruttando la superiorità tecnica, ha cercato di eludere l’asfissiante pressing dei bianchi con continui lanci lunghi e alti, come se in prima linea lo scattante ma non strutturato Keita e il guizzante ma leggero Damsgaard potessero vivere di prepotenza. Ecco, Torregrossa sarebbe sicuramente servito.

Intendiamoci, anche senza un uomo d’area i blucerchiati avrebbero potuto e dovuto imporsi sui cugini levantini, assai più modesti qualitativamente, ma Ekdal e compagni hanno assolutamente sbagliato partita, offrendo una prestazione agonisticamente dimessa. Se escludiamo i primissimi minuti, in cui lo Spezia ha faticato ad ambientarsi, e gli sterili tentativi verso il fischio finale, la Samp è stata soggiogata da un avversario assai più determinato e voglioso. Meritano caldi elogi gli uomini di Italiano, ma i rivali del capoluogo li hanno favoriti in mille modi.

Come spiegare la clamorosa metamorfosi tra la squadra che ha piegato i secondi della classe e quella, non così differente a livello di interpreti, che ha ammainato bandiera di fronte ad una pericolante? Può essere che la fatica infrasettimanale si sia fatta sentire, che Keita abbia accusato un calo fisico comprensibile, che Bereszynski – tornato titolare – sia stato condizionato da una forma ancora scadente, ma certe attenuanti sono comprensibili sino ad un certo punto.

Più che handicap di ordine fisico, la Samp ha probabilmente pagato un’impasse psicologica, una sindrome da appagamento che tradizionalmente imprigiona l’intero ambiente blucerchiato in certe situazioni. Quante volte è successo, anche negli scorsi campionati, che la squadra cara a Ferrero, se priva di pressanti esigenze legate alla classifica, si sia infilata nel tunnel dell’incostanza? I blucerchiati attualmente viaggiano nel mare calmo del centroclassifica, lontano dagli spifferi maligni della zona retrocessione ma anche dalle zone più assolate della graduatoria, quelle che autorizzano sogni europei.

Dove trovare la spinta emotiva a spaccare il mondo se non nel blasone dell’avversario di turno? Basta nominare la parola Inter per sentirsi addosso stimoli speciali, mentre se pensi ad una provinciale come lo Spezia la risposta sul campo non è identica. Un cambio di atteggiamento che caratterizza gran parte delle formazioni ma che nell’ambiente doriano, da sempre placido e raramente in ebollizione, si accentua. Non è così casuale, insomma, che la Samp si stia rivelando fortissima con i forti e mansueta, quasi arrendevole, con le deboli. E sotto quest’aspetto, mister Ranieri, che ha meriti infiniti, fatica a indossare i panni del galvanizzatore.

Aspettiamoci dunque altre prove esaltanti, intervallate da periodi di obnubilamento, almeno sinché la classifica non dovesse mutare sensibilmente, in meglio o in peggio. In attesa di riprova, il testaccino dovrà scacciare le diffuse perplessità che accompagnano i suoi cronici ritardi nelle sostituzioni in corso d’opera. Anche alla Spezia il ricorso ai panchinari è scattato nell’ultimo quarto d’ora, come se in precedenza la squadra avesse destato meraviglia. E sabato sera a Marassi arriva l’Udinese, un’altra compagine di bassa lega. Serve un riscatto su ogni fronte: del risultato, dell’atteggiamento, della prestazione, da parte dei giocatori e anche del tecnico.

PIERLUIGI GAMBINO

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