La Samp è cresciuta dall’anno scorso ma manca di continuità e ricambi

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Nella serata in cui lo Spezia vince la sua prima storica partita in serie A al “Picco” della sua storia, la Sampdoria si conferma squadra femmina, incapace di capitalizzare e trasformare in energia positiva l’inaspettata, meritata e splendida vittoria di cinque giorni prima contro l’Inter. Due passi indietro inaccettabili per la squadra di Ranieri, che ha nella mancanza di continuità una caratteristica ormai assodata in questa strana stagione senza pubblico, e il navigato tecnico romano ha sicuramente le sue responsabilità, lo scorso anno è stato il fautore dei cinque cambi durante le partite ed in questa stagione è spesso incapace di cambiare l’inerzia delle partite, attingendo ad una rosa più ampia e qualitativa della squadra precedente.  Dopo dieci punti nelle prime sei partite, frutto di una rimonta subita nella prima in casa contro il Benevento ma anche dello splendido filotto di tre vittorie consecutive contro Fiorentina ed Atalanta in trasferta e Lazio a Marassi e del pari subito in rimonta dal Genoa, con 11 reti segnate e 9 subite, ne sono arrivati altrettanti nelle altre undici partite, con tre sole vittorie (oltre a quella sui nerazzurri, a Verona ed in casa contro il fanalino di coda Crotone) , un pari nella Torino granata e ben sette sconfitte, di cui tre contro squadre che si trovano alle spalle della formazione blucerchiata, come Cagliari, Bologna e Spezia , con 15 gol fatti e ben 18 subiti, tutte sconfitte di misura ma spesso rimontati dagli avversari a parte Cagliari dove arrivò una sconfitta per 2-0 (tra l’altro l’ultimo successo per la squadra di Di Francesco, oltre due mesi fa…).

Dopo che nella scorsa stagione Ranieri, arrivato al capezzale di una squadra ultima in classifica e capace di risollevarla capitalizzando al massimo certe partite e mantenendo spesso la porta di Audero inviolata, era riuscito a trasmettere ai suoi quella grinta e capacità di lottare che non è mai stata una caratteristica doriana neanche in tempi sportivamente più felici, in questa stagione troppo spesso Quagliarella e compagni sono scesi in campo privi di quella voglia, concentrazione ed attenzione fondamentali per non pagare dazio nella massima serie, contro qualunque avversario. La rosa è ampia ma costruita con ruoli in cui c’è abbondanza di scelta ed altri in cui non ci sono alternative, si sono pagati i troppi infortuni di giocatori che avrebbero potuto essere determinanti e lo scarso impiego di altri che si sono tremendamente involuti rispetto alla scorsa stagione, Gabbiadini e Ramirez in primis, fondamentali per la risalita della scorsa estate in classifica. Ci si attendeva molto dai nuovi arrivi, il terzetto formato da giocatori di qualità quali Silva, Candreva e Keita per varie ragioni non hanno reso al meglio, capitan Quagliarella ha dovuto sostenere da solo il peso dell’attacco per molte partite e la difesa non ha quasi mai trovato la giusta quadratura, lasciando spesso gli avversari troppo liberi di colpire davanti ad Audero, che sta disputando la sua migliore stagione al netto di qualche indecisione nelle uscite.

Le partite contro l’Udinese sabato al “Ferraris” e la trasferta di Parma che chiuderà la fase ascendente dovranno definitivamente dirci quale girone di ritorno attende una squadra che paga sicuramente il difficile momento societario ma che deve trovare dentro di sé, ed in questo deve essere fondamentale il tecnico romano, le risorse necessarie per non venire pericolosamente risucchiata nella parte destra più bassa di una classifica che è in continua evoluzione.

MARCO FERRERA          

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