Genoa in zona salvezza, dove ha migliorato Ballardini e cosa gli serve dal mercato

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Per la prima volta dopo mesi di atroce sofferenza il Genoa si è messo alle spalle tre formazioni. Una situazione idilliaca se paragonata a quella che Davide Ballardini rilevò dal suo predecessore Maran. In una serie A caratterizzata dall’andamento lento di parecchie pericolanti, i 7 punti raccolti in soli quattro match delineano non solo un’inversione nel trend ma soprattutto un progresso pazzesco a livello di classifica. Il gruppone là in fondo, intanto, si è ingrossato, e questo comune destino giova senz’altro ad un Grifone in crescita.
Due sono i meriti precipui da riconoscere al tecnico romagnolo. Il primo, che sfugge a molti, si richiama ad una scossa nella preparazione fisica. Gli allenamenti adesso sono più tirati ed intensi e consentono alla squadra ben altro rendimento in capo sotto forma di brillantezza nei movimenti e anche di durata. Con Maran evidentemente i giocatori lavoravano in modo insufficiente.
La seconda novità riguarda la tattica e l’atteggiamento. Zio Balla ha sistemato parecchie cosucce a livello di posizioni in campo e in tema di mentalità: parecchi timori si sono dissolti, qualche smarcamento in più si avverte ed è pure cresciuta la propensione al pressing alto.
Insomma, si è voltato decisamente pagina. Ora il Genoa ha il pregio del cinismo in zona gol, favorito da a nuova tendenza alla verticalizzazione immediata, al gioco negli spazi, cercando di incidere nel ventre molle degli avversari, in specie quando si spingono eccessivamente in avanti.
Chiaro, gli amanti dell’estetica e dello spettacolo continueranno a storcere il naso. Si rassegnino: il Grifone non è e non diventerà mai una compagine scoppiettante e gradevole alla vista. E difficilmente riuscirà a trasformarsi in padrone delle partite, con percentuali elevate di possesso palla. Per ottenere certi risultati occorrerebbe cambiare mezzo organico missione impossibile.
Quattro match sono comunque bastati al tecnico per identificare i limiti dell’attuale squadra e, di conseguenza, per richiedere un sollecito intervento della società sul mercato.
Strootman, prima di infortunarsi seriamente al ginocchio sinistro, rientrava nell’élite dei centrocampisti europei. Adesso, a 30 anni, non può più fare la differenza ad alti livelli, ma da qui a sostenere che non possa prendere in mano il Genoa ce ne passa. L’olandese può dispensare carisma, esperienza internazionale, personalità a piene mani. Saprà alternarsi a Badelj in cabina di regìa ed anche affiancarlo, facendo leva anche sul suo fisicaccio, adatto a dominare il gioco aereo. Che sia l’uomo più ad adatto a colmare le annose lacune rossoblù, però, va verificato sul campo. A Balla servirebbe come il pane una mezz’ala incursore, dotata di fisico e corsa: qualità che nell’attuale rosa genoana troviamo solo in Sturaro, condizionato però da vecchi acciacchi, coi quali dovrà sempre convivere.
Basterà Strootman a girare l’interruttore? Si vedrà. Di certo, l’inserimento a sorpresa dell’acerbo Eyango, presto sostituito per inadeguatezza, è stato un segnale inequivocabile: i vari Lerager, Rovella, Behrami (per non citare Cassata, da mesi e mesi fuori dai radar), Sturaro non soddisfano le esigenze del nuovo allenatore, che bussa a rinforzi.
Anche in difesa serve assolutamente un rinforzo, così da ovviare anche ad una carenza numerica e tecnica. Col Bologna l’intero reparto è stato inappuntabile, ma i limiti spaventosi dell’attacco avversario hanno cancellato all’origine qualsiasi tipo di insidia. Non sempre le prime linee rivali si riveleranno così inermi, in specie se provviste di giocatori veloci in progressione e rapidi nello stretto. Senza contare che nelle idee di Ballardini rientra un avvio di manovra dalle retrovie: ergo, servirebbe un gendarme dai piedi educati e dalla spiccata visione di gioco.
Solo con i due ritocchi ritenuti indispensabili – da aggiungere ai passi avanti garantiti dal cambio di guida tecnica – il Genoa tornerà pienamente in carreggiata, ma guai ad illudersi che tutto ciò basti ed avanzi per un campionato tranquillo. Ci sarà da soffrire ugualmente sino a maggio, nella speranza che nel frattempo il Prez proceda a cedere la società. Chiunque lo sostituirà non potrà offrire immediate garanzie di far meglio, ma una fatto è certo: sin quando rimarrà al timone il re dei giocattoli, l’angosciante andazzo degli ultimi anni sarà una condanna per i tifosi genoani.
Nel frattempo è alle porte l’impegno di Coppa chez Juventus. Balla, che ha la testa sul collo, procederà ad ampio turn over, nella consapevolezza che il compito sia proibitivo. C’è da pensare all’Atalanta: sfida stuzzicante, tuttavia da affrontare badando in primis a scongiurare infortuni e squalifiche in vista dell’ultimo capitolo dell’andata, a Marassi col Cagliari: altro crocevia da non fallire assolutamente.
                                          PIERLUIGI GAMBINO
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