Genoa -Bologna e lo Scudetto delle Pistole

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Genoa-Bologna non è mai una partita banale, vanno in campo sedici scudetti ed evoca quanto accaduto quasi un secolo fa, in quel campionato in cui di fatto il Grifone fu privato del decimo scudetto e della relativa stella.

Nel 1925 il fascismo irruppe nel calcio, Leandro Arpinati era il leader dei gruppi di destra bolognesi e si giocarono ben cinque partite per stabilire la vincitrice del raggruppamento della Lega Nord : dopo un successo del Genoa in Emilia e la vittoria dei felsinei a sorpresa sulle sponde del Bisagno, il 7 giugno 1925 si giocò a Milano, in campo neutro, una delle partite più drammatiche della storia per decidere la vincitrice; arbitro dell’incontro Giovanni Mauro, avvocato milanese ed ex calciatore e Genoa avanti di due reti dopo la prima frazione, grazie a Moruzzi ed Alberti II. Nella ripresa l’attaccante bolognese Muzzioli, detto “Teresina”, concluse verso la porta ma Giovanni De Prà, portiere ligure, deviò in corner: numerosi sostenitori bolognesi invasero il campo, sostenendo che la deviazione del portiere avesse fatto terminare la palla al di là della riga e poi uscita attraverso uno squarcio nella rete, le camicie nere accerchiarono il direttore di gara e lo costrinsero a convalidare la rete che di fatto riapriva le sorti dell’incontro. Mauro, che all’epoca era considerato il miglior fischietto italiano, si avvicinò al capitano genoano Renzo De Vecchi dicendogli che in base all’articolo 50 il Genoa avrebbe avuto partita vinta a tavolino e di continuare solo per scongiurare problemi di ordine pubblico, prima del termine gli emiliani pareggiarono le sorti della partita in un clima infuocato e con tanti tifosi a bordo campo.

Ma nel referto Mauro, condizionato dal gerarca Arpinati, che l’anno successivo venne poi nominato presidente della FIGC e rimase in carica fino al 1933, praticamente cambiò opinione non menzionando quasi dell’invasione e la Federazione ordinò la ripetizione di quella gara.

La quarta partita si giocò a Torino il 5 Luglio e finì ancora in parità , con furibondi scontri alla stazione di Porta Nuova, con i treni speciali delle due tifoserie affiancati, partirono alcuni colpi di pistola dal treno dei bolognesi e due tifosi genoani feriti furono portati in ospedale; si sarebbe dovuto disputare la quinta partita a porte chiuse ma le autorità cittadine torinesi non concessero il permesso e quindi si decise di giocare a Milano, in un campo di periferia, alle 7 e mezza di mattina il nove agosto, una decisione imposta proprio da Arpinati in un consiglio federale. Il problema fu che vennero avvisati solo i bolognesi, dirigenti e calciatori genoani, che si trovavano in vacanza, vennero avvertiti soltanto nell’imminenza del match e si presentarono in quella mattinata estiva milanese chiaramente fuori forma, erano presenti alla partita solo pochi giornalisti con il terreno di gioco circondato da carabinieri a cavallo ed il Bologna s’impose facilmente per due a zero, approdando alla finale contro l’Alba Roma, superata poi con una doppia vittoria sia all’andata che al ritorno e conquistando il primo scudetto della sua storia, lo scudetto delle pistole, privando di fatto il Genoa del decimo sigillo.

                                              MARCO FERRERA

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