Col Sassuolo il Genoa si è lasciato condannare dagli episodi

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Nel calcio, spesso, contano più gli episodi delle prestazioni. Il Genoa brilla complessivamente più dello strombazzato – ma in netta flessione – Sassuolo, al quale però lascia l’intera posta per due smagliature difensive davvero imperdonabili. Negli occhi di qualsiasi addetto ai lavori restano le immagini di un Grifone abbastanza autoritario, per nulla inferiore nello sviluppo della manovra e lontano dalle malattie gravi emerse nei tempi maraniani, ma la “mano” del nuovo allenatore, col tempo, dovrà spingersi oltre. Certo, se Scamacca in apertura avesse centrato il bersaglio grosso invece che il palo, il match avrebbe assunto altri connotati: jella sì, ma soprattutto un errore del giovane centravanti (ex di turno), che fatica ad uscire da un periodo buio. Per non parlare della fatale incertezza di Masiello, costata il primo vantaggio neroverde e la dormita generale di Goldaniga, Criscito e Zappacosta sul fatale raddoppio dei locali nel finale.

Così, la prova accettabile della squadra passa in subordine al pari della pregevole segnatura di uno Shomurodov sempre più brillante ed incisivo, divenuto ormai un perno dell’undici base ed un pilastro sul quale fondare la rincorsa salvezza. Resta da individuare il suo partner ideale, che non sembra essere Pjaca, ancora una volta impalpabile. Il ballottaggio tra Destro e Scamacca, che il trainer ha deciso di alternare, in teoria è una ricchezza ma potrebbe diventare, a gioco lungo, un fastidio. Il primo vede maggiormente la porta, il secondo ha più qualità e fisicità ma minor cinismo: per ora, nessuno dei due appaga l’allenatore.

Meritano una riflessione le pacate critiche di mister Davide ai suoi giocatori nel dopo gara. Lui pretende maggiore coraggio e personalità in fase propositiva, oltre ad una superiore capacità di recuperare palla più vicino alla porta avversaria. Peccato che i suoi desiderata cozzino in modo violento con le caratteristiche di gran parte dei giocatori, mediamente lenti, compassati e timorosi di scoprirsi le spalle. Innegabile che a centrocampo manchi il necessario dinamismo, specialmente nella zona mediana e che i difensori, tutti o quasi in là con gli anni e inabili al pressing alto, preferiscano restarsene in trincea piuttosto che contribuire attivamente alla manovra.

La sua severa analisi suona come un indiretto appello alla società affinché intervenga con la necessaria celerità sul mercato di riparazione. Servono come il pane due difensori non in là con gli anni, rapidi e propensi al pressing alto e alla costruzione e almeno una mezz’ala dotata di brillantezza e capacità di inserirsi in zona gol. Operazioni indispensabili per acchiappare l’ennesima sofferta salvezza e che almeno una tra Parma e Cagliari finisca nel precipizio in cui appare avviata.

La permanenza in A tuttavia passerà principalmente dagli scontri diretti. Finora, con Maran al timone, il Grifo li ha falliti quasi tutti, ma c’è la speranza che il romagnolo inverta la rotta, a cominciare dal delicatissimo anticipo marassino contro il Bologna, avversario certamente alla portata. Una gara da vincere ad ogni costo, ma non priva di spigolature. I petroniani in avanti si affidano a giocatori rapidini e ficcanti: i clienti peggiori per gendarmi compassati come quelli genoani. In compenso, la retroguardia emiliana appare tutt’altro che invulnerabile: vantaggio da sfruttare.

La formazione iniziale cambierà nuovamente. Behrami, che ha riposato a Reggio (non può reggere tre gare in una settimana, data l’età), si candida come gregario di Badelj, forse in coppia con Lerager, mentre indietro – considerata la squalifica di Goldaniga – ci si avvia a confermare il solito trio e in avanti Destro dovrebbe tornare al fianco dell’ormai inamovibile Eldor. Sperando che basti per tornare a vedere l’uscita dal tunnel.

PIERLUIGI GAMBINO

 

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