Samp-Inter, un’imprevedibile Classica della Serie A

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Ho cominciato a seguire il calcio prima ancora di andare alle elementari, parliamo di metà degli anni sessanta e quindi sono cresciuto con le imprese in bianco e nero della grande Inter, quella di Angelo Moratti presidente, di Helenio Herrera allenatore, di Sarti, Burgnich e Facchetti, di Armando Picchi, di Jair, Sandrino Mazzola e Luis Suarez. Sampdoria e Genoa non lottavano per lo scudetto e l’arrivo nella nostra città dell’Inter mondiale era spesso foriero di sconfitte brucianti, anche se nel racconto di papà e di chi aveva qualche anno più del sottoscritto veniva spesso citata una partita di qualche anno prima, era il giorno di Pasqua del 1961 e la Samp guidata da Eraldo Monzeglio, quella del quarto posto ed imbattuta a Marassi in quella stagione, ricordata per l’attacco atomico che  vinse una partita entrata nella storia per 4-2 contro il “Biscione”, con poker messo a segno da Sergio Brighenti, che a fine anno fu capocannoniere con 27 reti.

I miei primi ricordi di stadio però identificano i nerazzurri con cocenti sconfitte, anche se un flash nella memoria mi porta a quella volta in cui, nella primavera del 1968, Giovanni Delfino, detto “Martello”, bandiera per dodici stagioni in maglia blucerchiata, pareggiò nel finale dopo la rete della speranza messa a segno da Bob Vieri, finissima mezzala e papà di Bobo, futuro attaccante della Nazionale, in quella Samp operaia guidata dalla panchina dal Dottore, Fulvio Bernardini.

Una cinquina (a zero) nell’ultima partita della stagione 1969-70, con l’imprendibile brasiliano Jair sulla destra autore di una doppietta, con le altre reti di Bertini, Mazzola e Vanello, contro la Samp della mia gioventù, quella di Battara, Sabadini e Sabatini e Salvi, Frustalupi, Cristin e Fotia nel quintetto avanzato e con quella tromba che suonava beffarda vicino alle mie orecchie ad ogni rete nerazzurra.

E poi quel match giocato sotto la nevicata e con il campo ghiacciato, nei primi giorni del 1971, la resistenza fin quasi al termine di quella Sampdoria dove erano arrivati Suarez, grande ex e Giovanni Lodetti dal Milan, con Frustalupi passato in nerazzurro, con Battara ed un giovane Lippi a rintuzzare la pressione avversaria e poi a quattro minuti dalla fine, sotto la Nord, ecco sbucare la testa del “Baffo” Mazzola ad infilare Pierone, di nero vestito, con il suo cappellino in testa, prima del raddoppio con la botta da fuori di Bertini, mediano di corsa e sostanza.

Poi le prime partite da soli allo stadio, quella volta che Giorgio Pellizzaro, portiere blucerchiato, prese un gol da fuori evitabilissimo di Bedin, che poi diventerà blucerchiato e perse il posto a partire dalla domenica successiva a favore di Massimo Cacciatori, che diventerà il padrone della porta per tante stagioni, uno degli idoli della nostra gioventù e poi come dimenticare la partita del gennaio 1976, quella dell’invasione di campo e di mister Bersellini che si auto-espulse dopo la decisione di Ciacci da Firenze, che annullò la rete del 2-2 a Rossinelli proprio sul filo di lana, con l’invasione di campo di un signore dalla tribuna e con la Sud che ruggiva, cercando di sfondare le reti di recinzione, con la conseguente squalifica del Ferraris per tre turni e gli esodi con i treni speciali a Bergamo e Lucca….

E la testa di Giacinto Facchetti, quasi a fine carriera, che punisce ancora la Samp al novantesimo nel dicembre dello stesso anno togliendo un punto prezioso per la solita anemica classifica…. Poi arrivò il periodo della Samp d’oro e la madre di tutte le partite tra blucerchiati e nerazzurri rimane quella della stagione che portò allo scudetto doriano, era il penultimo giorno del 1990 ed una doppietta di Vialli e la stoccata di Mancini resero inutile il temporaneo pari di Nicola Berti, con la Samp rimasta in dieci per la provocazione di Bergomi in cui cadde Mikhailichenko che sotto la pioggia e con un terreno di gioco pesantissimo ottenne una delle vittorie più belle della sua storia. E poi la quaterna rifilata dalla Samp scudettata la stagione dopo, ancora con i “gemelli del gol” e con Attilio Lombardo scatenato ed autore di una doppietta e quella perla di Ortega a Pagliuca, nel frattempo passato all’Inter, in quell’altro poker calato dalla Samp di Spalletti, con Montella autore di una tripletta, in quella nefasta stagione che si concluse con la retrocessione di Bologna, con il rigore dell’ineffabile Trentalange.

Ci avviciniamo ai giorni nostri, il sigillo di Pazzini che pose fine alla lunga imbattibilità dell’Inter di Mourinho e poi la sassata su punizione di Eder nel maggio 2015 seguita l’ottobre dell’anno successivo da una delle tante prodezze di Quagliarella, senza dimenticare il poker del fischiatissimo ex Icardi, nella cinquina di qualche stagione fa condita da una rete di Perisic.

Tante fotografie di una classica del nostro calcio, che domani ancora una volta mancherà della passione e del colore dei tifosi, la cosa che manca di più in questo calcio giocato in tempo di pandemia.

MARCO FERRERA              

 

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