Zaccagni al 75’ rovescia la situazione dello Spezia: perde e ora è penultimo con Genoa e Torino

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Il 2020 verrà complessivamente decantato come un anno di somma disgrazia dalle generazioni a venire, ma per lo Spezia è stato il migliore di sempre. Il veleno però è nella coda e ne è toccato in sorte anche agli Aquilotti. Nell’ultima dell’anno il Genoa, rivale in tutto, ha strappato la vittoria al Picco, e prima ancora sono state troppe le occasioni sciupate per incrementare i punti di una classifica che sembrava eccellente.

Ora che il mago Ballardini ha risvegliato il Grifone e il Toro di Giampaolo ha finalmente cominciato a caricare, gli aquilotti di Italiano ne sentono il rabbioso fiato sul dorso e rimpiangono i punti che potevano essere conquistati e sono stati lasciati sul campo. Alla collezione forse si può aggiungere il pareggio mancato al Bentegodi. Non si può fare nulla quando un giocatore in forma straripante come Zaccagni si inventa una rovescia perfetta nell’angolino all’Holly e Benji a un quarto d’ora dalla fine; però alla fine gli Scaligeri hanno generato lo stesso numero di occasioni e si ritrovano a festeggiare. L’Hurra manca invece da troppo tempo ai bianconeri.

Italiano si chiude un po’ più del solito anche se il modulo di partenza è sempre lo stesso: 4-3-3, davanti a Provedel Vignali e Marchizza sulle fasce, Chabot ed Erlic centrali; tridente di mediana Estevez, Agoumè, Pobega, in avanti Agudelo e Gyasi dietro Nzola.

Nel 3-4-2-1 di Juric spiccano gli ex genoani Veloso in regia e Lazovic a supportarlo, il ritorno di Kalinic, e i due versatili trequartisti a supportarlo, Barak e Zaccagni.

Le due squadre e i loro mister si son fatte un nome per i ritmi alti che impongono alle partite, e a sorpresa decidono invece di partire adagio, per non bruciare le forze troppo in fretta. Una tattica che riduce anche il rischio di prendere gol in contropiede, vero cruccio dei Liguri in questa prima parte di stagione. Pesano sulle gambe e sul terreno di gioco le caterve d’acqua abbattutasi un po’ in tutta la penisola, ma soprattutto sul rettangolo verde pozzanghera.

Ritmi se si vuole persino pericolosamente lenti: al 10’ un placido e incauto passaggio di Bastoni per il collega di reparto Magnani diviene preda di Nzola, che si avventura a tutta velocità nell’area gialloblu e sbaglia la conclusione a rete, trovandone solo l’esterno.

All’11’ Chabot si prende un primo, pesante giallo per la troppa foga con cui si abbatte a centrocampo su Kalinic.

Il fraseggio dello Spezia non ha sbocchi verso la porta difesa da Silvestri, e così al 19’ sono i venti che provano a sorprendere gli avversari su schema punizione: Di Marco crossa per la sponda di Kalinic a Dawidowicz accorrente a centro area, Erlic fa muro.

Al 24’ premia l’inserimento in area di Barak che trova Kalinic solo al centro: tiro a botta sicuro, Provedel salva con una paratona.

Ora sono i gialloblù a tramare palla al piede, ma quella di Kalinic resta l’ultima occasione di una prima frazione scarna di emozioni. Sembra poter vincere solo il Nume della Pioggia che ha elevato il Bentegodi a suo tempio.

La ripresa si apre sulla medesima falsariga: lunghi e monotoni periodi di battaglia sull’acqua interrotti da improvvise conclusioni audaci.

Così al 56’ è Silvestri a superarsi su una fulminea conclusione dal limite di Pobega.

Al 68’ la prima svolta: subito dopo un duplice cambio (Maggiore e Piccoli per Pobega e Agudelo), Chabot troppo irruento e ingenuo abbatte Faraoni al limite dell’area, secondo giallo e doccia anticipata negli spogliatoi dopo quella che gli è toccato sorbirsi per poco più di un’ora e, colpevolmente, poco meno di un ‘ora e mezza.

Italiano prova a coprirsi con Ismajili al posto di Gyasi, il Verona sembra non riuscire a sfruttare l’uomo in più, poi prima Lazovic calcia a giro dal limite e sfiora il gol, poi al 75’ un’epifania di Claudio Parola, l’uomo sulla copertina degli album panini, nel corpo di Davide Zaccagni: gran lancio da centrocampo di Veloso per Faraoni al limite destro dell’area spezzina, cross-girata al volo per Zaccagni, che stoppa di petto spalle alla porta e poi esegue alla perfezione una rovesciata che va a morire nell’angolino. Provedel vola ma non arriva in tempo. Prima partita del 2021 e c’è già un candidato per il gol più bello dell’anno.

Lo Spezia prova a gettarsi in avanti ma fatica anche solo a contenere gli avversari, gialli in successione ad Erlic ed Agoumè per falli su Colley e Zaccagni. Al 87’ l’ultima emozione del match: corner di Marchizza, stacco di Erlic. Il colpo di testa finisce sopra la porta di un soffio. Esattamente quanto fa ora la differenza tra il penultimo e il quart’ultimo posto: vi stanno in 3 il Torino, il Genoa e, solo ora, lo Spezia.

Federico Burlando

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