Calcio Antico: nel 1979 l’Ascoli vince in casa della Juventus

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Era il 30 dicembre 1979, sono passati quarantuno anni e sembra ieri e vissi personalmente la vittoria forse più prestigiosa mai ottenuta dall’Ascoli calcio nella sua storia.

Quel giorno, nell’ultimo turno dell’anno, era la penultima giornata, il “Picchio” vinse 3-2 in casa della Juventus ed i festeggiamenti nella splendida piazza del Popolo e nel centro storico della splendida città marchigiana anticiparono di ventiquattro ore quelli di fine anno.

In quel mese feci il Car (Centro Addestramento Reclute) nel 235° Battaglione Piceno di Artiglieria nella caserma Clementi e vissi i primi trenta giorni dell’anno in divisa in una città di poco più di cinquantamila abitanti che la domenica portava quasi quarantamila tifosi nello stadio intitolato a Cino e Lillo Del Duca, ristrutturato da pochi anni dopo i risultati che portarono per la prima volta i bianconeri nella massima serie, ad inizio degli anni settanta. Presidente di quella società era il mitico Costantino Rozzi, un personaggio unico e scaramantico, una di quelle figure che hanno fatto, al pari per esempio dell’Anconetani pisano, le fortune di società di provincia che in quegli anni rendevano la massima serie a sedici squadre un campionato mai scontato in tutte le sue sfide.

A proposito di Rozzi, la settimana successiva mi recai con un compagno di leva nella sede della società, per acquistare il tagliando per la partitissima dell’Epifania contro la capolista Inter, quella di Beccalossi ed Altobelli, che a fine stagione avrebbe vinto il titolo guidata da Eugenio Bersellini, nell’anno in cui a primavera esplose lo scandalo del calcio scommesse. Ebbene Rozzi quando ci vide entrare nel corridoio della sede ci chiese da dove arrivavamo e ci regalò due biglietti, a patto di andare in curva a gridare “Forza Ascoli”….

Ma torniamo a quel trenta dicembre, i bianconeri ospiti guidati in panchina da un autentico maestro di calcio quale Gibi Fabbri, reduce dai successi nel Vicenza, dopo la vittoria nel turno prenatalizio al “Del Duca” contro il Cagliari, superato grazie ad una rete di Scanziani, sette centri quell’anno, che poi fece le fortune della prima Sampdoria di Paolo Mantovani e capitano del primo grande successo doriano, la Coppa Italia del 1985, viaggiano alla volta di Torino, opposti alla Juventus del Trap, una squadra che non attraversa un momento dei più favorevoli ma pur sempre lo squadrone di Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Furino, Gentile e Scirea con i giovani Marocchino e Fanna spesso titolari a fianco di campioni quali Causio e Bettega.

In quell’Ascoli gioca la sua seconda stagione nelle Marche Pietro Anastasi, scomparso per una malattia all’inizio di questo 2020 e vincitore di tre scudetti con la squadra della Fiat, catanese arrivato via Varese nella città sabauda a fine anni sessanta e subito grande idolo dei tanti tifosi bianconeri immigrati dal Sud, un ragazzo dal sorriso gentile e soprannominato “il Pelé bianco” dopo un suo straordinario gol che, appena ventenne, realizzò con una splendida semi rovesciata dal limite dopo il primo gol di Riva e grazie al quale l’Italia vinse il suo unico europeo in una calda notte romana di undici anni prima.

Ebbene proprio “Petruzzu u’turcu” (altro soprannome affibbiatogli) aprì le marcature quel pomeriggio, approfittando di un’uscita avventata del suo amico Dino Zoff e depositando di testa nella rete sguarnita, una rete che ebbe un significato ancora più importante perché fu per lui la centesima segnata in serie A, con Pietro esultante giustamente con i suoi compagni sotto la Maratona, nel vecchio Comunale, a differenza della moda odierna, quando da ex non si festeggia…

Pareggiò Tavola, un mediano arrivato dall’Atalanta che non riuscì a sfondare con la maglia juventina ma prima un’autorete di Cuccureddu su incursione di Bellotto ed in avvio di ripresa un inserimento perfetto ancora del baffuto mediano, anche lui protagonista negli anni successivi con la Sampdoria ed autore di ben otto centri in quella stagione, resero inutile la rete nel finale di Cabrini consegnando alla storia di quel campionato e soprattutto a quella del club presieduto da Rozzi una vittoria prestigiosa, con Felice Pulici, campione d’Italia pochi anni prima con la Lazio, che difese alla grande gli ultimi assalti di Bettega e compagni e con i tifosi che scesero in piazza a festeggiare, trasformando il salotto rinascimentale della splendida piazza del Popolo in un Capodanno anticipato, con lo storico caffè Meletti , gioiello liberty di una delle piazze più belle d’Italia, a servire aperitivi, tra olive all’ascolana ed Anisetta Meletti.

Marco Ferrera

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