Il Grifone espugna il Picco degli Aquilotti col pugno di Ballardini

La terza maglia del Genoa è Blu Mare, come si conviene a quello di Genova, più spesso scuro come uno zaffiro che azzurro come un turchese. Alla Tivù però appare nero, un po’ come la situazione di classifica, praticamente l’esatto contrario della tenuta dello Spezia. Passano 90 minuti e la casacca dei Grifi continua a sembrare un nero scuro che non c’entra niente con la storia della società, in compenso la loro situazione appare decisamente meno scura. Qui sta il magico tocco di Ballardini.

Maran in tutta la stagione in campionato sin qua aveva ottenuto una sola vittoria, su 13 partite, che si vanno ad aggiungere alle altre 6 del 2020 senza i 3 punti col Cagliari, per lui l’anno è stato più sciagurato di un ipotetico imprenditore che avesse venduto a capodanno la sua fabbrica di mascherine, mentre è ormai indubbio che “Zio Balla” quando subentra alla guida del Vecchio Balordo sa trarre a sé qualcosa di più potente e sacro della fortuna, la Forza del Destino.

Il Ballardini quater riparte da un grande classico del tecnico ravennate: il 3-5-2 più chiuso che si può con Pandev dietro l’unica punta come grimaldello per scardinare le difese altrui. Il compagno d’attacco prescelto è Mattia Destro. Masiello, Crisicito, e, a sorpresa, Radovanovic nel cuore della difesa, Ghiglione e Czyborra a proteggere le fasce, Lerager e Behrami a schermare la mediana con Badelj a impostare.

Italiano ha meno dubbi, e di conseguenze meno sorprese da mostrare: ancora e sempre 4-3-3, con Farias, Nzola e Gyasi a formare il tridente avanzato, Ricci, Estevez, Maggiore quello di centrocampo, Erlic, Vignali, Chabot, e Marchizza davanti a Provedel.

I primi 5 minuti sembrano tratti dallo scontro finale di Rocky IV: il vecchio e tecnico Pandev campione affermato prova a spendere il cuore contro virgulti molto più in gamba di lui, ma finisce continuamente abbattuto, come Balboa di fronte ai colpi di Ivan Drago. Trattandosi però di calcio e non del pugilato o qualche altra nobile arte marziale Chabot ed Erlic vengono subito ammoniti.

Gyasi e poi Ricci provano a impensierire Perin con lanci e cross, è il riscaldamento per quello che potrebbe essere un KO al primo round: al 10’ Gyasi supera troppo agevolmente Czyborra, nell’occasione fisiologicamente affine all’Ivan Drago lento e rintronato di fine film, e mette in mezzo un bel cross basso per Nzola: col piedino supera il marcatore diretto e l’accorrente Masiello e da pochi passi batte Perin.

All’angolo del Genoa c’è però un allenatore che Pandev e Destro sanno bene che è meglio non far arrabbiare. I due lo hanno avuto come mister in due periodi diversi al Grifone, piccoli splendori e grandi miserie dell’era Preziosi, e così s’impegnano subito a cambiare il risultato. Destro si avventa su un lungo rinvio della difesa come se fosse un lancio per lui, riesce a saltare Provedel in uscita dall’area, e a trovare una difficile conclusione a porta vuota ma non sguarnita, c’è mezzo Spezia a rincorrere davanti alla linea di porta e a salvare in angolo. Mezzo Spezia a riattrare però non basta a trattenere il dribbling di Pandev al 15’: salta un paio di uomini e si infila in area, quindi sgancia su Destro che calcia di prima e trova il pareggio.

Al 20’ la coppia ci riprova, imbucata del macedone per l’ex centravanti azzurro, che però è in fuorigioco.

I ritmi di gioco restano alti, squadre aggressive ma non cattive, le occasioni da gol però si rarificano, mentre qualche botta vola, come quando Chabot e Beherami incocciano l’uno nella corsa dell’altro. Partita intensa ma non vibrante, si arriva all’intervallo con una serie di cross spezzini su cui gli Aquilotti non riescono a sovrastare i Grifoni.

La ripresa nonostante la girandola di cambi, mosse e contromosse sembra seguire la medesima falsariga: Ballardini immette al 63’ Zappacosta e Zajc per Ghiglione e Lerager, Italiano invece Terzi per l’ammonito Chabot a inizio ripresa e Mastinu per Farias al 61’, ma a parte un paio di conclusioni bianconere che sembravano a botta sicura murate da Crsicito e Czyborra sembra che nessuno possa spezzare nuovamente l’equilibrio. Poi l’episodio che decide il match.

Al 73’ lancio lungo di Criscito, Pandev addomestica perfettamente il pallone, avanza sino al limite e serve l’accorrente Beherami che sullo slancio rischia di cadere: prima che possa accadere viene toccato in maniera evidente, scomposta e fallosa da Terzi. Per l’arbitro non è rigore, ammonisce Destro per proteste, ma poi il Var lo invita a rivedere la decisione: rigore netto. Va Capitan Criscito, l’anno scorso tra i goleador per le tante occasioni dal dischetto. Freddissimo, supera Provedel che però intuisce dove va il pallone.

Entrano gli artefici del sorpasso Pandev e Beherami per Scamacca e Rovella, dall’altra parte Deiola e Bartolomei per Maggiore ed Estevez.

Col possesso palla il Genoa riesce a tenere lontano uno Spezia volenteroso ma poco incisivo, poi al 89’ Bartolomei da fuori tira a giro e sfiora il gol; i credenti nei misteri della Fede sono tenuti a credere che se sulla panchina dei rossoblù avesse seduto Maran, quel pallone sarebbe entrato. Oppure non avrebbero concesso loro il rigore.

Al 92’ si rivede qualcosa di quel Genoa che non sapeva sfruttare le occasioni: lancio lungo-disimpegno dalla retroguardia rossoblù, Marchizza sulla sinistra della propria mediana scivola nel tentativo di trattenere Scamacca, la giovane punta è sola davanti a Provedel nella metà campo avversariocon Pjaca accorrente, si fa clamorosamente murare. Un minuto dopo ci riprova dall’altro con un tiro a giro ma spara alto.

Una mezza emozione nel finale -Nzola prende una traversa a gioco fermo, ma Masiello era stato atterrato in maniera platealmente fallosa un secondo prima- e poi arriva il triplice fischio. Per il Vecchio Balordo è un triplice passo verso la salvezza (3 punti, 2 posizioni recuperate, vittoria nello scontro diretto), per Ballardini è l’ennesimo verso la beatitudine dei laici, ma considerati i miracoli già effettuati si potrebbe considerare anche la santificazione. Del resto è già abituato a condividere l’altare della passione genoana con quel diavolo di Preziosi.

Federico Burlando

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