Duello Genoa-Spezia al Picco sin dal 1925: pochi precedenti, tutti affascinanti

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Punti pesanti in palio a Spezia, dove i padroni reduci dall’onorevole sconfitta a Milano contro l’Inter ricevono con undici punti un Genoa reduce dalla sconfitta di Benevento e a quota sette, con Davide Ballardini che riparte dal golfo spezzino per la sua quarta avventura sulla panchina rossoblù, e prima della contesa saluterà il suo collega Italiano, che la scorsa estate era ad un passo dalla panchina genoana che poi divenne di Maran.

Un derby sempre molto sentito e dalla forte rivalità tra le due tifoserie, le porte chiuse toglieranno moltissimo fascino ad una partita che si è comunque giocata solo sette volte tra serie A, B e C nello stadio intitolato ad Alberto Picco ed inaugurato nel 1919, alla memoria dell’alpino caduto eroicamente sul Monte Nero a soli 21 anni, dopo essere stato il primo marcatore spezzino in un amichevole contro il Livorno di qualche anno prima. Ed il primo incrocio è di quasi un secolo fa, il 14 gennaio 1921 nello stadio inaugurato da poco con le tribune in legno e le staccionate intorno al terreno di gioco finì 1-1, con reti di Gallotti e di Renzo De Vecchi, il “figlio di Dio”, uno dei cardini di quel Genoa vincente insieme ad altri mostri sacri quali De Prà, Burlando e Barbieri.

Pensate che l’ultima partita giocata in serie A al Picco prima di quella contro il Bologna di una decina di giorni fa fu proprio contro il Genoa, era il 10 maggio 1925 e la rete di Aristodemo Santamaria, meglio conosciuto come Santamaria I, permise al Grifone di terminare al primo posto e di accedere alle note finali contro il Bologna, mentre certificò l’ultimo posto degli “aquilotti”; Santamaria fu protagonista nel 1913 insieme a Sardi di un vero e proprio caso sportivo quando, entrambi giocatori dell’Andrea Doria, vennero tentati da un assegno di millecinquecento lire ciascuno dai cugini del Genoa, quando il professionismo non c’era. Quando i due si recarono in banca vennero però riconosciuti da un cassiere doriano che prese tempo prima di incassare gli assegni, informò l’Andrea Doria ed il processo successivo squalificò i due per un anno.

Nel gennaio 1971 si giocava invece il “campionatissimo di serie C”, con ben cinque liguri ai nastri di partenza, con Savona, Imperia ed Entella a completare la griglia ligure insieme a rossoblù e bianconeri: vinse il Grifone al Picco con una rete di Sergio Cini, un ventenne pisano che in coppia con Walter Speggiorin, con nove gol contribuì alla promozione nel testa a testa contro la Spal in quella stagione, con mister Silvestri che quel giorno mandò in campo Lonardi, Rossetti ed il povero Franco Ferrari, il “Facchetti” di Voltri e poi per tanti anni docente a Coverciano e persona splendida, una mediana formata dallo spezzino Derlin, Benini e “Ramon” Turone ed un quintetto d’attacco con Perotti, Maselli, Cini, Bittolo e Claudio Capogna, un’ala di piccole dimensioni arrivata dalla Reggina che non riuscì a mettersi particolarmente in luce ma alla quale i tifosi della Nord dedicarono lo striscione “ Con Capogna il Genoa sogna”.

Il 6/4/2006 sempre in serie C il Genoa di Perotti, capolista, venne sconfitto da una doppietta di Guidetti, nell’unico successo interno degli aquilotti, lo Spezia prenderà lo spunto da quel successo per superare gli avversari e vincere il campionato, con il Genoa ritornato a Vavassori che tornerà in serie B grazie ai play-off vinti contro Salernitana e Monza.

Esattamente un anno dopo il Genoa targato Gasperini si prese la rivincita, imponendosi per 2-1 con le reti di Di Vaio e di un giovane Criscito, fu inutile la rete di Do Prado in un match dove ricordiamo un infortunio assai grave al volto per il brasiliano Adailton, in uno scontro di gioco con lo spezzino Paolo Ponzo, mediano dai garretti molto solidi, deceduto tragicamente qualche anno dopo in una corsa podistica nel savonese per un malore.

                                                   MARCO FERRERA       

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