Milan tosto nonostante le assenze, ma la Samp ha perso una ghiotta occasione

A riesaminare a microscopio le immagini di alcuni momenti topici di Samp-Milan, viene spontaneo scrivere che le lamentele di sponda blucerchiata riguardo all’arbitraggio non sono state del tutto campate in aria. Giusto il rigore assegnato ai rossoneri, con errore imperdonabile di Jankto, e anche giusto il mancato penalty per un colpo di mano di Gabbia dopo che la sfera aveva colpito il suo petto. Ben più discutibile il mancato penalty su quel gomito alto di Romagnoli ad affossare un avversario. Nulla di scandaloso (abbiamo visto ben di peggio), ma il parziale era di 1-0 e la gara si sarebbe riequilibrata.

Esaurita la premessa arbitrale, va aggiunto che la Samp si è ripetuta nella propria doppia veste che la caratterizza da un bel mucchio di partite. Come a Torino, la ripresa è stata di gran lunga migliore del primo tempo, ancora a seguito delle sostituzioni decise da Ranieri. Stavolta l’esito è stato infausto, ma questa incostanza di rendimento nel corso dello stesso match è una sindrome sempre meno giustificabile. Il fenomeno dipende in gran parte dal rendimento alterno di parecchi giocatori, capaci di esprimersi a buon livello in un match e a deludere la gara successiva. Tanto che il mister, obbligato ad una girandola di cambi, non ha ancora identificato, specie in alcuni settori, l’undici base.

Intendiamoci, non è un disonore perdere col minino scarto – e qualche recriminazione – Fdalla prima della classe, ma la sensazione più diffusa è che i blucerchiati abbiano sciupato una ghiotta opportunità. Il Diavolo non è stato mai tremendo e invulnerabile e ha risentito, nello sviluppo della prestazione, della mancanza contemporanea di Kjaer, Bennacer e Ibra, la spina dorsale. C’era insomma margine per interromperne o almeno rallentarne la corsa, ma i vecchi limiti dei blucerchiati sono chiaramente riemersi. In primis l’evanescenza ormai conclamata del settore offensivo, che si sperava risolta dopo i due gol di Torino. Quagliarella, decisivo contro i granata, ha ripreso la latitanza che lo aveva contraddistinto nell’ultimo periodo, e a nulla è servito che Ranieri lo abbia affiancato con un partner, anche al fine di concedergli maggiore libertà. Purtroppo, sia Gabbiadini sia La Gumina non hanno inciso minimamente. Il bergamasco, nuovamente infortunatosi (pur in misura apparentemente lieve) è lontanissimo da una condizione accettabile come dimostrato dall’unico suo spunto, concluso con una ciabattata debolissima, mentre il siciliano ha ribadito la sua scarsa attitudine alla categoria.

Non è un caso che nel primo tempo la sola conclusione degna di nota sia stata firmata da Tonelli (con mostruoso intervento di Donnarumma) e che nella ripresa il gol e l’occasionissima capitata proprio al 94′ fossero targate Ekdal, vale a dire il sampdoriano più lucido e ficcante. I blucerchiati hanno dominato territorialmente la seconda metà del match, subendo il raddoppio in una delle rare sortite rossonere, ma non sono bastati lo svedese e i due esterni di centrocampo (un Candreva inesauribile dopo esser tornato a destra ed un Damsgaard comunque produttivo a sinistra, ben più del disastroso Jankto) a caricare in area vagonate di palloni invitanti, regolarmente preda di una difesa rossonera apparsa tutt’altro che impermeabile. Le antiche carenze restano, ed è logico che la dirigenza, in vista di gennaio, stia cercando disperatamente un centravanti d’area.

Se non altro, la fase difensiva (ad onta dei due gol subiti (uno causato da un raptus individuale e l’altro figlio della più bella azione della partita) s’è confermata in chiaro progresso, pur contando il palo colpito dal Diavolo nel primo tempo, su pasticcetto della retroguardia. Ferrari ha ribadito ottime doti sia come centrale, sia come terzino destro (al posto dell’infortunato Bereszynski) e il rientrante Colley ha espresso un assoluto strapotere fisico e atletico, meritevole di una promozione tra i titolari anche per i prossimi delicatissimi impegni di campionato, a Napoli e Verona: da affrontare senza gravi urgenze di classifica ma neppure con animo leggero.

PIERLUIGI GAMBINO

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