Il controverso pareggio di Firenze è frutto delle continue contraddizioni nel Genoa

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Si ha un bel dire che la tradizione non conta. Nell’Olimpico giallorosso, due anni fa, sarebbe bastato un arbitro normale per assegnare al Genoa un sacrosanto rigore nel recupero, così da annullare il record di zero successi in quello stadio. A Firenze il Grifo non conosce vittoria dal ’77, e la beffa di lunedì sera all’ultimissimo sussulto dei viola non può che chiamare in causa il destino, oltre a un direttore di gara che ha bellamente “inventato” sei minuti di recupero (poi saliti a 7 e mezzo), forse per evitarsi un codazzo di polemiche per il gol annullato precedentemente, in modo avventuroso, a Bonaventura, con un flash back di mezzo minuto abbondante.

Per carità, Maran si era recato in Toscana con due motivi coincidenti: scongiurare un crollo gravissimo in graduatoria e salvare la propria panchina, mai così traballante. Missione compiuta, ma il “modo”, invece che procurare sollievo, scatena il rimpianto in casa rossoblù. Ovvio, gli strali di critica e tifoseria si sono indirizzati a quello sciupone di Destro che – dopo aver ravvivato, gli va riconosciuto, il gioco d’attacco genoano e fornito a Pjaca il pallone del vantaggio – si è letteralmente divorato l’opportunità del 2-0 a tu per tu col portiere viola e al minuto 106, indirizzatosi verso la bandierina del corner difendere la sfera e lasciar scorrere tempo utilissimo, se l’è subito lasciata sfuggire dando il “la” all’ultimo, fruttuoso assedio dei locali.

Destro, spesso criticatissimo in passato, stavolta non merita la crocifissione. Nel mancato trionfo rossoblù hanno inciso parecchi altri fattori. In primis l’uscita di due “torri” come Zapata (ennesimo infortunato di quest’annata da incubi) e Radovanovic (sfiatato dopo un’ora di aspri combattimenti), che ha permesso ai toscani di prevalere spesso nella tonnara davanti all’attento portiere Paleari.

Così, al decimo turno di campionato, il Grifone ha evitato che la sua situazione, oltremodo critica, non peggiorasse, ma non si è neppure avvicinato alla salvezza. Inutile ribadire che il successo avrebbe non solo corroborato la classifica di Sturaro & C. ma soprattutto avrebbe affossato la formazione di Prandelli, malata grave, con un inevitabile corollario di accesissime polemiche.

Nei due impegni casalinghi pressoché proibitivi contro Juve e Milan, il Genoa cercherà di invertire il trend che la vuole sempre perdente di fronte alle “big” sperando che la sua graduatoria non peggiori più di tanto. Da Firenze, otre ad un punto, sono giunte novità confortanti e anche qualche conferma non rassicurante. Tra le prime va indicato il risveglio di Pjaca e di Destro, capaci di insidiare e colpire la difesa viola dopo che i loro predecessori Scamacca e Shomurodov, accompagnati da felicissime aspettative, erano grandemente mancati al doppio compito di andare a segno e di tenere in avanti qualche pallone per far respirare i compagni. La prova desolante dei due presunti titolari lascia aperto un vecchio interrogativo: possibile che le punte genoane non riescano a garantire un rendimento costante?

La tenuta difensiva è stata un altro punto a favore. Vero che l’attacco della Viola è parso tutto meno che irresistibile, ma l’ennesima prova attenta dei gendarmi rossoblù, almeno quando possono esibirsi in trincea, con la protezione dei centrocampisti, è un buon punto di partenza per l’avvenire. Peccato che si sia infortunato Zapata, che è maldestro quando si tratta di impostare il gioco (vedi Parma) ma risulta determinante per esperienza e struttura fisica nel gioco aereo.

Preoccupa, invece, la cronica difficoltà a fare gioco. Cambiano gli interpreti, non la qualità della trama, sempre caratterizzata da improvvisazione, imprecisione, scarsa fantasia e zero spirito di iniziativa. Il centrocampo era e resta un problema di ardua risoluzione: mancano qualità, atletismo e soprattutto corsa. Il solo auspicio si lega a un rientro – prima o poi accadrà… – dei lungodegenti Zappacosta e Cassata, senz’altro più mobili e tecnici di tanti loro compagni, ma appare necessario che la dirigenza intervenga sul mercato bis per un almeno un rinforzo di vaglia, magari bilanciato dalla partenza dei numerosi elementi fuori dal progetto.

PIERLUIGI GAMBINO

 

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