Maran a Firenze si affida alla muraglia e al tandem Shomurodov-Scamacca

Due primavere orsono, nell’ultima, drammatica giornata di campionato, Fiorentina e Genoa fecero finta di giocare tra di loro aspettando che l’Inter condannasse l’Empoli alla retrocessione. Da allora non è che la situazione delle due nobili decadute sia largamente cambiata: eccole ancora nella cantina della classifica, e se i viola si trovano ancora ai margini della zona baratro, i rossoblù vi sono ampiamente immersi e non riescono proprio a sollevarsi.

In Toscana il tecnico di inizio campionato, Iachini, è stato già fatto accomodare. Nella Genova rossoblù mister Maran è appeso ad un sottile filo, che proprio la Viola potrebbe tagliare. Preziosi pare essere meno “mangiallenatori” rispetto a prima, ma in presenza della quarta sconfitta di fila non potrebbe esimersi dal compiere il grande passo.

Vero che in riva all’Arno, date le lusinghiere aspettative agostane, la contestazione è già decollata, ma sulla sponda rossoblù del Bisagno il quadro è assai più fosco e le prospettive di permanenza nella categoria ben più sottili. Per invertire il trend servirebbe anche mutare almeno in parte il cast degli interpreti, ma la perenne ressa nell’infermeria, mai così rigurgitante di lungodegenti, impedisce l’agognata rivoluzione. Il malcapitato trainer trentino, che sinora non è riuscito a lasciare la propria impronta nel gioco genoano, sarà così costretto ad affidarsi al solito esiguo manipolo di atleti, gran parte dei quali bisognosi di tirare il fiato. A meno di clamorosi recuperi dell’ultima ora, rispetto alla pessima prova offerta contro il Parma solo due sono i possibili rimpiazzi: Masiello in retroguardia e il neo-diciannovenne Rovella a centrocampo. In avanti, teoricamente, non mancherebbero le alternative, ma sarebbe une errore piramidale smantellare nuovamente il duo Scamacca-Shomurodov, che appare il solo salvagente plausibile per scongiurare la serie B.

Già, i problemi non sono in avanti, ma concernono gli altri settori. La difesa è imbottita di elementi piuttosto lenti, capaci di esaltarsi soltanto in trincea, con la protezione dei compagni più avanzati. Improbabile dunque che al Franchi si accantoni inizialmente la formula Maginot.

Piò complicato ancora il quadro del reparto mediano, che pullula di individualità dalla discutibile efficacia e funzionalità. Mancando l’infortunato cronico Zappacosta, inevitabile la conferma a destra del deludente Ghiglione, mentre sull’altro versante Pellegrini risulta appena passabile nella spinta ma inadeguato nella copertura. In mezzo, peggio che andare di notte. Si salva Badelj, che torna a Firenze dove furoreggiò, ma al suo fianco chiunque giochi (il claudicante Sturaro, il macchinoso Lerager, il promettente ma non ancora maturo Rovella) è preda di una condizione atletica sommaria e di una spiccata lentezza operativa, che rende problematico qualsiasi tentativo di fare gioco. Anche in questo reparto ci si attende una partita impegnativa e votata al contenimento: impresa nelle corde dei rossoblù. Ma se uscisse malauguratamente un golletto viola, diventare propositivi per inseguire la rimonta appare improbo. Giusto affidarsi ai due in avanscoperta, che però abbisognano di munizioni e non possono essere abbandonati a sé stessi.

Il match comunque resta aperto, ma a patto che il Genoa ritrovi carattere, fiducia ed un briciolo di brillantezza. L’ennesimo ko, anche col minimo scarto come tanti nel recente passato, basterebbe comunque per salutare Maran e per immergere tutto l’ambiente in uno scoramento infinito.

PIERLUIGI GAMBINO

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