Sampdoria Dr Jekyll e Mr Hyde, ma a Torino il punto è positivo

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Basilare era riprender la marcia e dare un taglio, più o meno netto, alla catena di insuccessi consecutivi. La Samp è riuscita nell’intento pur senza convincere granché. Quella mezz’oretta, nella ripresa, susseguente a un primo tempo sulla falsariga delle ultime gare è comunque un segnale di cambiamento, la conferma della consapevolezza che si dovesse ad ogni costo imprimere una svolta.

Torino ha confermato però la matrice della Samp edizione 2020-21 rimarcando un’incostanza di rendimento che non può più risultare casuale e neppure momentanea.

L’undici di Ranieri è il classico esempio di imprevedibilità: non sai mai come si comporti. È capace di lunghissime pause, che durano diverse settimane, seguite da risultati e da prestazioni eccellenti, ed è pure capace di mostrare due o più volti nella stessa partita: quasi mai dipendenti dall’operato degli avversari di turno.

Per parecchi match la Sampdoria ha proposto primi tempi eccellenti e riprese incolori. In terra piemontese il trend si è invertito, ma non la sostanza di una compagine sul pezzo per non più di mezza partita. Difficile analizzarne i motivi, ma chi trova conforto nella psicolgdria sembra più condivisibile di chi incolpa una deficitaria preparazione atletica.

La gara con i granata, al di là del suddescritto aspetto umorale, ha comunque detto più di una cosuccia interessante. In primo luogo, ha mostrato come sia fondamentale affrontare qualsiasi avversario con due punte fisse. Nel primo tempo, isolato in avanti e mal supportato da Verre, Quagliarella l’ha fatta da spettatore. Non è un caso che l’ingresso di Gabbiadini nella ripresa: abbia trasformato il gioco d’attacco. Il bergamasco non ha offerto una prova mirabolante, ma è bastata la sua semplice presenza ad allentare la pressione sul capitano, abilissimo a sfruttare quel briciolo di libertà in più per propiziare il gol del pareggio e firmare il pur effimero sorpasso. In entrambe le azioni vincenti ha messo lo zampino Candreva, altro elemento cardine. A 33 anni suonati l’ex interista non può garantire 90 minuti tirati e una muscolatura scevra da acciacchi, ma con la sua classe cristallina – un lusso – può alzare di parecchio il tasso di pericolosità di una squadra che non dispone di sfondatori autentici.

La partitaccia di Verre, sostituito nell’intervallo, è un altro fattore da rimarcare. Il romanaccio non riesce proprio ad entusiasmare in due gare di fila, e questa sua resa altalenante finisce per dare ragione a Ranieri, mai pienamente persuaso sulle potenzialità del ragazzo.

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Il viaggio a Torino è servito pure a lucidare ulteriormente il giudizio su Audero, che quest’anno sta riscattando alla grande le battute d’arresto registrate lo scorso anno. Di sicuro il lavoro non gli manca quasi mai, vista l’insicurezza che caratterizza da tempo la coppia centrale doriana, quale che siano i suoi interpreti. E domenica sera, a Marassi contro la sorprendente capolista rossonera, i gendarmi blucerchiati dovranno crescere di livello per scongiurare qualche dispiacere. Un test probante, che si potrà affrontare con il cervello libero da pensieri e timori: la classifica attuale, dopo tutto, regala un’assoluta tranquillità.

PIERLUIGI GAMBINO

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