Il derby resuscita il Genoa e lancia dubbi sulla tenuta atletica e mentale della Samp

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Il derby di Coppa Italia ha rilanciato la squadra che più abbisognava di un’iniezione di morale, accentuando la crisi, si spera contingente, dell’altra, meglio piazzata nella classifica di campionato ma immersa in un periodo delicato.

Il Genoa, da molti considerato vittima sacrificale di una stracittadina sulla carta impari, ha rialzato la testa, ritrovando in un secondo tempo garibaldino la convinzione perduta da tempo e, soprattutto, un assetto tattico sul quale vale la pena di insistere. Maran, di fronte all’inefficacia della difesa a tre, collaudata all’inizio, è tornato verso l’intervallo al ben più amato modulo a quattro e, dopo aver notato progressi impercettibili, ha saputo mutare il trend della gara nella ripresa cambiando radicalmente gli interpreti del centrocampo. Di sicuro ha tratto vantaggio dal crollo verticale della Sampdoria, ma ci ha messo parecchio del suo. L’ingresso di Badelj in regia davanti ad uno stranito Rovella – forse non al meglio per la recente gastroenterite e ancora immaturo per guidare una squadra – ha mutato il volto del Grifone, ma concreto è stato pure l’apporto di Melegoni, il cui infortunio muscolare, registrato nel finale, priverà il mister di uno dei rari giocatori dotati di “gamba” e ripropone il tema trito e ritrito relativo al mercato estivo, basato in gran parte su elementi magari di nome e di classe ma ahinoi reduci da operazioni alle ginocchia.

Nel posticipo importantissimo contro il Parma, Maran probabilmente sceglierà ancora il 4-4-2 con il croato affiancato da Sturaro, la cui incidenza nella manovra è fondamentale. Sulle fasce, spazio ancora a Ghiglione (tra i più deludenti sinora, ma il solo esterno destro, in attesa di Zappacosta) e Lerager (in grado di adattarsi ad un ruolo non suo). La sola alternativa è il 4-3-1-2, con lo stesso Sturaro nel ruolo di incursore davanti al trio formato da Badelj, Lerager e il ripescato Rovella. In teoria, una mezza punta di ruolo ci sarebbe, ma Zajc anche nel derby ha confermato una preoccupante impalpabilità.

Il poker difensivo dovrebbe essere formato da Zapata (il suo rientro ha irrobustito notevolmente il settore) e Bani in posizione centrale e da Goldaniga e Pellegrini (uno dei rossoblù risorti giovedì nel secondo tempo) sulle fasce.

In fase offensiva Maran sta ancora cercando uno sbocco alternativo al portentoso Scamacca, il quale si sta proponendo agli occhi di Roberto Mancini come il futuro centravanti della nazionale. Chi potrebbe affiancarlo lunedì sera in una gara delicatissima, da vincere ad ogni costo? Shomurodov è ancora indietro di condizione e non può essere giudicato in maniera definitiva, mentre Pandev, eroe in patria, può confermarsi come soluzione disperata per un tempo al massimo e gli altri due pari ruolo, Pjaca (tornato disponibile) e Destro, restano punti interrogativi.

Se il Genoa tira un sospirone di sollievo, in casa Samp ci si interroga riguardo alla strana involuzione di una squadra andata via via smarrendosi dopo aver ottenuto tre squillanti successi a danno di formazioni assai quotate. Un mistero è la marcata flessione dopo un tempo di gioco, spesso coincisa con l’avvento delle prime difficoltà. Appena l’avversario di turno si sveglia e inizia a spingere, la squadra blucerchiata si sgonfia come un palloncio. Due le cause plausibili: la tenuta atletica non proprio ottimale da parte di alcuni calciatori ed una spiccata fragilità caratteriale.

A chi ha assistito al derby resta negli occhi il primo tempo di una squadra assoluta dominatrice in campo e capace di impartire agli avversari una lezione di tecnica e tattica. In quella metà gara, strabiliante è stato il rendimento di Verre, non a caso autore di un gol fantastico, ma ben pochi compagni di squadra si sono espressi sottotono. La sola pecca è stata la carenza di cinismo in area avversaria: con la superiorità registrata, una sola rete è una miseria, e qui Ranieri dovrà intervenire in vista del posticipo di Torino garantendo un superiore minutaggio a Gabbiadini, la cui breve apparizione nel finale ha procurato due palle-gol sciupate per un nonnulla. Dati l’accantonamento di Ramirez (dopo che ha sciupato troppe chances come titolare) e i problemi fisici di Quagliarella, la soluzione su cui insistere è rappresentata proprio dal bergamasco (fin quando il fiato lo assisterà) e da Verre in appoggio, A centrocampo Adrian Costa ha dimostrato di non essere ancora in condizione: una staffetta preordinata con Ekdal potrebbe rappresentare la via d’uscita. Inamovibile per mille motivi Thorsby, è giunta probabilmente l’ora di un rilancio dall’inizio di Candreva e Damsgaard sulle fasce, pur senza trascurare Jankto. Non esiste la controprova ma c’è la sensazione che se Ranieri giovedì li avesse inseriti con mezz’oretta di anticipo, saremmo qui a parlare di un altro risultato.

Infine la difesa, condizionata dallo stato di salute di Colley, un giocatore la cui fisicità risulterebbe preziosa di fronte ad un Toro ricco di elementi di notevole struttura e abili nel gioco aereo. Nel derby Scamacca ha colpito due volte di testa, in un’occasione propiziando il gol: campanelli d’allarme in una zona centrale che senza il gambiano difetta di centimetri e chili. Un fatto è certo: in Piemonte si assisterà ad un’aspra battaglia, con i granata che, superato il momentaccio di avvio stagionale, paiono ormai avviati al centroclassifica e si candidano dunque come avversari della Samp anche a tempi lunghi.

PIERLUIGI GAMBINO

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