“Salviamo il turismo invernale”

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In questi giorni, più volte, uno dei temi centrali di discussione ha riguardato l’opportunità, o meno, di tenere aperte le stazioni sciistiche.
Aprire oppure no le piste? Da un lato c’è l’emergenza Covid-19 ma dall’altro c’è un’economia da miliardi di euro e decine di migliaia di posti di lavoro da salvare. Il turismo invernale è estremamente importante per il nostro paese e va certamente preso adeguatamente in considerazione. Va tutelato.

Un’accurata riflessione viene fatta, sui social, da Enrico Sabbi di Artesina Mondolè Ski. 

“Il settore turismo invernale non è solo il divertimento di chi va a farsi una sciata. Assolutamente no, è un settore che tiene in piedi vallate, paesi, a volte intere province se non regioni, ma soprattutto tante e tante famiglie. Oltre a tutte le persone che lavorano direttamente nelle stazioni sciistiche, per fortuna (ma di questi tempi, purtroppo) il turismo invernale ha un forte impatto a cascata su tanti altri settori. Esercizi commerciali di ogni tipo, dai gommisti, ai negozi di abbigliamento, tutti i servizi di ristorazione, quasi qualunque cosa che si trovi nel raggio di tot. kilometri (a seconda delle zone) dalle stazioni sciistiche. Tutti questi esercizi hanno di conseguenza un impatto su tutta la filiera di produttori e fornitori, la famosa supply chain in inglese.
Questo deve essere chiaro, perché in Italia non sembra esserlo e vale per le stazioni sciistiche come per tantissime altre attività turistiche e non.
Dopodiché, ora si paragonano gli impianti sciistici alle discoteche. Difficile paragonare un’attività ludico sportiva all’aperto, che si svolge su ampi spazi, con un’attività che prevede l’affollamento di persone in un luogo chiuso. Non ho nulla contro le discoteche, assolutamente, se non ci fosse l’affollamento e uno non potesse sentire l’energia della folla che si muove all’unisono seguendo la stessa frequenza, che divertimento ci sarebbe? Ma non accetto questo paragone con le stazioni sciistiche.
I giornalisti mettono l’accento sulle code, perché fa scena far vedere un mucchio di persone in fila e nient’altro intorno. Queste code sono pur sempre all’aperto, come tutte le code che oggi facciamo per aspettare fuori dai negozi o in qualsiasi altro luogo ancora aperto. In più la gente, oltre ad avere la mascherina è già di base vestita e coperta di tutto punto per poter sciare.
Inoltre ci tengo a dire che per quanto riguarda la mia esperienza personale di impiantista, già quest’estate, le persone in coda agli impianti mantenevano le distanze, mentre era un po’ più difficile fargli mettere la mascherina. (Si, quest’estate agli impianti avevamo un protocollo di sicurezza covid discretamente rigido da rispettare e far rispettare, che prevedeva tra le altre cose mascherine in ogni momento ed igIenizzazioni dei veicoli). 
Per quanto riguarda le funivie sono direttamente i tornelli di accesso che possono regolare l’ingresso di tot numero di persone. Le code, come in tutte le attività, possono essere regolate senza problemi con la collaborazione di tutti, si pensi alla coda per una seggiovia o skilift con sci ai piedi. Facendo una fila indiana ad esempio, sono gli sci stessi ad impedire alle persone di avvicinarsi a meno di un metro da chi le precede e le file indiane possono poi essere affiancate a quanto si vuole di distanza, basta usare paline e corde per forzare la gente ad incanalarsi. Per le code alle casse, anche queste possono essere regolate, ma lo skipass online può eliminare questo problema. Inoltre si possono anche contingentare gli ingressi alla stazione. Tutto si può fare per rendere anche i momenti più critici, sicuri.
Questo discorso vale per le stazioni sciistiche, ma può valere per tante altre attività. Tutti abbiamo bisogno di lavorare, i bonus e i ristori non ci soddisfano e non devono soddisfarci perché altrimenti si crea un BUCO ENORME di debito pubblico (che già c’è) che sarà un’impresa recuperare. Le vacanze di Natale sono per tanti settori fondamentali da un punto di vista economico, e per il turismo invernale sono il periodo che va poi a coprire finanziariamente praticamente la maggior parte dell’intera stagione. L’economia deve ripartire, anche le stazioni sciistiche devono poter aprire e le persone devono potervi accedere, anche se contingentate.
Io vivo sulle piste da sci, se fosse solo per la mia voglia di sciare gli impianti potrebbero stare chiusi, posso mettermi le pelli e soddisfare la mia scimmia, ma come tanti altri voglio lavorare, non voglio dipendere dallo Stato per la mia sopravvivenza. Anche perché, vista la situazione sanitaria difficilissima che gli ospedali si trovano ad affrontare, sarebbe bene che tutte le risorse disponibili vengano indirizzate lì. Il virus c’è, fa vittime e crea tantissime situazioni difficili, ma il metodo attuale a parere mio crea danni ancora più gravi nel lungo termine e va perciò cambiato”.
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