Genoa Patacrac!

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Il Crotone? Probabile. Il Benevento? Forse. Bologna, Parma, Udinese? Chissà. I tifosi del Genoa si stanno già esercitando nell’appassionante passatempo di ogni annata: pescare dal mazzo delle 19 avversarie tre formazioni che possano scongiurare la retrocessione del Grifo. Speriamo di sbagliarci, ma immaginare che il proclama preziosiano (“Quest’anno niente più sofferenze”) trovi conforto nella realtà appare l’ennesima pia illusione.

I 90 minuti col Toro mercoledì e il primo tempo con la Roma possono solo trovare posto nel museo degli orrori. Domenica, dopo l’intervallo, i rossoblù si sono concessi un pallido risveglio, sfociato nel pareggio firmato da Pjaca (al primo segno di presenza dopo mezza gara da spettatore non pagante), hanno visto crescere la libido di vittoria e, appena diventati più propositivi, hanno smantellato la Maginot concedendo spazi invitanti, sfruttati puntualmente dagli antagonisti. Il vecchio gioco della coperta corta in casa Genoa è sempre d’attualità: la difesa regge sinché è chiusa a doppia mandata, ma appena il baricentro della squadra avanza di qualche metro, arriva il patatrac.

Tutta colpa del Covid? Soltanto in parte, poiché è indubbio che la condizione atletica di due terzi della rosa sia scadentissima e impedisca di assolvere anche all’ordinaria amministrazione. Se si aggiunge lo scarsissimo tempo a disposizione di un allenatore nuovo per conoscere a fondo i suoi ragazzi e per trasmettere loro i suoi dettami tattici, sono conseguenziali certe difficoltà. Non tutto, però, questo scempio (non certo equilibrato dallo squillante successo sul Crotone nell’esordio stagionale e dal decoroso primo tempo offerto nel derby) può dipendere dalla pandemia.

L’esultanza dopo il gol di Destro nei primi minuti di Genoa-Crotone, una gioia estremamente effimera

Sia come sia, è già scattato il totoallenatore e la panca di Maran inizia a tremare. In effetti, chi ha visto Pjaca e Zajc vagare lungamente per il campo senza… una meta avrà pensato che qualcosina nella tattica vada rivisto, ma è altresì doveroso chiedersi se, nel bailamme che ha caratterizzato l’ambiente genoano nell’ultimo mese e mezzo, un altro mister avrebbe fatto meglio.

Che il trentino sia sulla graticola, conoscendo Preziosi, è inevitabile. Mai una volta che il Joker, invece di sostituire il timoniere, non prenda in considerazione un’altra ipotesi: che a dover cambiare strada sia egli stesso. Imperterrito, prosegue nella sua strategia, basata sull’ingaggio di giocatori sì rinomati, ma in parabola discendente oppure reduci da campionati opacissimi o da interventi chirurgici di una certa importanza. Vero che la cassa genoana piange – ad onta delle milionarie plusvalenze realizzate fin quando c’erano giocatori da poter vendere – ma con il solo ingaggio a costo zero di calciatori in crisi fisica o psicologica o prossimi al tramonto non ci si può rinforzare.

La rosa che si è salvata all’ultimo spasimo ha perso due difensori del calibro di Soumaoro e di Romero, il quale – per sovrammercato – aveva pure fruttato parecchi punti con le sue incursioni. È arrivato Bani, dignitoso interprete, ma Zapata (peraltro il migliore in questo spicchio di stagione), Criscito e Masiello sono classe ’86. Tra loro non c’è neppure un elemento veloce: inevitabile che in campo aperto il reparto vada in barca.

Foto di Genoa CFC Tanopress

Ed eccoci al centrocampo. Badelj sulla carta è più funzionale di Schöne, che non va rimpianto più di tanto, ma le prime prestazioni del croato non sono state esaltanti. Vero che rispetto all’anno scorso si registra la promozione del baby Rovella (finora il più convincente del settore), ma nella zona mediana non c’è uno che con dinamismo, rapidità e tecnica domini sugli avversari. È pure arrivato Zajc, gingillino di buon tocco, ma ahinoi leggerissimo: basta il minimo contatto o una spintarella per spostarlo dal pallone. Un settore così lento e macchinoso in mezzo (Lerager non ha un passo differente dai compagni, con Radovanovic è peggio che andar di notte, Behrami è scartato forse per ragioni anagrafiche e dell’infortunato cronico Sturaro, in teoria il più utile, si sono perse le tracce) necessiterebbe almeno di un’accelerazione sul fronte esterni, ma Biraschi e Criscito faticano nella costruzione, Ghiglione rimane un’incompiuta e Parigini non è giudicato all’altezza. Servirebbero come il pane Pellegrini, la cui presenza, sinora a spizzichi e bocconi, non è stata degna di nota, e Zappacosta, che dopo le mirabilia mostrate con il Crotone si è accomodato in infermeria, sollecitando un diffuso quesito: non è che il Chelsea se ne sia liberato dopo aver preso atto che l’intervento al crociato lo esporrà a frequenti infortuni muscolari?

Infine la prima linea. Qui, in effetti, alberga il solo neo-rossoblù che abbia superato l’esame finestra: ovviamente Scamacca, che già quando è in giornata dispari risulta ugualmente utile alla causa, figuriamoci quando è in bolla. Cosa chiedere di più ad un centravanti che segna e fa segnare? Al confronto con i suoi predecessori, il romanaccio è un fuoriclasse, e pazienza se della sua valorizzazione si avvarrà economicamente il Sassuolo, proprietario del cartellino.

Ma può bastare lo spilungone capitolino a debellare il mal di gol? Pjaca, numeri alla mano, ha già bollato contro Crotone e Roma, ma per ora è tutt’altro che un valore aggiunto e le sue pause dal contesto agonistico durano ore intere. E allora, lunga vita a nonno Pandev, che però inizia a lanciare qualche messaggio non tranquillizzante: a 37 anni il doppio impegno campionato. Nazionale appare sempre meno sopportabile. Rimane Destro, teoricamente il più dotato di fiuto del gol, ma se tutti gli allenatori – nessuno escluso – tendono ad accantonarlo, ci sarà pure un motivo…

PIERLUIGI GAMBINO

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