Quattro derby da ricordare con Salvi, Branco, Pruzzo e Lanna

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Diciamolo subito, sarà un derby monco, come quello dello scorso 22 luglio, vinto dal Genoa dopo quattro anni e così importante per la salvezza dei ragazzi di Nicola, che grazie alla rete di Lerager conquistarono tre punti di importanza capitale; l’assenza dei tifosi priverà il doppio evento stagionale cittadino più atteso di un’atmosfera unica nel panorama calcistico italiano e non solo.

Detto che i precedenti sono 120, con 44 vittorie della Samp, 30 del Genoa e 46 pareggi se consideriamo anche le amichevoli mentre delle 102 ufficiali se ne sono disputate 74 a livello di massima serie, con blucerchiati in vantaggio con 29 vittorie a 18 e 27 pareggi, vogliamo ricordare quattro stracittadine, con due vittorie per parte, cui abbiamo assistito in un ormai lontano passato.

Era il 25 novembre 1973 quando Genoa e Sampdoria scesero in campo dopo una lunga assenza in serie A, un campionato in cui la Samp partì con la penalizzazione di tre punti ed affrontò quel match con solo un punto dopo cinque giornate, con i rossoblù a quota quattro. Era il Grifone che annoverava tra le sua fila un nome altisonante come quello di Mariolino Corso, arrivato dall’Inter ed un difensore reduce dalle battaglie in nazionale e con la maglia del Milan come Roberto “Faccia d’angelo” Rosato, famoso per le sue gambe a “ics”; le genovesi che per ragioni di bilancio vendevano i loro migliori talenti spesso ricevevano in cambio campioni un po’avanti negli anni ed anche nella Samp un centrocampista come “Basletta” Lodetti ed un centravanti come Mario Maraschi erano titolari inamovibili.

Calcio anni settanta, gradinate già esaurite due ore prima dell’inizio, i cuscini di paglia venduti all’ingresso insieme ai caffè Borghetti ed alle mignon di liquore, i numeri dall’uno all’undici, “Athos è stile, Athos è risparmio…” gracchiava l’altoparlante dello stadio pubblicizzando un negozio di abbigliamento del centro … Lo stadio era soprattutto rossoblù quel giorno, con la sola gradinata Sud e qualche sparuto tifoso in tribuna e nei distinti ma già nella prima mezz’ora la Samp incanalò la partita, con la rete del vantaggio messa a segno da un biondino di Dego, Giancarlo Salvi, per tante stagioni bandiera blucerchiata, che capitalizzò con un destro al volo un corner battuto da Sauro Petrini e prolungato dal colpo di tacco rimasto nella storia dei derbies, quello di Marco Rossinelli, con la sfera che planò sul destro di Salvi che non diede scampo a “Bibi” Spalazzi, schierato sotto la Nord . Ed un quarto d’ora dopo Badiani, preposto da Vincenzi alla marcatura di Corso, anticipa e riparte, supera in tromba Garbarini e serve Maraschi , anticipato da Maselli per un clamoroso autogol, decretando la sconfitta dell’undici di “Sandokan” Silvestri.

Nel confronto del 13 marzo 1977 fu il Genoa ad esultare, la Samp di Eugenio Bersellini era bisognosa di punti salvezza contro il Genoa che Simoni aveva portato ad una posizione di classifica più tranquilla, quattro punti avanti: era la quinta di ritorno ed i punti cominciavano a pesare. In quel pomeriggio di sole che precedeva di poco la primavera la squadra blucerchiata sorprese subito in avvio gli storici rivali, Luciano Zecchini chiese ed ottenne triangolo da Savoldi II, detto “Titti”, fratello del più celebre attaccante Beppe e da distanza siderale, con il destro (che non era il suo piede naturale, lui che era uno stopper…), infilò Girardi all’incrocio dei pali.

Savoldi quel giorno sembrava imprendibile e Simoni fece la mossa che cambiò la partita, mise Ogliari sulle tracce di “Titti” e per la Samp si spense la luce, dopo una serie di occasioni quasi allo scadere della prima frazione arrivò il pari di Damiani che infilò Di Vincenzo, sostituto del titolare Cacciatori.

L’inerzia del match cambiò, anche l’avvio di ripresa vide solo una squadra in campo e dopo pochi minuti Gussoni di Tradate, l’arbitro della partita, decretò un inevitabile rigore per l’atterramento dello scatenato Damiani ma Pruzzo concluse troppo centralmente, rifacendosi con gli interessi poco dopo la mezz’ora, quando andò ad impattare in alta quota il lungo cross di Castronaro, tra gli attoniti Zecchini e Di Vincenzo per una rete la cui immagine è da sempre un feticcio appeso alle pareti di molti clubs rossoblù.

Facciamo un salto in avanti di tredici anni, nel frattempo Italia 90 ha portato all’abbattimento del caro e vecchio “Ferraris” della nostra gioventù, con gli elicoidali che portavano in gradinata e le splendide tribune in legno e nel rinnovato stadio le nostre squadre vivono il periodo migliore dal punto di vista dei risultati del dopoguerra. Il 25 novembre 1990 la Samp si presenta alla stracittadina imbattuta e capolista contro una squadra in cui c’è contestazione , con l’eliminazione in settimana dalla Coppa Italia ad opera della Roma, il rigore fallito da Bortolazzi e le famose dichiarazioni di Bagnoli, che se la prese con l’eccessiva passionalità dei tifosi rossoblù. Ma in quel pomeriggio piovoso il Genoa ottenne una vittoria straordinaria davanti alla Nord che sembrava una quinta teatrale , con le onde del mare solcate dalle caravelle: è Stefano Eranio, genovese di Molassana, che nel primo tempo porta avanti i suoi con un bellissimo destro a rientrare che muore nell’angolo alto alla sinistra di Pagliuca. Fu solo temporaneo il pari doriano, su rigore realizzato con un ardito cucchiaio da Luca Vialli, una massima punizione decretata da Longhi per l’atterramento di Mancini ad opera di Braglia. E non fu massima ma per lui è come se lo fosse la sassata su punizione con il sinistro a “tres dedos” con cui Claudio Branco tolse la ragnatela dall’angolo alto alla destra di Pagliuca, una rete celebrata con migliaia di auguri natalizi inviati ai cugini, una vittoria attesa da quella rete di Pruzzo, tredici anni prima, un successo che pose le basi per una stagione che condurrà l’undici del “Mago della Bovisa” ad un insperato quarto posto nell’anno in cui la Samp a fine stagione sarà campione d’Italia.

E chiudiamo questo amarcord con la partita del novembre 1992, era il primo novembre , stessa data in cui si gioca questo derby: la rinnovata Samp di Sven Goran Eriksson s’impose largamente in una giornata di pioggia battente contro il Genoa di quel galantuomo che era il tecnico Bruno Giorgi. Passò alla storia come il “derby della carta igienica” , con la gradinata Nord che ad inizio ripresa, con i blucerchiati avanti 2-0, fece interrompere la partita da Nicchi lanciando centinaia di rotoli di carta e costringendo il presidente Spinelli, con il suo impermeabile chiaro, ad andare sotto la gradinata per placare gli animi. Un giovane Enrico Chiesa sta cominciando a muovere i primi passi nel calcio che conta, a fianco di mostri sacri quali Pagliuca, Mannini, Lombardo, Invernizzi e Mancini con Jugovic e Walker , una delusione, come stranieri e Corini, Bertarelli e Serena arrivati nell’affare Vialli, passato alla Juventus.

Nel Genoa brilla la stella del giovane savonese Panucci ed il russo Dobrovolski non riesce a confermare le promesse in una squadra dove sono titolari inamovibili i “vecchi” Tacconi, Torrente, Ruotolo, Signorini e Bortolazzi con Skuhravy riferimento offensivo ma orfano di Aguilera.

Nella nebbia provocata dai fumogeni della Nord dopo soli tre minuti la punizione di Mancini incoccia sul povero Fortunato e sorprende Tacconi poi prima della fine del tempo Marco Lanna, genovese doc, impatta splendidamente di testa la punizione di Corini ed infila sotto la gradinata Nord, provando la stessa gioia, quella di un genovese che segna nel derby, di Eranio due anni prima.

Nella ripresa il Doria sfiora il tris, gli uomini di Giorgi restano in dieci per l’espulsione di Caricola ma il Grifone getta il cuore oltre l’ostacolo e torna a sperare grazie alla rete di Michele Padovano. L’attaccante è scatenato, sfiora due volte il pari ma nel recupero due reti in contropiede di Jugovic e Bertarelli sigillano la stracittadina per la gioia di una Sud impazzita di gioia.

Marco Ferrera

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