Cento anni fa il Tamburino…E 40 anni fa se ne andava Serafini

Spulciando qua e là, il vostro “specialista in fuoriclasse” ha trovato proprio oggi una ricorrenza davvero importante, da fuoriclasse appunto.

Cento anni fa, il 22 ottobre 1920, nasceva infatti Damiano Damoia, lo storico tamburino blucerchiato. Un vero e proprio fuoriclasse del tifo, capace di oltre cinquecento trasferteal seguito della sua squadra, che tanti di noi non più giovanissimi ricordano con affetto, a prescindere dalle sponde calcistiche, in tante delle quali – peraltro – aveva conoscenze maturate attraverso decenni di frequentazione degli stadi di tutta Italia e in Europa.

Il tamburino, nato in gradinata, negli anni della maturità si era spostato in tribuna, solitamente a turbare gli allenatori avversari dietro la loro panchina, con il suo tifo folcloristico e mai sguaiato.

Conosceva tutti: presidenti, dirigenti, allenatori, calciatori, tifosi. E non perdeva un colpo, ricordando una per una le oltre cinquecento trasferte, iniziate in un’epoca nella quale le vie di comunicazione non erano certo quelle di adesso.

Si può essere fuoriclasse anche nel tifo? Sì, Damiano ci è riuscito. E non è stato l’unico. Quarant’anni fa, nella primavera 1980, ci lasciava Giuseppe Serafini, noto a tutti come “Serafino”. Il tifoso per antonomasia delle squadre italiane, non soltanto di calcio. Non aveva una singola appartenenza: tifò in giro per il mondo per l’Inter di Herrera, per il Milan di Rocco, per la Juve di Trapattoni.

Famoso per la sua mole – era arrivato a superare i duecento chili – era noto anche all’estero, dove rappresentava un po’ la caricatura dell’italiano allo stadio, talvolta con un piatto di spaghetti sulle ginocchia. Insomma, un influencer ante litteram, come lo ha definito qualcuno. Chissà, oggi sarebbe milionario e i suoi capi di abbigliamento apprezzati ovunque.

Partecipò ai mondiali del 1974 in Germania, senza portare grande fortuna, ma anche a quelli del 1978 in Argentina, dove le cose andarono decisamente meglio. Presenziò anche a finali di Coppa dei Campioni di pallacanestro, al seguito dell’Ignis di Varese, che all’epoca dominava in Italia e in Europa.

Gustoso il siparietto della finale di Coppa Davis del 1979, quando scese in campo e cadde nell’ilarità generale. E voi capite che in un ambiente asettico come quello del tennis (almeno, sugli spalti), la sua figura fosse ingombrante… due volte!

Negli anni un mistero è rimasto senza una vera spiegazione: come facesse a trovarsi ovunque, visto che in sostanza il tifo era la sua professione. A parte i tempi dell’Inter, molti negarono di averlo sovvenzionato, e tra questi la Federtennis (Nicola Pietrangeli, ad esempio, non lo gradiva).

La sua presenza sugli spalti, però, era la testimonianza dell’Italia vicina ai propri campioni dell’epoca.

Giuseppe Viscardi

Condividi
Dal 1998 il blog dedicato a tutti gli sport praticati in Liguria. E' l'unico vero punto di riferimento per chi vuole leggere di tutte le discipline e a tutti i livelli. Dalla competenza e passione dei nostri autori nasce ogni anno l'Annuario Ligure dello Sport e ogni giorno viene inviata la Newsletter dello Sport in Liguria.