Amarcord: Genoa-Inter negli anni Settanta/Ottanta

31

Tante gioie (cinque vittorie consecutive) e due sconfitte negli ultimi due precedenti al “Ferraris” nell’ultimo decennio per il Genoa contro l’Inter ma spostiamo il nostro ricordo su incontri degli anni settanta ed ottanta, che sono rimasti impressi nella memoria dei tifosi rossoblù più avanti con gli anni.

Il 3 febbraio 1974 fu la giornata del grande ex Mariolino Corso, recentemente scomparso, che dopo un quarto d’ora del primo tempo infilò la porta di Bordon con un preciso colpo di testa, non proprio la sua specialità, su cross proveniente dalla destra, con Mariani che pareggiò nel finale approfittando a centro area di un mancato intervento difensivo del “mancino di Dio” ( questo era il soprannome di Corso). Arturo “Sandokan” Silvestri schierò quel pomeriggio davanti a “Bibi” Spalazzi una retroguardia formata da Della Bianchina, Maggioni, Rosato e Garbarini con Maselli in mediana, Mendoza ala tornante, Bittolo e Corso mezzali ed un giovane Pruzzo e Sidio Corradi di punta contro una formazione guidata da Helenio Herrera, tornato alla “beneamata” con i leader Facchetti, Burgnich e Mazzola a fare da balia ai vari Fedele, Giubertoni, Massa ed Adelio Moro. Arbitrò Michelotti di Parma, uno dei migliori fischietti dell’epoca e dopo quel match, alla prima di ritorno, il Grifone era tredicesimo (quando il campionato era a sedici squadre) con dieci punti, in una stagione che al termine vide il Genoa retrocedere all’ultimo posto.

Nel campionato 1976-77 la squadra allenata da Gigi Simoni sciorinava un bel calcio, con un quintetto offensivo che accoppiava alla corsa del numero otto Arcoleo la qualità del numero dieci, Pierino Ghetti, con un’ala funambolica come Basilico, re dei cross, che innescava l’indiavolato Oscar “ Flipper” Damiani ed il bomber per antonomasia, Roberto Pruzzo, “O rey di Crocefieschi. Nella fungaia di Marassi, gremito da quasi cinquantamila spettatori sotto una pioggia incessante, il Genoa fu beffato al novantesimo dal pari di Fedele, terzino d’assalto ex bolognese, dopo novanta minuti in cui avrebbe meritato l’intera posta, rovesciando il risultato dopo la rasoiata in avvio del mediano Bertini, spesso protagonista in nazionale. Già nel primo tempo Damiani da destra ubriacò di finte il suo avversario per crossare al centro, dove Pruzzo operò un sapiente ponte aereo per l’arrembante Ghetti che infilò Bordon. Dopo un’ora di gioco gli attacchi dei padroni di casa, sotto una gradinata Nord ribollente di tifo e passione, sfociarono nel raddoppio di Pruzzo, che infilò con la sua specialità, il colpo di testa, il suggerimento da destra di Arcoleo, balzando in testa alla classifica dei cannonieri, vinta a fine stagione da Graziani con 21 reti contro le 18 del bomber nostrano. Una traversa colta da Basilico suggellò il vantaggio e nel finale, come detto, arrivò il beffardo pari di Fedele, con Menicucci di Firenze che poco dopo fischiò la fine delle ostilità, un pari che permise ad Onofri e compagni di balzare a metà classifica a quota venti, con l’Inter allenata da Chiappella e con Mazzola rimasto l’ultimo dei grandi protagonisti delle vittorie degli anni sessanta, cinque punti avanti.

Ben più amara e beffarda la partita della stagione dopo, si giocava la penultima giornata ed il Grifo cercava punti salvezza contro un’Inter ormai demotivata e fuori dai giochi. Ancora una volta si giocò su un terreno reso pesantissimo dalla pioggia battente e dopo una ventina di minuti l’inserimento di Castronaro di testa su spunto del solito Damiani sembrò incanalare la sfida nel modo giusto. Era un’Inter profondamente rinnovata, con l’ex tecnico della Sampdoria Eugenio Bersellini a guidarla, con Altobelli e Muraro coppia d’attacco, ma fu uno spunto dell’esperto Pietro Anastasi , entrato da tre minuti in campo, a rendere inutile il primo intervento di Girardi, ribadendo in rete sotto la gradinata Sud ad una decina di minuti dal termine.

Il Genoa, cui serviva la vittoria a tutti i costi, si riversò in attacco ed a cinque minuti dalla fine l’incursione dell’imprendibile Damiani venne stroncata fallosamente da un difensore. Il tiro dagli undici metri fischiato da Mattei fu affidato a Pruzzo, il bomber prese la rincorsa proprio sotto la Nord, con la sfera che pesava molto, quasi fosse stata una palla medica e ne uscì un destro debole, che Bordon bloccò tra la disperazione dell’attaccante, dei compagni e della gente genoana. E la settimana successiva il pari senza reti di Firenze decretò un’amara retrocessione per l’undici del presidente Fossati.

L’ultimo nostro viaggio a ritroso ci conduce agli anni ottanta: era il 27 marzo 1983, la domenica delle Palme e la formazione mandata in campo da Gigi Simoni, tornato alla guida della navicella rossoblù, era una litania imparata a memoria: Martina, Romano, Testoni…. L’Inter condotta da Rino Marchesi annoverava giocatori importanti, come i freschi campioni del mondo Collovati, Altobelli,Oriali e Bergomi con di contorno i vari Beppe Baresi, Hansi Muller e Salvatore Bagni, ex ala nel Perugia di Castagner e trasformatosi in centrocampista tuttofare nel corso degli anni.

Massimo Briaschi e Pasquale Iachini su rigore pareggiarono due volte i temporanei vantaggi ospiti siglati da Altobelli su punizione e da Graziano Bini di testa, la partita sembrava incanalata verso un pari che stava bene ad entrambe, in campo c’era quel clima di non belligeranza tipico di molte partite di quel periodo, anche se il calcio italiano arrivava dallo scandalo delle scommesse, esploso pochi anni prima e poi sanato e forse dimenticato grazie alla vittoria degli azzurri di Bearzot otto mesi prima a Madrid. Ma a pochi minuti dalla fine proprio Bagni concretizzò di testa all’altezza dell’area piccola un lungo cross di Hansi Muller, beffando due genoani in marcatura ed il portiere Martina ma al gol l’unico ad esultare fu solo l’autore del gol.

Giorgio Vitali, d.s. del Genoa all’epoca, se la prese negli spogliatoi con i giocatori dell’Inter , due giornalisti del “Giorno”, Claudio Pea e Paolo Ziliani, adombrarono più di un sospetto su quel risultato, visto che sul pari erano state giocate somme ingenti al Totonero. Fu aperta un’inchiesta dall’Ufficio Indagini della Figc condotta da Corrado De Biase, che terminò con l’assoluzione di tutti i protagonisti e con l’avvocato Giuseppe Prisco , vice presidente dell’Inter e l’allora ministro Alfredo Biondi, altro principe del Foro e grande genoano, che ebbero un ruolo fondamentale per insabbiare quanto avvenne in quello strano pomeriggio al “Ferraris”, anche perché a pochi anni dallo scandalo del calcio scommesse il movimento italiano, dopo la vittoria dei mondiali, non poteva rischiare di ricadere nel baratro e nella vergogna.

Marco Ferrera

Condividi
LiguriaSport.com
Dal 1998 il blog dedicato a tutti gli sport praticati in Liguria. E' l'unico vero punto di riferimento per chi vuole leggere di tutte le discipline e a tutti i livelli. Dalla competenza e passione dei nostri autori nasce ogni anno l'Annuario Ligure dello Sport e ogni giorno viene inviata la Newsletter dello Sport in Liguria.