Armonia, coraggio e consapevolezza: così Ranieri ha cambiato la Samp

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Espugni Firenze, umili la Lazio, e la fantasia inizia a volare verso vette siderali.
L’esperienza ci aiuta a considerare ancora provvisoria qualsiasi valutazione sul campionato, tantopiù in un periodo dominato dalla pandemia, che stravolge molti valori, ma la bellezza delle due ultime prestazioni offerte dalla Samp – in specie la seconda – è tale da autorizzare obiettivi un po’ più prestigiosi. E se a bocce ferme si è parlato di semplice cabotaggio un po’ più in su rispetto alla linea salvezza, certi riscontri dal campo, uniti all’impasse che sta caratterizzando molte delle avversarie dirette, aiutano a spingere il capo verso l’alto.

L’ottimismo è autorizzato non tanto per i sei punti intascati – che possono anche essere frutto del momentaccio attraversato dalle antagoniste – ma per la qualità delle prestazioni offerte, davvero rimarchevoli sotto ogni aspetto. E se a Firenze qualche episodio è girato per il verso favorevole, a Marassi i blucerchiati hanno spadroneggiato in lungo e in largo, riducendo in poltiglie una squadra che sino allo scorso marzo era addirittura in lotta per lo scudetto.

La Samp attuale sta girando a meraviglia e si arriva all’assurdo di temere che gli inevitabili ingressi di Adrian Silva e Keita, sinora ridotti al ruolo di comparse, possano rompere l’attuale giocattolo, mai così divertente negli ultimi anni. Timori ingiustificati, s’intende, poiché i due rinforzi verranno utilissimi cammin facendo, anche per offrire al mister alternative tattiche, ma intanto godiamoci questa Samp sorta anche sulle ceneri di qualche errore ranieriano commesso – perché negarlo – sia in casa della Juve, sia nella disastrosa partita casalinga con la matricola Benevento.

Ranieri, per fortuna, non è un integralista e sa far tesoro di esperienze negative. Le sue immediate correzioni in corsa hanno permesso di ammirare un collettivo estremamente armonico, capace di comandare il match anche contro formazioni più accreditate con autorità, coraggio e consapevolezza dei propri mezzi.

Una Samp magnifica, operaia il giusto, che si identifica, prima che su campioni consacrati, su un semi-carneade dal rendimento mostruoso: l’eclettico Thorsby, formidabile per dinamismo, costanza di apporto, forza fisica e spirito di sacrificio. Grazie a lui i vari Ekdal, Candreva e Jankto possono permettersi fluidificazioni spesso vincenti sapendo di essere adeguatamente coperti da un compagno che corre costantemente avanti e indietro e da destra a sinistra, recuperando palloni in quantità industriale.

Ristabilito, grazie al norvegese, l’equilibrio tattico, ecco che il contributo di parecchi altri individuai si è moltiplicato. Così vanno sottolineate, per esempio, le prove eccellenti di Yoshida e Tonelli in fase difensiva e i clamorosi progressi di Augello, che due settimane fa era la… disperazione di qualsiasi tifoso doriano e ora è diventato addirittura un crossatore vincente ed un goleador.

E qui si apre un problemino. Con Augello e, sulla sponda opposta, Candreva, la Samp dispone di due sontuosi crossatori, in grado esaltare qualsiasi centravanti. Quagliarella ne ha subito approfittato, firmando il vantaggio blucerchiato con un’imperiosa testata, ma a quasi 38 anni non sarà in grado di risultare sempre decisivo e, comunque, non è il tipico ariete. Neppure Keita e l’infortunato Gabbiadini hanno certe caratteristiche, sicché in organico, da quando è partito Zapata, continua a mancare uno sfondatore degno di tal nome. Merce rara in assoluto, e quella poca è vecchia ed economicamente pretenziosa, dunque il mancato intervento della società su questo fronte va giustificato.

Risolto alla grande il problema del terzino sinistro, restano da sciogliere alcuni altri nodi. Il primo, ma non grave, riguarda la fascia difensiva di destra, affidata a Bereszynski, uso ad alternare recite di alto livello ad altre desolanti: alle sue spalle non esistono rimpiazzi, dopo il mancato arrivo in extremis di Ferrer.

Eppoi il settore sinistro del centrocampo, dove il titolare Janko prosegue nella sua involuzione. Dietro di lui, però, preme Damsgaard, splendido prospetto che a Firenze e anche nello spezzone di sabato scorso ha sciorinato doti di primissimo piano. Presto Ranieri si convincerà ad invertire le gerarchie nel ruolo.

Infine, il ruolo di seconda punta. Ramirez è un inno all’incostanza. Se entra in campo col piede giusto può risolvere l’incontro da solo, altrimenti diventa un peso e, come sabato, rischia addirittura di lasciare i compagni in inferiorità numerica per il suo carattere fumantino. Nel ruolo però non mancano le alternative, a partire proprio da Keita, in attesa (probabilmente lunga) che Gabbiadini esca dal bacino di carenaggio. All’occorrenza, può avanzare in prima linea o in rifinitura anche Verre, un talento purissimo, il cui inserimento in organico è stato forse sottovalutato.

Pierluigi Gambino

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