A Verona per una mission impossible?

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Chissà se Maran sia contento di poter affrontare il Verona e non l’Inter o la Juve in questo posticipo veronese che segna per i suoi ragazzi il ritorno all’attività dopo tre settimane di stop. Per essere più chiari, il tecnico del Grifo in cuor suo considererà già perso un match da affrontare in condizioni così poco invidiabili o cullerà speranze concrete di far risultato?

Vero che anche il Verona ha perso due titolari per Covid (l’ex leccese Barak e Gunter, uno degli innumerevoli ex di turno), ma solo un pazzo potrebbe paragonare il peso e l’importanza delle opposte assenze. Juric, d’altronde, non si è certo lamentato per il virus, che ha colpito il suo gruppo in misura marginale, bensì per la latitanza di una dirigenza che solo vero il tramonto del calciomercato si è attivata per regalargli qualch rinforzo, primo fra tutti il centravanti Kalinic, dopo che erano partiti per lidi più prestigiosi tutti i “big” dello scorso campionato.

Senza la pandemia, il Genoa avrebbe probabilmente inseguito la prima vittoria esterna stagionale o, mal che andasse, un pareggio comunque positivo. Invece, con quel po’ po’ di bastonata sanitaria scesagli sul groppone, la comitiva genoana teme di doversi rammaricare per aver dovuto sciupare uno scontro diretto così stuzzicante.
Beninteso, mai ammainare bandiera prima del tempo. Dopo tutto, il Covid ha inciso in profondità nelle viscere del Grfone, ma senza impedire il varo di un undici perlomeno presentabile alla voce “equilibrio tattico”. In difesa c’è persino abbondanza, con l’ultimo arrivato Bani in sovrappiù rispetto al trio presumibilmente titolare (Zapata in mezzo a Goldaniga e Masiello), e in attacco, al fianco di un Pandev condannato agli straordinari dopo essere andato ancora a bersaglio in Nazionale, potranno alternarsi i freschi rossoblù Shomurodov e Sciamacca, tecnicamente e fisicamente apprezzabili, e pazienza se l’intesa con i compagni è un’entità astratta.
Qualche problema in più si affaccia a centrocampo, col solo Badellj totalmente abile e dunque arruolato. Anche Radovanovic è ufficialmente guarito, ma si è riaggregato al gruppo da qualche giorno e il suo fisico massiccio difficilmente gli può consentire un approdo alla forma subitaneo. Il terzo prescelto difficilmente si scosterà dal nome di Rovella, il cui entusiasmo dovrà sopperire alla mancanza di maturità ed esperienza.

Grazie alle guarigioni più recenti, Maran potrà portarsi appresso in panca un bel po’ di pezzi da novanta, ma c’è il timore che siano destinati a fare numero per patente inadeguatezza di ordine fisico. Col Covid non si scherza, e immaginare che bastino due allenamenti per metterli in sesto e renderli presentabili suona come un’utopia grande come un grattacielo. Limitiamoci dunque a prenderli in considerazione solo per un’emergenza o per un utilizzo limitato nel tempo, qualora proprio i titolari si arrendessero alla stanchezza.
Certo, i presupposti non inducono a salti di gioia. Il ritmo partita in molti calciatori – anche chi scenderà un campo – è una conquista lontana nel tempo, dopo tre settimane trascorse nell’isolamento, con sedute di allenamento ridicole per intensità e condizioni logistiche. Per molti rossoblù, insomma, è come aver ricominciato daccapo la preparazione. Senza contare che l’amalgama tra vecchi e nuovi è andato a farsi benedire. C’è chi, come l’uzbeko, non si è ancora allenato con i nuovi compagni, ma non si tratta di un caso unico.
Francamente, non si può proprio immaginare che Maran abbia lavorato con presupposti sufficienti. Eppure, la sfida non appare così proibitiva. A volte questo stato di precarietà è il propellente per prestazioni inimmaginabili, e poi non bisogna nascondere i limiti tecnico-tattici di un avversario dignitoso sì ma non trascendentale, pur se innervato da tre ex rossoblù non più contestati a distanza, ma – anzi – oggetto di crescenti rimpianti e nostalgie: mister Juric, che in Liguria, prima che gli vendessero a gennaio Pavoletti e Rincon, aveva portato il Genoa ad alti livelli di rendimento; il genero d’arte Veloso, che, finalmente affiancato da corridori instancabili (mai visti nel suo periodo rossoblù), ha dato prova di notevole acume tattico; il virtuoso Lazovic, che nella città di Giulietta ha evidentemente trovato l’ambiente ideale per risorgere.
E allora mettiamola così: cari genoani, giocatevela in tutta serenità e, semmai, pensate che una malaugurata sconfitta andrebbe a premiare un antagonista che meno di due mesi fa, a Marassi, aveva assistito da spettatore passivo, senza opporre resistenza, ad una festa salvezza.

Pierluigi Gambino 

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