Amarcord: Sampdoria-Lazio (10 febbraio 1974)

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Da quattro stagioni la Lazio, autentica bestia nera della Samp, s’impone al “Ferraris”; l’ultimo successo blucerchiato è vecchio di oltre quattro anni, il 24 Aprile 2016 arrivò una vittoria di fondamentale importanza per 2-1, con Candreva, allora biancazzurro, che si fece neutralizzare un rigore da Viviano.

Il nastro si riavvolge ad un paio di confronti dei ruggenti anni settanta: nell’ottobre 1975 era la prima giornata e la prima rete di un giovane esordiente, Bruno Giordano, al minuto numero novanta, favorito da una deviazione di Bedin, punì oltremisura la nuova Sampdoria targata Bersellini contro i biancazzurri guidati in panchina dall’ex tecnico doriano Giulio Corsini e con in campo un fresco ex, il toscano Roberto Badiani.

Fu la grande giornata del portiere Felice Pulici che rintuzzò gli assalti di Saltutti e compagni che avrebbero meritato l’intera posta ma che, come detto, furono puniti nel finale di partita; in quel pomeriggio di inizio ottobre, prima giornata di campionato, il “Berse” schierò davanti a Cacciatori una retroguardia formata da Arnuzzo, Ferroni, Prini e Rossinelli, con Pellegrino Valente in mediana, gli interni Bedin e “Micio” Orlandi, arrivato dal Cesena, con Paolo Tuttino all’ala e le punte Magistrelli e Saltutti, con Maraschi che ad una ventina di minuti dal termine prese il posto di Valente per rafforzare l’attacco dei padroni di casa. Nella panchina corta dell’epoca vicino a Di Vincenzo sedeva un giovane Enrico Nicolini.

Ma la partita che tanti doriani di quella generazione non possono dimenticare è quella di due stagioni prima: era il 10 febbraio 1974, si disputava la seconda giornata del girone di ritorno e la Samp condotta da Guido Vincenzi, bandiera blucerchiata, affrontava la Lazio di Tommaso Maestrelli, capolista e lanciata verso la conquista di uno scudetto storico, che arrivò a fine stagione. Era la Lazio di “Long John” Chinaglia, trascinatore e simbolo di quel gruppo, supportato in quell’undici dalla guizzante ala Garlaschelli, con il quale formava una delle coppie meglio assortite dell’epoca in fase offensiva, con Luciano Re Cecconi, che perirà tragicamente qualche anno dopo, quel giorno assente per squalifica, affiancato a centrocampo da Mario Frustalupi, per tante stagioni indimenticato centrocampista doriano, con un giovane Vincenzo D’Amico fantasista alle spalle delle punte ed una retroguardia granitica che davanti a Felice Pulici schierava mastini e marcatori implacabili quali Oddi, Petrelli ed il libero Pino Wilson, con Martini terzino arrembante e Nanni mediano di quantità e qualità.

Era la stagione in cui la Samp iniziò il campionato con tre punti di penalizzazione, la formazione dell’ex bandiera Guido Vincenzi vinse una straordinaria battaglia sotto la pioggia alla prima giornata contro il Milan per 3-2 e da allora non riuscì più a vincere una partita tra le mura amiche, presentandosi in campo con soli sette punti e malinconicamente ultima in classifica. Il pronostico era tutto per gli ospiti, capaci a quel punto della stagione di vincere ben cinque delle sette trasferte fin lì affrontate ma quel pomeriggio i valori in campo vennero azzerati, già nella prima frazione la Samp andò vicinissima al vantaggio, con Wilson che salvò sulla linea dopo l’incursione di Santin, con ghiotte occasioni per Cristin e Maraschi sventate dalla bravura di Pulici e da alcuni errori di mira. Al minuto 27 della ripresa arrivò la rete che mandò la Sud in paradiso. Cristin subì l’ennesima scorrettezza e conquistò una punizione sulla tre-quarti sinistra, sotto i vecchi distinti: si incaricò della battuta Pietro Sabatini , la sfera dopo una lunga parabola planò all’altezza dell’area piccola, sul secondo palo, dove Maraschi prese il tempo ad Oddi e di giustezza con una precisa incornata infilò l’angolo basso alla sinistra di Pulici. I laziali reclamarono molto per una leggera spinta del centravanti ai danni del difensore ma Gialluisi, fischietto di Barletta, fu irremovibile nel decretare la regolarità dell’azione e nel finale annullò una rete di Rossinelli per un presunto tocco di mano del terzino spezzino.

Fu un finale burrascoso, con Chinaglia e compagni che contestarono anche nel dopo partita l’arbitraggio dell’arbitro pugliese e con Maraschi che nel tunnel verso gli spogliatoi venne colpito da uno schiaffo, lui che da ex aveva realizzato la rete della vittoria.

Vittoria meritata e rimasta scolpita nella decennale storia della società, a fine stagione la Samp arrivò penultima scavalcando nel finale il Genoa ma venne ripescata per un illecito sportivo che decretò la retrocessione di Verona e Foggia.

Ricordiamo i protagonisti di quella giornata, davanti all’inossidabile Massimo Cacciatori, che per tante stagioni difese la porta doriana con la sua inconfondibile maglia nera (e che poi passò proprio alla Lazio) giocarono Nello Santin, uno dei difensori più forti dell’epoca, Prini e Lippi a formare la coppia centrale di difesa, con Marco “Ruspa” Rossinelli terzino arrembante sulla fascia, Arnuzzo schierato con una per lui inedita maglia numero quattro a rinforzare la retroguardia, con un terzino, Pietro Sabatini, schierato in posizione di ala tattica, Lodetti e Boni a centrocampo a garantire tanta corsa ed esperienza e Maraschi e “Bisontino” Cristin di punta.

Per la cronaca a fine stagione la Lazio conquistò il primo scudetto della sua storia.

Marco Ferrera

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