Genoa più forte ma incertezze in difesa

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In casa Genoa i fuochi di artificio i sono registrati subito. Siamo onesti: gli arrivi in rapida successione di Zappacosta, Badelj, Pjaca e Zajc avevano fatto pensare ad un mercato da stropicciarsi gli occhi. Le fasi conclusive,invece, non hanno spento gli entusiasmi ma li hanno certamente smorzati. Un “bravo” va rivolto al diesse Faggiano, che battuto laconcorrenza sul tempo assicurandosi subito rinforzi di vaglia. Nel prosieguo, forse, avrebbe avuto bisogno di ben altre risorse ecnomiche per colmare le residue lacune.

La rivoluzione è ugualmente avvenuta: d’altronde, non la si poteva ulteriormente procrastinare, sulla scorta di due campionati chiusi al quart’ultimo posto e di altre stagioni non propriamente esaltanti. Forse, il taglio col passato sarebbe stato ancor più radicale se una buona parte del vecchio organico non fosse praticamenteincedibile per limiti tecnici, età avanzata e ingaggi elevatissimi, sproporzionati al rendimento offerto sul campo.

Faggiano ha portato a termine quanto era nelle sue possibilità. Il tesoretto messogli a disposizione dal Prez è stato dirottato quasi integrlmente sull’acquisto dell’uzbeko Shomorudov, carneade per i nostri intenditori ma provvisto di discreto curriculum. L’auspicio è che riesca ad esplodere come e anche più di Piatek, altro bomber giunto in Liguria senza un particolare biglietto da visita. E identica speranza si rivolge verso il giovane Scamacca, che è un azzurrino e dispone di qualità interessanti. Entrambi si presentano come incognite, ma basterebbe che uno dei due si rivelasse un bomber prolifico per isolvere il problema emerso nell’ultimo campionato. D’altronde, quali alternative si sono presentate al manager rossoblù? Neppure una in Italia, anche tenuto conto chePavoletti e Inglese sono caginevoli di salute, oltreché incedibili per i rispettivi club.

Maran punterà anche su Pjaca, che procura solo un’incertezza, legata non alle sue doti tecniche, da fuoriclasse, bensì per alla fragilità fisica figlia di infortuni serissimi. Zajc, rispetto all’ex juventno, ha già dimostrato di soffrire a centrocampo, ma come mezza punta, alternato all’ex juventino, dirà certamente la sua. Resta però una domanda pressante: quante volte l’allenatore esalterà le doti dei due nuovi arrivati proponendo il 3-4-1-2?

Nella zona mediana comanda ovviamente Badelj, finalmente un regista con i fiocchi, senz’altro più idoneo al ruolo rispetto a Schone, un adattato. I due in teoria potrebbero convivere, ma solo se il terzo elemento del reparto saprà correre e tappare buchi anche per loro. Lerager e Cassata sono mezze ali, Behrami è un mediano che però si avvia ai 36 anni e Sturaro, in teoria il più adatto a fungere come stantuffo da un’area all’altra, da mesi non riesce più neppure ad allenarsi.

Capitolo esterni. Zappacosta è l’altro valore aggiunto del nuovo Grifone, mentre Pellegrini, sulla fascia mancina, dovrà dimostrarsi all’altezza anche in fase difensiva. Ghiglione, in certe partite, può sostituire il titolare di destra cercando di innescare gli attaccanti con cross prelbati, mentre sul fronte opposto resta l’incertezza riguardo a capitan Criscito (non più il punto fisso di qualche anno fa) e il neo rossoblù Czyborra, sinora tenuto in scarsa considerazione dal mister.

Ed eccoci alla difesa, ricettacolo di dolenti note. Gli scricchiolii emersi nella gara d’apertura col Crotone avrebbero forse consigliato un rafforzamento più massicio, ma era improbo trovare l’uomo giusto senza spendere troppo, per cartellino e ingaggio. Anche non contando Soumaoro, una meteora pur apprezzatissima, bastava l’addio di Romero per aprire una voragine. E’ arrivato in extremis il solo Bani, genoano ai tenpi delle giovanili: meglio di nulla, ma era un rincalzo del Bologna, non del Bayern. Se non altro è un Under 30 al pari di Goldaniga (tornato a Genova dopo una breve assenza)  e Biraschi (svantaggiato da una statura non eccessiva). Il resto del lotto è un inno alla longevità calcistica: Masiello, Zapata, lo stesso Radovanovic che – rientrato fra gli abili dopo mesi di travagli fisici – appare destinato a salutare il centrocampo per stabilirsi là dietro, in mezzo a tutti, col compito di dominare il gioco aereo e di far partire l’azione con il suo lancio lungo.

Infine, il ruolo più delicato, quello del portiere. Il Covid, un flagello assoluto, ha perlomeno dimostrato che alle spalle di Perin c’era il vuoto. L’ultimo arivato, Paleari, ha le giuste qualità per non sfigurare se chiamato in causa e nel contempo non oscurare il numero uno.

In conclusione, possiamo parlare di rivoluzione a metà. Sulla carta il Genoa è più forte ma sono troppi i giocatori dal rendimento incerto. Se tutto girerà secondo il verso giusto, potremo divertirci e festeggiare la salvezza in anticipo, ma se gli attaccanti sparassero a salve e l’infermeria dovesse riempirsi, si ripiomberebbe in pienissima bagarre salvezza.

Pierluigi Gambino

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